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BAFTA 2026, tra sorprese e trionfi la corsa agli Oscar diventa imprevedibile

BAFTA 79, One Battle After Another domina, Sinners fa la storia e tra gli attori la corsa agli Oscar diventa imprevedibile.

Un caos frammentato, imprevedibile ed emozionante ha travolto la stagione dei premi dopo una notte selvaggia alla 79ª edizione dei BAFTA Awards, rimescolando le carte a pochi giorni dall’apertura delle votazioni finali per gli Oscar, fissata per il 26 febbraio. Se qualcuno cercava risposte definitive, Londra, come riportato da Variety, ha offerto l’esatto contrario: una ridefinizione degli equilibri che chiarisce alcune certezze e destabilizza quasi tutto il resto.

Il dominatore assoluto della serata è stato One Battle After Another di Paul Thomas Anderson, che ha conquistato sei premi, tra cui miglior film e miglior regia. Il film ha imposto la sua forza anche nelle categorie tecniche – fotografia e montaggio – oltre a portare a casa la sceneggiatura non originale e il premio come miglior attore non protagonista per Sean Penn. In una stagione in cui i riconoscimenti agli artigiani contano quanto quelli principali, questa raffica di vittorie consolida il titolo come chiaro favorito per l’Oscar al miglior film. Dopo aver già convinto critica e DGA, il successo ai BAFTA sembra suggellare un percorso quasi inarrestabile. Eppure, chi conosce la stagione degli Oscar sa che nulla è mai davvero deciso.

A sparigliare ulteriormente il quadro è intervenuto Sinners di Ryan Coogler, che ha conquistato tre BAFTA di peso: sceneggiatura originale, attrice non protagonista per Wunmi Mosaku e colonna sonora originale. La vittoria di Coogler ha un valore storico, essendo il primo film afroamericano a imporsi nella categoria della sceneggiatura originale ai BAFTA. Un risultato che rafforza le sue prospettive agli Oscar, dove solo Jordan Peele è riuscito a vincere per una sceneggiatura originale con Scappa – Get Out. E Se One Battle After Another doveva dimostrare solidità sotto la linea, Sinners aveva bisogno di visibilità nelle categorie attoriali. Entrambi hanno centrato l’obiettivo, rendendo la corsa ancora più serrata.

La serata ha poi riservato una sorpresa significativa nella categoria miglior attore: Timothée Chalamet è stato battuto da Robert Aramayo per la sua interpretazione nel dramma sulla Tourette I Swear di Kirk Jones. Aramayo ha conquistato anche l’EE Rising Star Award, votato dal pubblico, imprimendo una spinta notevole alla campagna del film, che uscirà negli Stati Uniti a fine anno con Sony Pictures Classics e punta alla 99ª edizione degli Oscar. In questa fase della stagione, una sconfitta non è mai solo statistica: può cambiare la narrazione che gli elettori si raccontano prima di votare.

Non meno clamorosa la débâcle di Marty Supreme, uscito a mani vuote nonostante undici candidature, eguagliando il record per il maggior numero di sconfitte in una sola notte. Intanto, l’attenzione si sposta sui prossimi appuntamenti chiave, a partire dai SAG Awards, che potrebbero rivelarsi decisivi. Nella categoria attore protagonista si guarda con interesse a Ethan Hawke per Blue Moon, mentre incombe la possibilità che Chalamet possa fare la storia con una seconda vittoria consecutiva.

Tra le poche linee rette di una stagione tortuosa c’è quella di Jessie Buckley, premiata come migliore attrice protagonista per Hamnet, che ha vinto anche come miglior film britannico. La sua corsa appare la più solida in un panorama dominato dall’incertezza.

Il vero circo, però, resta nelle categorie non protagoniste, dove ogni precursore ha incoronato vincitori diversi. Penn aggiunge il BAFTA al mosaico già frammentato che comprende premi assegnati a Jacob Elordi e Stellan Skarsgård, mentre incombe la possibilità che anche Benicio del Toro entri in gioco ai SAG, creando uno scenario con quattro vincitori diversi prima degli Oscar. Un precedente simile si verificò nel 2020, quando alla fine fu il BAFTA a indicare la rotta che portò Frances McDormand all’Oscar per Nomadland. In questa stagione, l’outsider potrebbe essere Delroy Lindo per Sinners, ancora pienamente in corsa.

Anche tra le attrici non protagoniste regna l’incertezza: dopo i riconoscimenti a Teyana Taylor e Amy Madigan nei vari premi di categoria, la vittoria di Mosaku ai BAFTA aggiunge ulteriore imprevedibilità. Nessun consenso, nessuna favorita indiscussa, tutto potrebbe decidersi con il voto dell’industria.

Sul fronte tecnico, Frankenstein si è imposto per costumi, trucco e scenografia, mentre Sentimental Value ha vinto come miglior film non in lingua inglese. Mr. Nobody Against Putin ha trionfato nel documentario e Zootropolis 2 nell’animazione, in una categoria priva di KPop Demon Hunters per questioni di eleggibilità.

A poche settimane dalla 98ª edizione degli Oscar, in programma il 15 marzo e trasmessa da ABC con la conduzione di Conan O’Brien, il campo di battaglia è più definito e più caotico allo stesso tempo. One Battle After Another resta il film da battere, Buckley appare la candidata più solida tra gli attori, Coogler ha il vento in poppa nella sceneggiatura originale. Tutto il resto è in movimento. I BAFTA raramente semplificano la corsa agli Oscar, e quest’anno l’hanno resa elettrica.


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