“Figli” – Recensione: quel coraggio che si chiama amore

“Figli”: quel coraggio che si chiama amore – la Recensione

“I figli ti invecchiano, ma d’altra parte il tuo cuore non è mai stato così grande”

“Figli” è un film di Mattia Torre, prematuramente scomparso, ed è la storia, a tratti comica ed intensamente emozionante, di una coppia, Sara, Paola Cortellesi e Nicola, Valerio Mastrandrea, sposati ed innamorati, genitori di una bimba di 6 anni, Anna e travolti dallo tsunami di un secondo figlio, Pietro.

Una pellicola a strati, raffigurati da capitoli che racchiudono una delicata sceneggiatura e ci offre uno scorcio dell’incubo che attraversano i genitori in un paese che diventa sempre più ostile alle giovani coppie, ed al tempo stesso ci insegna che le cose possano apparire decisamente diverse da quello che sono.

Una storia dal percorso ad ostacoli, come un gioco per radical chic, con la pediatra Guru che sembra uscita da SuperQuark con “un salto nell’iperuranio” e genitori ex-cervellotici, che tra un disegno del Titanic, sopravvissuto all’Iceberg, e uno delle Torri Gemelle costruiscono, poco a poco, il muro della loro resistenza. Una resistenza che si eleva contro l’Italia che li circonda, con la stessa profondità della musica di Beethoven che accompagna i loro picchi familiari, un paese di vecchi e per vecchi, egoista e menefreghista. Un’Italia definita spietatamente dalle parole della madre di Paola Cortellesi, una straordinaria Betti Pedrazzi, nonna che sa di essere l’ultimo baluardo del potere economico e si immagina una rivolta alla conquista della Repubblica “gli anziani sono una forza silenziosa ma potente e se ci incazziamo siamo ancora di più”.

“Oggi con i soldi della pensione di cui siete e sarete gli ultimi a beneficiare credete nel futuro, un futuro che sarete gli ultimi ad avere perchè non morite neanche più”

Una commedia italiana dall’analisi profonda che mescola la realtà e la percezione della realtà, tra inconscio e surreale e si insinua silente tra quelli che restano, uniti dal valore delle piccole cose che li rendono grandi nonostante tutto.

Un film che inizialmente sembra pennellare a tinte forti la crisi di una coppia, soffocata dalle regole e dagli obblighi che comporta la nascita di un secondo figlio, per poi deviare il percorso in realtà fin dalle prime scene, nel surrealismo di un salto nel vuoto ripetuto più volte, icona del coraggio di cambiare.

Le scene successive mostrano, su un fondo neutro alienante e distaccato, le varie tipologie di genitori elencate dalla voce fuoricampo della Cortellesi, come a mostrare un universo che, nonostante le apparenti differenze, si ritrova ad atterrare nello stesso vicolo cieco.

“Siamo tutti nella stessa barca” sembra voler recitare Mattia Torre, in questo transatlantico che sta per affondare in un paese dominato dalla terza età, sorda alle esigenze dei figli , resi instabili da queste disparità di certezze generate dalla crisi economica.

Un mondo dove la fine del pagamento delle cartelle esattoriali è una liberazione da festeggiare ed un’impresa ardua allo stesso modo delle responsabilità familiari, in un interessante parallelo. Eppure la storia ha una svolta improvvisa e la barca non affonda più, con una nuova e consolidata consapevolezza riprende la rotta e si salva, come la famiglia di Sara e Nicola.

Un modo innovativo di raccontare un dramma, senza lasciarne il peso allo spettatore, ma risollevandolo attraverso un filo quasi invisibile ma tenace. Un umorismo reso fresco ed intelligente grazie alla sapiente costruzione di alcuni personaggi, motore indispensabile per alimentare l’impatto tragicomico della vicenda. Nella carrellata ricordiamo la baby sitter ciociara ed il suo uovo alla cocca o l’amico giornalista, Stefano Fresi, picchiato letteralmente dai figli o Valerio Aprea, divorato dai sensi di colpa rappresentati in un prete immaginario che lo insulta continuamente

Una storia raccontata con un umorismo quasi pirandelliano, che non risulta mai sciocco o banale e porta a ragionare sulle cose dette dai personaggi ed a ridere o meglio sorridere della situazione surreale in cui si trovano. Una regia sapiente ad opera di Giuseppe Bonito che accompagna la narrazione ed esalta il tono emozionante ed ilare di questo folgorante Manuale di Sopravvivenza in un’Italia a Crescita Zero.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano”. – Antoine de Saint-Exupéry –

Chiaretta Migliani Cavina

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