La sceneggiatura di Guillermo del Toro che rilegge Frankenstein come un dramma umanistico: creatore, creatura, trauma, amore e identità.
Frankenstein di Guillermo del Toro nasce dal desiderio di interrogare il mito, non di ripeterlo. Più che una nuova trasposizione del romanzo di Mary Shelley, l’opera si configura come una riflessione cinematografica sulla creazione, sull’abbandono e sul bisogno umano di essere amati. Al centro di questa visione c’è una sceneggiatura maturata nel corso di decenni, che trasforma un classico gotico in un dramma profondamente emotivo ed esistenziale.
Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, l’epico dramma prodotto da Netflix è uno dei progetti più personali dello sceneggiatore e regista messicano, e ha ricevuto un’accoglienza critica molto positiva, accumulando nomination e vittorie all’inizio della stagione dei premi: 11 nomination e quattro vittorie ai Critics Choice Awards, cinque candidature ai Golden Globe – inclusi miglior film e miglior regista – una nomination agli SAG-AFTRA Awards per il cast corale e numerosi riconoscimenti dalle associazioni di categoria, con 11 presenze nelle shortlist degli Oscar per le categorie tecniche. Jacob Elordi, interprete della Creatura ha vinto un Critics Choice Award ed è candidato agli SAG Awards, mentre sia lui sia Oscar Isaac, volo di Victor Frankenstein, sono in corsa ai Golden Globe. Del Toro ha inoltre ottenuto una nomination agli USC Scripter Awards per la sceneggiatura adattata e una candidatura ai DGA Awards.
Dopo decenni di sviluppo, la sceneggiatura, che grazie a Deadline potete leggere qui: FRANKENSTEIN, realizza il sogno d’infanzia di Del Toro di adattare il romanzo gotico del 1818 di Mary Shelley. Ciò che rende questa versione distintiva è una scelta narrativa radicale: il racconto non appartiene più esclusivamente a Victor Frankenstein, ma viene condiviso con la sua creazione. Del Toro rifiuta la definizione di “mostro” e sceglie il termine “Creatura”, riconoscendole una piena soggettività e una voce autonoma.
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La storia segue Victor, uno scienziato geniale e narcisista, nel suo tentativo di sconfiggere la morte creando una nuova forma di vita. Il fallimento morale del suo esperimento conduce alla distruzione sia del creatore sia della creatura senza nome. La struttura narrativa è ampia e itinerante: dalle distese glaciali dell’Artico ai campi di battaglia dell’Europa ottocentesca, il film accompagna Victor e la Creatura in due percorsi paralleli, segnati dalla solitudine e dalla ricerca di significato.
Victor è scritto come una figura profondamente ambigua. Del Toro lo descrive come un tiranno che si percepisce vittima, capace di infliggere dolore mentre si considera perseguitato dal destino. In collaborazione con Oscar Isaac, il personaggio viene immaginato meno come uno scienziato razionale e più come un artista incompreso, animato da un’energia ribelle e autodistruttiva. La sceneggiatura lo introduce già compromesso, fisicamente e moralmente, abbandonato nella tundra del Polo Nord. La sua ossessione per la creazione di vita diventa il motore di una discesa che lo porta da visionario assoluto a figura tragicamente sconfitta.
Parallelamente, la Creatura prende progressivamente il controllo del racconto. Dopo una prima apparizione come presenza terrificante, la sceneggiatura le concede spazio per ricostruire la propria origine e il proprio trauma. Dal punto di vista strutturale, Victor e la Creatura diventano co-protagonisti, legati da un rapporto speculare che annulla la distinzione netta tra colpevole e vittima.
Il Frankenstein di Del Toro è, infine, un dramma umanistico più che un film horror. La sceneggiatura utilizza il mito di Shelley per esplorare cosa significhi essere umani, desiderare amore ed essere rifiutati, nei ruoli di creatori e creature, padri e figli. Il trauma si trasmette come un’eredità e la distinzione tra bene e male si fa incerta. Del Toro definisce il film un melodramma, in cui ogni personaggio è segnato da una mancanza fondamentale. Al centro di tutto emerge una verità semplice e universale: il bisogno di essere amati e riconosciuti.






