DUE AMICI: la Recensione del film diretto da Louis Garrel al cinema dal 4 luglio

“DUE AMICI”: la Recensione del film diretto da Louis Garrel al cinema dal 4 luglio

“Trovo che tu stia diventando. Non so…Insomma, non mi piaci più, ecco. Credo di non sopportare più come mi parli. Dai lezioni morali a tutti. Sei egoista. Si, sei egoista. Una volta lo trovavo bello, figo…Ma sei diventato un mediocre. E poi non sopporto più i tuoi sotterfugi, capisci? Sono un tipo fragile, lo sai.” – Clement – 

“Si, lo so”. – Abel – 

“Cado molto facilmente e attorno a me ho bisogno di gente chiara, trasparente. Mi dispiace ma credo sia meglio non considerarci più amici.” – Clement – 

Cosa potrebbe esserci di più francese di “Due Amici”, il primo lungometraggio di Louis Garrel? D’altronde, con un papà ed un nonno come Philippe e Maurice Garrel e con un padrino come Jean-Pierre Léaud, non stupisce affatto che i riferimenti di Louis attingano a piene mani dal passato del cinema d’oltralpe.

Clément lavora come comparsa in film cinici e malinconici ed è follemente innamorato di Mona, commessa in un bar vicino alla Gare du Nord. La giovane nasconde un segreto e questa sua caratteristica la rende ancora più affascinante. Ogni notte, infatti, Mona deve tornare in carcere per scontare la sua pena. Clément è disperato perché vorrebbe che la ragazza si fermasse con lui anche durante la notte. Ma lei non può e, comunque, non vuole saperne. Così, l’uomo chiede aiuto al suo migliore amico, Abel, un flaneur dei sentimenti con velleità poetiche ed impiegato presso un parcheggio notturno. L’intervento di Abel però complica tutto, com’è logico che sia, e i due ragazzi si trovano totalmente coinvolti in un’avventura sentimentale che ben presto diventa un circolo vizioso di amori non corrisposti.

Il cinema francese ritorna costantemente su alcune tematiche peculiari: i rapporti amicali ed amorosi, i vincoli familiari e l’ossessione nei confronti di personaggi che attraversano perifericamente la vita.

“Due Amici” è l’opera prima di Louis Garrel e rappresenta, in un certo senso, la proto-risposta elegante ad un film come “Mektoub: My Love”. Tanto il secondo sbatte in faccia allo spettatore i corpi dei suoi attori in una danza baccantica osservata attraverso lo sguardo maschile, quanto il film di Garrel costruisce una serie di impasse divertenti e commoventi. C’è molta aria in questo dramma da camera che esce tra le strade francesi e che insegue la vacanza di due giorni di Clement, Mona ed Abel, tre precari della vita e degli affetti che si destreggiano con malinconica bellezza.

I tre sono alla costante ricerca di un rifugio in cui custodire i loro sentimenti dal caos della vita. Ogni stratagemma giunge al momento giusto e serve ad eludere la possibilità di un punto di arrivo. Con uno sguardo onnipresente ai miti culturali e all’immaginario francese, Garrel crede che la vita imiti il cinema. Due Amici si trasforma quindi in un processo di educazione sentimentale privo di centro, in cui ad esistere sono soltanto le colpe ed i rimpianti di personaggi mai troppo seri o disperati. Per questo motivo, è possibile dire che il regista sia riuscito a dar vita ad un piccolo affresco sentimentale sulla timidezza e sulla sua sospensione, sull’intimità e sui desideri erotici, su esseri umani ai margini della vita ma al centro di un luogo magico in cui abbandonarsi al dramma semi-serio dell’amore.

Matteo Marescalco

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Il Voto della Redazione:

7


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