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Emerald Fennell difende le scelte del suo “Cime Tempestose”

Emerald Fennell spiega le scelte nel suo “Cime Tempestose, tra tagli e cambiamenti, per raccontare un amore intenso.

Emerald Fennell sa bene che la sua versione di Cime Tempestose si discosta in maniera significativa dal romanzo del 1847 di Emily Brontë, ma rivendica con convinzione le scelte fatte. Intervistata da Entertainment Weekly, la regista e sceneggiatrice ha spiegato di aver iniziato a lavorare all’adattamento mettendosi alla prova: prima di rileggere il libro, ha cercato di ricordare tutto ciò che le era rimasto impresso sin dall’adolescenza, quando si era innamorata del classico gotico. «È stato divertente: le cose che ricordavo erano in parte reali e in parte no», ha raccontato, ammettendo di aver inconsciamente fuso o dimenticato alcuni personaggi.

Qui la RECENSIONE: “Cime Tempestose”, la recensione: quando l’amore diventa desiderio e condanna

Fin dall’inizio, la Fennell non voleva realizzare una trasposizione fedele, ma piuttosto una propria interpretazione emotiva dell’opera, concentrandosi soprattutto sul cuore pulsante della storia: la relazione tormentata tra Cathy, interpretata da Margot Robbie, e Heathcliff, a cui presta il volto Jacob Elordi. Secondo la regista, gran parte dell’immaginario legato al romanzo – dalla celebre canzone Wuthering Heights di Kate Bush alle opere di Balthus – tende a focalizzarsi proprio su di loro, perché è quella la parte che più resta impressa nella memoria collettiva.

Per questo motivo, il film si concentra principalmente sulla prima metà del romanzo, scelta che ha comportato inevitabili rinunce. “Se potessi, farei una miniserie di dieci ore”, ha ammesso Fennell, “ma quando fai un film devi essere precisa e prendere decisioni difficili”. Tra i tagli più evidenti ci sono personaggi come il signor Lockwood, che nel libro funge da narratore esterno, e Hindley, il fratello geloso di Cathy.

Tuttavia, la regista spiega di aver in parte assorbito Hindley nella figura del padre Earnshaw, interpretato da Martin Clunes, al quale viene attribuito un ruolo molto più centrale e sfaccettato rispetto al romanzo. Nel film, Earnshaw è un uomo segnato dall’alcolismo, capace di essere al tempo stesso profondamente amorevole e terribilmente crudele, una presenza che incide in modo determinante sulla vita di Cathy e Heathcliff e che sottolinea la natura quasi fraterna del loro legame, nato sotto lo stesso tetto.

Le modifiche più radicali riguardano però il finale. Nella versione della Fennell, Cathy perde il figlio avuto con Edgar, interpretato da Shazad Latif, e non riceve la visita di Heathcliff prima di morire, come accade nel romanzo: gli parla soltanto in uno stato febbrile, ma lui non è realmente presente. Una scelta che la regista definisce in parte strutturale, nata dall’esigenza di condensare diversi incontri e dialoghi cruciali, ma anche coerente con la sua lettura della storia come racconto di un amore fatto di continue mancanze. Il paragone con Romeo and Juliet di William Shakespeare non è casuale: per la Fennell, Cathy e Heathcliff sono due amanti destinati a sfiorarsi e perdersi, più che a ritrovarsi.

Anche la celebre apparizione del fantasma di Cathy viene omessa: il film si chiude con la sua morte, senza mostrare il suo ritorno a Cime Tempestose. Eppure, secondo la regista, questa scelta non tradisce lo spirito del libro. “Inizia dove finisce e finisce dove inizia”, ha spiegato, sottolineando la natura ciclica e eterna di quell’amore. Per la Fennell, Cime Tempestose resta una storia d’amore potente e immortale, forse non sana né rassicurante, ma capace di attraversare il tempo proprio per l’intensità e la profondità dei sentimenti che racconta.


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