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DGA Awards, la notte che può cambiare tutto: Anderson contro Coogler e il bivio decisivo verso gli Oscar

I DGA Awards possono confermare un favorito o ribaltare la corsa agli Oscar: Anderson e Coogler al centro di una sfida decisiva per Hollywood.

Sarà anche il weekend del Super Bowl, ma a Hollywood l’attenzione è tutta per i Directors Guild of America Awards, in programma sabato per la loro 78ª edizione, con Kumail Nanjiani alla conduzione. Un appuntamento chiave che, come spesso accade, non si limita a fotografare il momento ma può influenzare in modo decisivo la corsa agli Oscar.

Quando l’8 gennaio sono state annunciate le nomination DGA, la sfida per miglior film e miglior regia sembrava già definita. Le successive candidature agli Oscar, però, hanno reso il quadro molto più competitivo, con One Battle After Another di Paul Thomas Anderson e Sinners di Ryan Coogler emersi come i titoli dominanti. Il voto dei membri DGA si chiude il 6 febbraio, a ridosso della cerimonia e a poche settimane dall’apertura delle votazioni finali dell’Academy, rendendo il verdetto dei registi uno snodo cruciale capace di rafforzare un favorito o rimettere tutto in discussione.

Storicamente, il DGA Award per la miglior regia è uno dei termometri più affidabili degli Oscar. I candidati di quest’anno, come riportato da Variety, raccontano un’industria in trasformazione: oltre ad Anderson e Coogler, figurano Guillermo del Toro con Frankenstein, Josh Safdie con Marty Supreme e Chloé Zhao con Hamnet. La nomination di Coogler è storica, perché lo rende il quinto regista nero candidato nella categoria e il primo dopo Spike Lee, in un contesto in cui nessun regista nero ha mai vinto il massimo premio DGA.

Anche Chloé Zhao segna un primato importante. Dopo il trionfo con Nomadland, torna tra i candidati diventando una delle pochissime donne con più nomination DGA e la prima donna di colore a raggiungere questo risultato. Non è un caso che questa sia solo la seconda volta nella storia della Directors Guild in cui la maggioranza dei candidati alla miglior regia proviene da comunità sottorappresentate, un segnale di continuità con il cambiamento avviato negli ultimi anni.

Del Toro, unico candidato DGA non presente tra i nominati all’Oscar per la regia, riporta alla memoria rari casi come quello di Ben Affleck con Argo. Intanto Sinners arriva a questo appuntamento con un momentum senza precedenti, forte di sedici nomination agli Oscar, un record assoluto.

Una vittoria di Coogler riscriverebbe la narrativa della stagione, proiettandolo come favorito in una categoria ancora priva di un vincitore nero. Paul Thomas Anderson, però, resta un avversario solidissimo, sostenuto non solo dal prestigio del suo nome ma anche da una componente emotiva legata alla recente scomparsa del suo storico primo assistente alla regia Adam Somner, un fattore che potrebbe pesare nel voto della Directors Guild.

Anche le categorie documentarie confermano l’imprevedibilità dei DGA, spesso più indicativi che realmente predittivi rispetto agli Oscar. Titoli molto diversi tra loro si contendono il premio, in una sezione che negli anni ha mostrato frequenti discrepanze con le scelte dell’Academy. In questo panorama spicca Geeta Gandbhir, protagonista di una stagione storica come prima donna indiana a ottenere due nomination agli Oscar nello stesso anno, simbolo di un ampliamento delle voci rappresentate, seppur ancora con esiti incerti.

Grande attenzione anche al Premio Michael Apted per la miglior regia di un film d’esordio, una categoria che spesso anticipa i nomi destinati a segnare il cinema dei prossimi anni. Qui la visibilità e il racconto mediatico intorno ai film possono fare la differenza tanto quanto il loro valore artistico.

Il calendario compresso di questa stagione, con le votazioni DGA e PGA concentrate subito dopo le nomination agli Oscar, lascia poco spazio a rimonte tardive ma non esclude sorprese, come dimostra il precedente di Parasite. Mentre l’industria attende il verdetto dei registi, lo sguardo è già proiettato verso le votazioni finali dell’Academy e la notte degli Oscar del 15 marzo. Prima di allora, saranno proprio i DGA a dirci se la stagione ha finalmente un padrone o se Hollywood è pronta, ancora una volta, a cambiare copione.


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