Coco, il Día de Muertos e le tradizioni messicane: musica, memoria, famiglia e significati del film Disney Pixar e le sue metafore.
Ci sono film che riescono a raccontare la morte senza rinunciare alla leggerezza, intrecciando il ricordo del passato con la possibilità di guardare al futuro, proprio come fa Coco, il film Disney Pixar del 2017, attraverso la storia di Miguel, un ragazzino messicano che coltiva il sogno di diventare musicista, nonostante la sua famiglia abbia bandito la musica da generazioni. Durante il Día de Muertos, il suo viaggio nella Terra dei Morti lo porterà infatti a scoprire le proprie origini, a fare luce su un segreto familiare rimasto nascosto per anni e a comprendere il valore dei ricordi e dei legami che continuano a unirci alle persone che non ci sono più.
Ambientato durante una delle ricorrenze più importanti della cultura messicana, Coco presenta tradizioni e simboli che diventano parte integrante del racconto. Gli altari dedicati ai defunti, le fotografie, i fiori, la musica e le figure degli scheletri animano un mondo ricco di colori e significati, in cui la morte non viene considerata soltanto come una perdita, ma anche come parte della vita e della memoria di chi resta.
Il Día de Muertos: una festa per ritrovare chi non c’è più
Nel mondo di Coco, il Día de Muertos è il momento in cui, secondo la tradizione, i defunti possono tornare a far visita ai propri familiari. In Messico la ricorrenza si celebra tra il 1° e il 2 novembre, anche se le date e le usanze possono variare da una regione all’altra e da una comunità all’altra. Le sue origini risalgono all’incontro tra antiche credenze indigene e tradizioni cattoliche, che nel corso del tempo hanno dato vita a celebrazioni diverse, accomunate dal desiderio di ricordare i propri cari. Durante la festa, le famiglie preparano i piatti preferiti dei defunti, sistemano le loro fotografie e si riuniscono per ricordarli, quasi come se apparecchiassero la tavola per accogliere qualcuno che sta per tornare, facendo trovare tutto ciò che potrebbe fargli piacere.
In Coco questa tradizione prende vita nella Terra dei Morti, dove le anime continuano a incontrarsi, lavorare e divertirsi, aspettando il momento in cui potranno tornare dai propri familiari. Il film racconta questo mondo senza tralasciare la malinconia legata alla perdita, ma mostrando come la presenza di una persona possa continuare a farsi sentire anche dopo la sua scomparsa, attraverso le fotografie appese alle pareti, le canzoni, le ricette tramandate e le storie condivise durante le riunioni di famiglia. È proprio questo uno degli aspetti più belli del Día de Muertos: riservare un momento speciale a chi non c’è più e continuare a farlo sentire parte della famiglia.
Questa tradizione si esprime soprattutto attraverso le ofrendas, gli altari che le famiglie preparano per accogliere le anime dei propri cari. Non sono semplici decorazioni, ma spazi dedicati ai defunti, arricchiti con fotografie, candele, fiori, cibo, bevande e oggetti che gli appartenevano o che ricordano le loro abitudini. Ogni elemento ha un significato preciso: il ritratto permette di riconoscere la persona a cui è dedicato l’altare, le candele illuminano il cammino delle anime, mentre il cibo e l’acqua servono ad accoglierle dopo il viaggio. Tra le offerte non manca il pan de muerto, il pane tradizionale della ricorrenza, accompagnato da altri piatti che variano secondo le usanze locali e familiari. Anche il papel picado, la carta colorata ritagliata con motivi decorativi, contribuisce a creare l’atmosfera della festa e richiama simbolicamente il vento.
Nella storia di Miguel, l’altare della famiglia Rivera ha un ruolo importante, perché sono proprio le fotografie ad aiutarlo a ricostruire il passato. Osservando un ritratto di famiglia, il ragazzo si accorge che alcune vicende gli sono state raccontate soltanto in parte e quell’immagine diventa molto più di una semplice fotografia da conservare: è la traccia di una storia ancora da chiarire. Il legame tra tradizione e racconto cinematografico emerge anche nel grande ponte ricoperto di petali arancioni che collega la Terra dei Vivi alla Terra dei Morti, una delle immagini più riconoscibili del film. A formarlo sono i fiori di cempasúchil, conosciuti anche come tagete messicano, utilizzati durante il Día de Muertos per decorare gli altari, le tombe e i percorsi dedicati ai defunti.
Con il loro colore intenso e il profumo caratteristico, questi fiori sono una presenza immancabile della ricorrenza. Secondo la tradizione, aiutano le anime a ritrovare la strada verso casa e per questo i loro petali vengono disposti lungo il percorso che conduce agli altari. Nel film, questa usanza si trasforma in un ponte luminoso che permette ai defunti di raggiungere il mondo dei vivi e rende visibile il legame tra i due mondi. Per attraversarlo, però, le anime devono avere una fotografia esposta sull’altare: soltanto chi viene ricordato può tornare a casa. È una delle metafore centrali di Coco, che richiama l’importanza di conoscere le persone che ci hanno preceduto, anche quelle che non abbiamo mai avuto modo di incontrare, e di custodire le storie di chi ha fatto parte della nostra famiglia.
