Ethan Hawke racconta la prima nomination all’Oscar per Blue Moon e il legame decennale con il regista Richard Linklater.
La star di Blue Moon, Ethan Hawke, ha conquistato la sua prima nomination all’Oscar come miglior attore protagonista grazie a un ruolo che definisce il frutto di un sogno coltivato per oltre un decennio. Un traguardo importante per un interprete che lavora nel cinema da decenni e che, paradossalmente, ha raggiunto questa vetta proprio grazie a un progetto profondamente personale, nato dal sodalizio artistico con il regista Richard Linklater.
Il film, Blue Moon, è il risultato di anni di collaborazione, viaggi teatrali condivisi e di una passione comune per il palcoscenico. Hawke ha raccontato che difficilmente qualcun altro avrebbe pensato a lui per interpretare il paroliere Lorenz Hart. “Non credo che nessun altro avrebbe mai pensato a me per questo personaggio”, ha spiegato nel video “For the Love of the Craft: The Nominees” di Variety. “Ma poiché mi conosce così bene, sapeva quanto mi sarei sentito coinvolto”.
La sceneggiatura arrivò nelle mani dell’attore oltre dieci anni fa. L’incontro tra i due risale a quando Linklater andò a vedere Hawke a teatro: da allora, la loro affinità artistica si è consolidata fino a trasformarsi in un rapporto creativo profondo. La lunga gestazione del progetto, lungi dall’essere un ostacolo, si è rivelata un’opportunità preziosa. “Ero felice di aver potuto sognarlo per dieci anni”, ha detto Hawke. “Non ho dovuto correre per essere pronto”.
In quel periodo, l’attore si è immerso nell’universo del teatro musicale legato al celebre duo composto da Richard Rodgers e Hart, studiando biografie, ascoltando reinterpretazioni delle loro canzoni firmate da Chet Baker e Bob Dylan, e riempiendo quello che lui stesso ha definito il suo “serbatoio di immaginazione”, senza fretta.
Blue Moon ha debuttato al Festival internazionale del cinema di Berlino un anno fa, costruendosi progressivamente un seguito appassionato. Oggi, mentre la stagione dei premi entra nel vivo, Hawke è tornato a Berlino con rinnovato entusiasmo. L’attore attribuisce questo successo tanto alla dedizione quanto a una buona dose di fortuna: “È così difficile penetrare lo zeitgeist in questo momento senza un’enorme quantità di denaro in pubblicità. Quando succede, si prova una sorta di ondata di gratitudine per essere stati davvero fortunati”.
Parlando del mestiere dell’attore, Hawke si mostra, come sempre, riflessivo. Ricorda spesso il suo amico scomparso Philip Seymour Hoffman e la sua filosofia: “Devi camminare sul filo del rasoio, sentendo che è la cosa più importante al mondo, e allo stesso tempo trattandolo come se fosse un gioco divertentissimo”. Tra i testi fondamentali della sua formazione cita “Respect for Acting” di Uta Hagen e “Making Movies” di Sidney Lumet, opere che gli hanno insegnato a considerare la grande interpretazione non solo come ispirazione, ma come un mestiere rigoroso e disciplinato.
A rendere indelebile questa esperienza, oltre al personaggio di Hart, sono stati gli sguardi e l’energia dei suoi co-protagonisti — Andrew Scott, Margaret Qualley e Robert Capelli Jr. — e soprattutto la presenza costante di Linklater. “L’amicizia instancabile di Rick”, ha concluso Hawke. “Questo è ciò che mi porto dietro”.






