Dal 21 maggio al cinema Don’t Let the Sun: in un futuro climatico estremo, un uomo vive relazioni artificiali che iniziano a incrinarsi.
Dal 21 maggio arriva nei cinema italiani: Don’t Let the Sun di Jacqueline Zünd, distribuito da Trent Film, opera prima nel cinema di finzione della regista svizzera già premiata al Locarno Film Festival 2025 con il Pardo per la miglior interpretazione nella sezione Cineasti del presente, assegnato a Levan Gelbakhiani.
Il film, di cui vi presentiamo il poster italiano, immagina un futuro molto vicino in cui il cambiamento climatico ha reso impossibile vivere alla luce del giorno. Il caldo estremo ha costretto l’umanità a spostare ogni attività nelle ore notturne, trasformando profondamente città, abitudini e soprattutto rapporti umani.
Al centro della storia c’è Jonah, un giovane che lavora per un’agenzia che offre “relazioni su richiesta”: legami affettivi simulati, creati per colmare il vuoto emotivo di una società sempre meno capace di connessioni autentiche. La sua vita, fatta di identità temporanee e relazioni costruite, viene però scossa quando gli viene affidato un incarico diverso dal solito: interpretare il ruolo di padre per Nika, una bambina chiusa e diffidente.
In questo incontro inatteso, qualcosa si incrina. Nika comincia lentamente ad aprirsi, mentre Jonah si ritrova a fare i conti con emozioni reali, che mettono in crisi il sistema di finzioni in cui ha sempre trovato rifugio.

Girato tra Milano e Genova, con alcune incursioni in Brasile, il film costruisce un immaginario sospeso tra presente e futuro. Luoghi architettonici riconoscibili, come il complesso del Monte Amiata al Gallaratese, diventano scenari che riflettono la solitudine e la fragilità dei personaggi.
Con uno sguardo lucido e contemporaneo, Jacqueline Zünd esplora il progressivo raffreddamento delle relazioni umane in una società iper-controllata, interrogandosi sul senso dell’intimità e sulle forme sempre più ambigue che può assumere. Il film non dà risposte, ma solleva domande: è davvero sbagliato sostituire l’assenza di legami con relazioni “artificiali”? E quanto, in fondo, ogni rapporto umano è uno scambio?
Un’opera prima intensa e misurata, che intreccia riflessione sociale e dimensione emotiva, parlando in modo diretto alle fragilità del nostro presente.
Don’t Let the Sun, sinossi
In un mondo reso invivibile dal caldo, la vita sociale delle persone si svolge esclusivamente di notte. Un’esistenza regolata e funzionale, dove però le relazioni umane si sono ormai dissolte. Jonah lavora per un’agenzia che fornisce “sostituti affettivi” a chi non è più in grado di reggere coinvolgimenti emotivi autentici. Quando viene assunto per interpretare il padre di Nika, una bambina chiusa e diffidente, la maschera dietro cui si protegge comincia lentamente a incrinarsi.