Scheletri, calaveras, La Catrina e alebrijes: la morte tra colori e immaginazione
Chi guarda Coco per la prima volta potrebbe rimanere colpito dal modo in cui vengono rappresentati i defunti. La Terra dei Morti è abitata da scheletri colorati, vestiti con abiti eleganti, che scherzano, ballano, cantano e si arrabbiano proprio come i vivi; non hanno nulla di spaventoso, ma conservano il proprio carattere, le proprie abitudini e i rapporti con le persone care. Questa rappresentazione richiama un immaginario molto presente nella cultura messicana, dove teschi e scheletri sono tra i simboli più conosciuti del Día de Muertos. Le calaveras, per esempio, sono teschi che possono essere realizzati con lo zucchero e decorati con colori vivaci: non sono pensati per spaventare, ma per ricordare la morte con ironia e familiarità. Alla ricorrenza sono legate anche le calaveritas literarias, brevi componimenti in versi che scherzano sulla morte e prendono bonariamente in giro i vivi.
Un’altra figura famosa è La Catrina, lo scheletro femminile vestito con abiti eleganti e un grande cappello, diventato uno dei simboli della festa. La sua origine è legata all’illustratore messicano José Guadalupe Posada, che utilizzò questa figura per ironizzare sulle persone che cercavano di imitare i costumi delle classi più ricche. Con il tempo, La Catrina è diventata una delle immagini più riconoscibili del Día de Muertos e del particolare rapporto che la cultura messicana ha con la morte. Anche Coco riprende questo modo di rappresentarla, attraverso personaggi vivaci, dotati di desideri, sentimenti e storie personali, mostrando una morte che non viene nascosta né trasformata in qualcosa di spaventoso, ma affrontata con colori, ironia e un pizzico di leggerezza.
La Terra dei Morti è popolata anche da creature fantastiche dai colori vivaci, tra cui gli alebrijes, figure immaginarie della tradizione artistica messicana realizzate combinando caratteristiche di animali diversi. Possono avere ali, corna, code e forme che richiamano specie differenti e, nate dalla fantasia degli artigiani, sono diventate una delle espressioni più riconoscibili dell’arte popolare del Messico. Nel film hanno un ruolo particolare, perché accompagnano e proteggono le anime come guide spirituali: la creatura più imponente è Pepita, legata a Mamá Imelda, che riunisce caratteristiche di diversi animali e colpisce per il suo aspetto spettacolare. Questa funzione, però, appartiene all’immaginazione del film e non va confusa con il significato degli alebrijes nella tradizione artigianale messicana.
Tra gli animali che accompagnano Miguel nel suo viaggio c’è Dante, il cane randagio che ha un posto speciale nella storia. È uno xoloitzcuintle, il cane senza pelo messicano, una razza legata alle antiche credenze sulla morte e sull’aldilà: nella tradizione preispanica questi animali erano associati al viaggio delle anime verso il mondo dei morti e, secondo alcune credenze, aiutavano i defunti ad attraversare il fiume che conduceva nell’oltretomba. Il film riprende questo riferimento e lo inserisce nel viaggio di Miguel, facendo di Dante un compagno molto più importante di quanto sembri all’inizio.
Miguel, Héctor, Ernesto de la Cruz e Mamá Coco: la musica, la memoria e il desiderio di essere se stessi
La storia di Miguel nasce dal desiderio di diventare musicista, una passione che nella sua famiglia è proibita da generazioni a causa di una vicenda dolorosa che ha segnato i Rivera e li ha portati ad associare la musica all’abbandono e alla sofferenza. Il ragazzo non riesce ad accettare questo divieto: ama suonare, studia di nascosto e sogna di seguire le orme del suo idolo, Ernesto de la Cruz. Allo stesso tempo, però, vorrebbe realizzare il proprio sogno senza perdere l’affetto dei familiari e senza dover nascondere una parte così importante di sé.
In Coco, questo conflitto tra le aspettative della famiglia e i desideri dei più giovani si sviluppa attraverso una storia che mette in luce quanto il passato possa influenzare le generazioni successive. Le regole, infatti, vengono spesso tramandate senza che se ne conoscano più le ragioni, proprio come accade ai Rivera, dove il dolore per ciò che è successo si è trasformato in un divieto che nessuno ha mai messo in discussione. Nel corso del viaggio, Miguel scoprirà che la storia della sua famiglia è diversa da quella che gli è sempre stata raccontata e che la musica può aiutarlo a ritrovare un legame con il passato che credeva perduto.
Héctor ed Ernesto de la Cruz rappresentano due modi molto diversi di essere ricordati. Ernesto è un musicista famoso e ammirato da tutti, la cui immagine è diventata quasi leggendaria, mentre Héctor è un uomo dimenticato che cerca disperatamente di tornare nel mondo dei vivi per rivedere la propria famiglia. Il loro contrasto porta a riflettere sul valore della fama: essere conosciuti da milioni di persone non significa necessariamente essere ricordati per ciò che si è stati davvero. Dietro la popolarità di Ernesto si nasconde una verità ben diversa, mentre Héctor non desidera essere celebrato dal pubblico, ma vuole soltanto che sua figlia e i suoi familiari continuino a ricordarsi di lui.
