E' andata così film

È andata così, recensione: tra spettri, vecchi amori e situazioni fuori controllo

È andata così porta in scena una convivenza improbabile, dove vecchi amori, ricordi e “spettri” finiscono per incontrarsi nello stesso spazio.

Ci sono passati che non smettono di bussare alla porta, anche quando si è convinti di averli lasciati definitivamente alle spalle, come accade in È andata così, il nuovo film di Gianni Zanasi, presentato in anteprima assoluta alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, e in arrivo nelle sale il 26 novembre con Vision Distribution.

Al centro della storia c’è Cecilia, interpretata da Valentina Lodovini, che si ritrova, suo malgrado, a condividere un casolare isolato in campagna con tre uomini che hanno segnato momenti diversi della sua vita, interpretati da Michele Riondino, Valerio Mastandrea e Leonardo Lidi. Una convivenza già di per sé complicata, resa ancora più movimentata da gatti in fuga, assistenti sociali, uno strozzino appostato sotto casa e misteriosi “spettri”, che, tra imprevisti e situazioni al limite dell’assurdo, riporterà a galla legami mai davvero risolti, mostrando come certe relazioni, anche quando sembrano appartenere a un’altra stagione della vita, continuino a lasciare il segno nel presente.

Quando il passato torna a fare rumore

Il passato non è qualcosa che si può archiviare una volta per tutte, perché riaffiora nei gesti, nelle abitudini e nei rapporti che continuano a condizionare il presente, anche quando si crede di aver voltato pagina. È proprio su questa persistenza che si sofferma È andata così, mostrando come il tempo e la distanza non bastino sempre a sciogliere ciò che ci ha legato agli altri. Il film invita così a interrogarsi su ciò che resta di quei legami e su come possano cambiare significato quando li si guarda da una prospettiva diversa.

Questa riflessione richiama l’opera teatrale Spettri di Henrik Ibsen, in cui il passato continua a influenzare il presente attraverso retaggi familiari, segreti e convenzioni sociali. Il riferimento si lega al percorso di Cecilia e al confronto con le persone che hanno fatto parte della sua storia, soffermandosi su quanto le esperienze vissute continuino a riflettersi sulle nostre scelte e sul modo in cui guardiamo a noi stessi.

In tal senso, il titolo È andata così non è soltanto una frase con cui archiviare ciò che è successo, ma suggerisce la possibilità di smettere di chiedersi come sarebbero potute andare le cose. Cecilia non deve dimenticare il proprio passato, bensì imparare a conviverci senza continuare a inseguire una versione diversa della propria storia. Il cambiamento passa così anche dal modo in cui sceglie di guardare ciò che è accaduto.

Il casolare diventa così non solo il luogo della convivenza, ma lo spazio in cui si intrecciano vecchie relazioni e problemi quotidiani, mettendo Cecilia a stretto contatto con persone che, in altre circostanze, avrebbe potuto tenere a distanza. I tre uomini rappresentano momenti diversi della sua storia e restituiscono immagini differenti della protagonista, mostrando come i rapporti costruiti nel tempo continuino a influenzare il modo in cui veniamo percepiti dagli altri.

Di fronte a una situazione che sfugge al suo controllo, Cecilia deve quindi improvvisare e reagire agli imprevisti, imparando a muoversi in una quotidianità che non segue i suoi piani. Il suo percorso non coincide con una trasformazione radicale: cambia gradualmente il modo di affrontare ciò che le accade, senza pretendere di poter sempre trovare una spiegazione o una soluzione.

Accanto a Valentina Lodovini, le interpretazioni di Michele Riondino, Valerio Mastandrea e Leonardo Lidi contribuiscono a delineare le diverse sfaccettature di Cecilia attraverso i rapporti con chi la conosce in modi differenti. Il lavoro del cast sta anche nel rendere credibili personaggi coinvolti in situazioni sempre più assurde, senza scivolare nella caricatura.

A tenere insieme momenti comici e passaggi più malinconici è l’ironia, che permette a gatti in fuga, uno strozzino sotto casa e assistenti sociali di convivere con le difficoltà più personali di Cecilia. Gianni Zanasi costruisce così una commedia in cui il grottesco si mescola alla quotidianità, senza che il passaggio ai momenti più intimi richieda brusche separazioni.

La stessa libertà si ritrova nel modo in cui il regista sviluppa gli avvenimenti, lasciando che gli incontri inattesi e le situazioni paradossali si susseguano senza la necessità di ricondurre ogni elemento a una spiegazione precisa. Questa scelta, tuttavia, finisce per diventare anche uno dei limiti del film: nel tentativo di tenere insieme numerosi personaggi, imprevisti e spunti tematici, la sceneggiatura accumula situazioni senza riuscire sempre a svilupparle fino in fondo.

Il racconto scivola così in una crescente confusione narrativa, in cui il grottesco e la commedia degli equivoci prendono il sopravvento, facendo perdere di vista il filo della storia, con l’ironia, inizialmente efficace nel creare un contrasto tra l’assurdità degli eventi e le fragilità dei personaggi, che finisce per sovrastare i momenti più intimi, smorzandone l’emotività. Una commedia quindi che fatica a organizzare un discorso davvero compiuto.

Alla fine, cosa rimane

È andata così arriva ai titoli di coda senza riuscire a valorizzare fino in fondo le possibilità della propria storia. La convivenza improbabile al centro del racconto offre l’occasione di intrecciare vecchi amori, rimpianti e difficoltà del presente in una commedia dal tono grottesco, ma la sovrabbondanza di situazioni e spunti finisce per disperdere l’attenzione, senza approfondirli davvero. La sceneggiatura scivola nella confusione narrativa, mentre l’ironia, talvolta troppo insistita, sovrasta le fragilità dei personaggi anziché valorizzarle. Rimane così la sensazione di un film che, pur partendo da premesse interessanti, fatica a trovare una misura tra ambizioni e risultato, lasciando inespresse alcune delle potenzialità della storia.

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Emanuela Giuliani

Il Voto della Redazione:

5


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