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“ALADDIN” – Recensione: le notti d’Oriente di Guy Ritchie al cinema dal 22 maggio

“ALADDIN” – Recensione: le notti d’Oriente di Guy Ritchie al cinema dal 22 maggio

“Ora vieni con me, verso un mondo d’incanto, principessa è tanto che il tuo cuore aspetta un si…”

Viene spontaneo intonare assieme ad Aladdin la melodia che accompagna lui e Jasmine mentre, a bordo del tappeto volante, sorvolano magicamente la città di Agrabah attraversando il cielo stellato. Ci si lascia cullare e trasportare dal dolce suono, in quei luoghi dai vivaci colori e dall’affascinante atmosfera orientale, di cui quasi si ha l’impressione di riuscirne a percepire l’inebriante profumo speziato. Si può facilmente ipotizzare che sia accaduto un po’ a tutti coloro che amano tale racconto, che, come tutte le favole, racchiude quella magia in grado di far sognare grandi e piccini, almeno per qualche ora.

Incanto che il regista Guy Ritchie ha tentato di ricreare, naturalmente seguendo il proprio stile, nell’attesa sua rivisitazione del celebre classico d’animazione targato Disney, del 1992, vincitore di due premi Oscar, a sua volta ispirato alle novelle orientali de “Le Mille e una Notte”, “ALADDIN”.

Obiettivo tuttavia, il cui mancato raggiungimento, non penalizza affatto il risultato finale di una visione brillante e coinvolgente, in grado di focalizzare l’attenzione grazie alla narrazione ironica e brillante, ed alla rappresentazione scenica che intrattiene, diverte, entusiasma e coinvolge, con un calzante stile bollywood,  in cui ogni elemento è adeguatamente curato e valorizzato.

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Una trasposizione che rivela il suo vero punto di forza nel frizzante ritmo della colonna sonora, composta dall’otto volte Premio Oscar Alan Menken, “La Bella e la Bestia” e “La Sirenetta”, e che include le nuove versioni dei brani originali scritti sempre da quest’ultimo e dai parolieri, a loro volta premiati dall’Academy, Howard Ashman, “La Piccola Bottega degli Orrori”, e Tim Rice, “Il Re Leone”, oltre a due pezzi inediti realizzati sempre da Menken e dai compositori vincitori dell’Oscar e del Tony Benj Pasek e Justin Paul, “La La Land” e “Dear Evan Hansen”.

Nei panni del genio, ruolo interpretato precedentemente da Robin William, un assolutamente convincente Will Smith, il cui emergere, e successiva concretizzazione, di un aspettato lato umano, sia interiore che esteriore, relativo al suo personaggio, permetterà lui di far comprendere, all’intrigante furfante protagonista Aladdin, il cui volto è quello di Mena Massoud, che la vera forza non risiede nei beni materiali o nella capacità di saper dominare, bensì è nella purezza, sincerità ed umiltà dei sentimenti, dal momento che nessuna magia può cambiare il nostro animo, e solo mostrando il nostro vero animo, senza paura del giudizio altrui, si può conquistare il mondo ed il cuore di chi si ama. Un importante e tenera lezione, questa, che porterà inoltre i due a stringere un profondo, leale e rispettoso, legame di amicizia.

E se da un lato abbiamo lo speciale rapporto tra Aladdin e il Genio, dall’altro c’è una sorprendente Principessa Jasmine, Naomi Scott, tanto dolce quanto determinata nel far sentire la propria voce, ed a lottare contro il potente e malvagio stregone Jafar, Marwan Kenzari.

“ALADDIN”, nelle sale cinematografiche dal 22 maggio 2019, non delude, ma convince e soddisfa pienamente le aspettative iniziali, trovando il giusto compromesso con le emozioni dell’originale successo.

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