La sua storia mostra quanto gli affetti e i momenti condivisi possano raccontare una persona molto più della sua popolarità. Grazie a Héctor, Miguel scopre che il passato della sua famiglia si fonda su una versione incompleta degli avvenimenti. La verità permette così di ricostruire quanto accaduto e di restituire a quell’uomo il posto che gli spetta nella storia dei Rivera. Per conoscere davvero le proprie origini, suggerisce il film, a volte bisogna avere il coraggio di mettere in discussione ciò che si è sempre creduto.
Il rapporto tra Héctor e sua figlia Coco è al centro di alcuni dei momenti più emozionanti della storia. Quando Miguel incontra Héctor nella Terra dei Morti, non conosce ancora il legame che unisce quell’uomo alla propria famiglia. Con il procedere della vicenda, però, emergono una separazione dolorosa e un affetto che il tempo non è riuscito a cancellare. Mamá Coco è ormai anziana e la sua memoria si sta indebolendo; per Héctor, il rischio di essere dimenticato è particolarmente doloroso, perché la sua permanenza nella Terra dei Morti dipende dal ricordo che i vivi conservano di lui. A perdere i ricordi, infatti, è proprio la persona che custodisce i momenti più importanti della sua vita.
A riportare alla luce quel legame è Ricordami, la canzone che Héctor aveva scritto per sua figlia e che, nel corso del film, viene inizialmente presentata come uno dei grandi successi di Ernesto de la Cruz, contribuendo alla sua immagine di artista famoso. Il suo significato cambia quando Miguel la canta davanti a Mamá Coco: la melodia risveglia in lei il ricordo del padre e dei momenti trascorsi insieme. È una scena particolarmente intensa, che mostra come una canzone e una voce familiare possano riportare alla mente emozioni che sembravano ormai perdute.
Con la musica, Coco ritrova il legame con il padre e Héctor riconquista il proprio posto nella memoria della famiglia, e anche il titolo assume un significato più profondo. Nonostante l’età e le difficoltà legate alla memoria, Mamá Coco custodisce un ricordo fondamentale per ricostruire la storia dei Rivera, e la sua figura richiama l’importanza degli anziani nella vita familiare, perché sono spesso loro a conservare racconti, nomi ed episodi che permettono alle generazioni più giovani di conoscere il proprio passato.
Dietro il viaggio fantastico di Miguel c’è quindi una vicenda familiare molto concreta. I Rivera sono una famiglia unita, legata al proprio lavoro e alle proprie tradizioni, ma il dolore di una vecchia separazione ha influenzato il loro modo di vivere per generazioni. Con il passare del tempo, il divieto della musica è diventato parte della quotidianità familiare, trasformandosi in una regola che nessuno mette più in discussione.
La storia mostra come le tradizioni, pur nascendo spesso dal desiderio di proteggere la famiglia, possano finire per limitarla quando vengono tramandate senza interrogarsi sulle ragioni che le hanno originate. Il passato non deve necessariamente diventare un vincolo, soprattutto quando emergono nuove verità che permettono di guardarlo da una prospettiva diversa. La vicenda dei Rivera racconta proprio questa possibilità: cambiare non significa rinnegare le proprie origini o rinunciare ai legami familiari, ma trovare un equilibrio tra il rispetto per la propria storia e la libertà di scegliere il futuro. Anche i familiari di Miguel devono imparare ad ascoltare, comprendendo che le tradizioni possono evolversi senza perdere il loro valore.
Il vero significato di Coco: non lasciare che le persone scompaiano due volte
Il viaggio di Miguel nella Terra dei Morti porta alla luce il tema più importante del film: il valore della memoria. La morte è inevitabile, ma Coco si sofferma soprattutto su ciò che rimane dopo la scomparsa di una persona. I ricordi, gli affetti e le storie condivise permettono a chi non c’è più di continuare a far parte della vita dei propri cari; nel mondo del film, essere dimenticati significa scomparire una seconda volta.
Ecco perché le fotografie, le canzoni e i racconti di famiglia hanno un ruolo così importante: una fotografia conserva un volto, una melodia può riportare alla mente un momento lontano e una storia raccontata dai nonni permette ai più giovani di conoscere persone che non hanno mai incontrato. Sono piccoli gesti quotidiani che, con il passare degli anni, acquistano un valore enorme.
Il Día de Muertos celebra proprio questo legame, trasformando il ricordo in un’occasione per ritrovarsi e rendere omaggio a chi ci ha preceduto. Coco riesce a raccontarne il significato alternando momenti divertenti e scene commoventi, colori vivaci e passaggi più malinconici. Attraverso la storia di Miguel, lascia un messaggio che va oltre la festa e le sue tradizioni: non possiamo impedire alle persone che amiamo di andarsene, ma possiamo continuare a ricordarle e a raccontare le loro storie, perché restino parte della nostra vita.
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Emanuela Giuliani






