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Barry Keoghan a Cannes79: carriera, nuovi film e rinascita personale

Barry Keoghan a Cannes parla di carriera, nuovi film, addio a Peaky Blinders e rinascita personale dopo abusi online e successi al cinema.

Barry Keoghan è tornato a parlare del suo rapporto con il cinema e della sua nuova fase di carriera in occasione del ritorno al Festival di Cannes, raccontando a Variety un percorso che unisce grandi produzioni internazionali, progetti indipendenti e una visione sempre più consapevole del proprio lavoro. L’attore ha spiegato come per lui sia naturale contattare i registi dopo aver apprezzato un loro film, un gesto che considera quasi dovuto in un ambiente in cui, a suo dire, il riconoscimento reciproco dovrebbe essere più diffuso. “Dovremmo condividere l’amore e condividere sempre ciò che il lavoro degli altri ha significato per noi”, ha dichiarato, sottolineando come ogni successo nasca da un impegno collettivo.

Nel suo racconto emerge anche quanto questo approccio abbia influenzato concretamente la sua carriera, portandolo a instaurare rapporti professionali che si sono trasformati in ruoli importanti e in inviti a Cannes. È successo, per esempio, dopo aver contattato il regista Bart Layton in seguito alla visione di The Imposter, un gesto spontaneo che ha poi aperto la strada al suo coinvolgimento in American Animals e ad altre collaborazioni successive.

Keoghan ricorda anche di aver scritto a diversi autori che ammirava, tra cui Barry Jenkins, Lynne Ramsay e Andrea Arnold, con quest’ultima che lo ha poi portato per la prima volta sulla Croisette con Bird. Il suo primo vero passaggio a Cannes, però, risale a The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos, segnando l’inizio di un legame ricorrente con il festival.

Il suo ritorno attuale avviene con Butterfly Jam, diretto da Kantemir Balagov dopo il successo di Beanpole. Keoghan rivela che tutto è nato da un semplice messaggio inviato al regista dopo aver visto il suo film precedente, a dimostrazione di un metodo di relazione artistica che per lui resta centrale. Il film, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs, lo vede accanto a Riley Keough e a un giovane esordiente, in una storia ambientata nella comunità circassa di Newark. Pur evitando di entrare nei dettagli, l’attore ne descrive il cuore emotivo come profondamente legato alle dinamiche familiari, aggiungendo con entusiasmo che i suoi progetti a Cannes sembrano condividere un curioso filo conduttore: “Sono tutti animali”.

Accanto alla carriera cinematografica, Keoghan sta costruendo anche un proprio spazio produttivo, la casa di produzione Wolfcub, il cui nome richiama le sue origini gaeliche. Tra i progetti in sviluppo ci sono una serie Netflix ancora non annunciata e Lemonade, film indipendente che affronta il sistema di assistenza sociale irlandese e che per l’attore ha un significato profondamente personale, dato il suo passato in affido a Dublino. Parlando di questo progetto, Keoghan ha ammesso di essere emotivamente coinvolto come raramente gli capita, sottolineando quanto alcune scene gli risultino difficili da affrontare proprio per la loro vicinanza alla sua esperienza.

Ripercorrendo la propria infanzia, l’attore ha ricordato il periodo segnato da continui spostamenti tra case e strutture diverse, fino alla decisione di crescere con la nonna. In quegli anni, racconta, il desiderio di diventare attore sembrava quasi irraggiungibile, nonostante fosse già presente in lui. Il primo contatto reale con quella possibilità è arrivato sul set di Between the Canals, esperienza che ha definito decisiva per la consapevolezza del proprio percorso. Da lì in poi sono arrivate esperienze formative in Love/Hate, in ‘71 e in Dunkirk di Christopher Nolan, fino alla consacrazione con The Banshees of Inisherin e alla popolarità globale di Saltburn.

Negli ultimi anni, però, insieme al successo è arrivata anche una forte esposizione mediatica e un’intensa attenzione alla sua vita privata, spesso accompagnata da commenti negativi online. Keoghan ha parlato apertamente di questo aspetto, raccontando quanto l’odio ricevuto sui social abbia inciso sul suo benessere personale e sulla sua vita quotidiana, fino a spingerlo in alcuni momenti all’isolamento. Oggi però il suo approccio appare diverso, più distaccato e focalizzato sul lavoro: “Voglio iniziare un nuovo capitolo della mia vita in cui lascio che sia il mio lavoro a parlare per me…voglio chiudere questo capitolo, andare a testa alta, sorridere e godermi il momento”, ha detto.

Attualmente impegnato nel progetto cinematografico sui Beatles diretto da Sam Mendes, The Beatles – A Four-Film Cinematic Event, Keoghan descrive questa fase come un momento di crescita e selezione più consapevole dei progetti. Anche la scelta di non tornare nella serie Peaky Blinders rientra in questa logica di selettività, che l’attore considera fondamentale per preservare il proprio equilibrio creativo. La sua priorità, oggi, sembra essere quella di lavorare con persone che condividono la stessa visione, continuando a esplorare storie diverse senza perdere il piacere del processo.

In questa nuova fase, Keoghan si presenta come un attore ormai pienamente consapevole del proprio percorso, capace di muoversi tra cinema d’autore e grandi produzioni, tra esperienze personali e collaborazioni internazionali, con l’obiettivo dichiarato di restare fedele al proprio istinto e, soprattutto, di ritrovare un rapporto più sereno con la propria vita e con il proprio lavoro.


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