Gli Uomini d’Oro, la recensione dell’heist movie italiano tra noir e umanità diretto da Vincenzo Alfieri al cinema dal 7 novembre.
Gli Uomini d’Oro, secondo film di Vincenzo Alfieri, nei cinema dal 7 novembre, si distingue per il tentativo di allontanarsi dai soliti schemi del genere crime, cercando di raccontare una storia di rapina in modo più intimo e umano. Ispirato a un fatto realmente accaduto a Torino nel 1996, il film preferisce concentrarsi più sulle persone che sul colpo in sé.
Il film è diviso in capitoli, ognuno dedicato a un personaggio diverso, con il proprio punto di vista. Questa scelta narrativa può inizialmente creare un po’ di confusione, ma col tempo aiuta a costruire un quadro più completo e interessante dei protagonisti. Sono uomini comuni, delusi e in cerca di riscatto, che arrivano al crimine più per necessità che per vocazione.
La storia parte con Luigi Meroni (Giampaolo Morelli), un impiegato delle poste che sogna una vita di lusso e libertà. Quando scopre che non potrà andare in pensione come sperava, decide di organizzare una rapina al furgone che guida ogni giorno. A lui si uniscono l’ex postino Luciano (Giuseppe Ragone), il timido e riflessivo Alvise (Fabio De Luigi) e il misterioso Lupo (Edoardo Leo), ex pugile dal passato difficile.
Anche se la trama richiama i classici del genere, il film punta più sul lato psicologico che sull’azione. I protagonisti non sono eroi né veri criminali, ma persone qualunque che si ritrovano a fare scelte sbagliate per uscire da una vita che non li soddisfa. Ognuno ha una motivazione diversa, che emerge con chiarezza man mano che la storia procede.
Il cast fa un buon lavoro, soprattutto Fabio De Luigi, in un ruolo lontano dalle sue solite commedie, e Edoardo Leo, perfettamente a suo agio nei panni del Lupo. Anche Giampaolo Morelli riesce a dare spessore a un personaggio che poteva facilmente risultare superficiale. Discrete anche le figure femminili, che pur restando in secondo piano, danno un contributo emotivo importante.
Dal punto di vista tecnico, il film è ben curato, la fotografia è fredda e realistica, il montaggio riesce a tenere insieme una narrazione frammentata senza perdere il ritmo, e anche se mancano grandi scene d’azione, il film non ne ha davvero bisogno: il cuore della storia è altrove.
Ci sono comunque dei limiti: a volte il tono drammatico è un po’ troppo insistito, e alcuni dialoghi sembrano spiegare troppo invece di mostrare. Ma nel complesso, Gli Uomini d’Oro è un film onesto, con una sua personalità e il coraggio di guardare al crimine da un punto di vista diverso. Non è un capolavoro, ma è una visione interessante, soprattutto per chi cerca qualcosa di diverso dal solito film d’azione. Un noir all’italiana che lascia spazio alla riflessione.
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Emanuela Giuliani
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