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Hamnet: Paul Mescal racconta il dolore di Shakespeare

Paul Mescal racconta il dolore di William Shakespeare in Hamnet: “Il finale mostra il vero costo della perdita”.

Paul Mescal è il protagonista di Hamnet, il film che immagina William Shakespeare alle prese con il lutto per la morte del figlio, una ferita destinata a trasformarsi nell’ispirazione di Amleto. L’attore interpreta un Will introverso e tormentato, il cui percorso emotivo trova nel finale del film il suo momento più potente e rivelatore.

Fin dalle prime sequenze, la regista Chloé Zhao e il direttore della fotografia Łukasz Żal, come riportato da Variety, hanno lavorato per rendere visivamente evidente la distanza tra Will e sua moglie Agnes (Jessie Buckley). Agnes è presentata come uno spirito libero, immersa in spazi aperti e luminosi, mentre Will appare “chiuso nella sua testa”, confinato negli interni della casa di famiglia. “Le finestre sono piccole, lui è sempre dentro, sempre intrappolato in una struttura”, spiega Żal, sottolineando come questa scelta rifletta un senso di soffocamento interiore.

Qui la Recensione: Hamnet, la recensione: quando il dolore diventa arte e memoria

All’inizio della loro storia, la macchina da presa cattura la magia dell’innamoramento: primi piani ravvicinati, movimenti fluidi, un mondo che sembra risplendere. “Quando sono insieme ci avviciniamo a loro e seguiamo le emozioni”, racconta il direttore della fotografia. Ma la morte del piccolo Hamnet spezza quell’equilibrio: il cielo si fa più cupo, la luce perde intensità, i colori si spengono. I personaggi diventano isolati nelle inquadrature, la cinepresa si fa immobile e lenta, restituendo la frattura emotiva che li separa.

Anche i costumi accompagnano il viaggio interiore di Will. La costumista Malgosia Turzanska ha ideato abiti imbottiti, quasi protettivi, ispirandosi all’abbigliamento sportivo, soprattutto nelle scene con il padre emotivamente violento. Piccoli strappi sulle maniche – inizialmente appena accennati, poi sempre più evidenti – visualizzano le ferite che si accumulano. Un dettaglio simbolico, uno stuzzicadenti portato al collo, rappresenta il continuo “pungolare” del padre.

Dopo la morte di Hamnet, Will si reca a Londra e completa Amleto. Quando la produzione debutta al Globe Theatre, interpreta il fantasma del re. Turzanska, studiando i costumi storici dei fantasmi, ha scoperto l’uso del lino nei riti funebri: per questo avvolge Will in un telo di lino ricoperto di argilla, che si screpola sul suo corpo come segno di un uomo distrutto. Solo alla fine, lavando via quell’involucro, il personaggio ritrova una forma di liberazione.

La colonna sonora di Max Richter accompagna questo momento chiave con una musica che “si rompe in mille pezzi”: una versione oscura e notturna del tema corale associato ad Agnes e alla natura, quasi una nuvola senza luna, profondamente cupa.

Mescal racconta di aver affrontato il ruolo come “un’analisi della vita di qualcuno”, più che come un semplice passaggio dall’amore al dolore. “Più riuscivamo a far percepire quanto questi due personaggi fossero follemente innamorati, più il pubblico avrebbe sentito la perdita del loro legame”, spiega. Nel finale, ricoperto di argilla, l’attore avverte la responsabilità di “far atterrare l’aereo” emotivo del personaggio: “È la vera opportunità di Will di entrare in contatto con il pubblico, di mostrare il costo della perdita di Hamnet e l’impatto devastante che ha avuto su di lui”.

Hamnet diventa così non solo il racconto di un lutto, ma una riflessione profonda su come il dolore possa trasformarsi in arte, lasciando crepe visibili che, proprio per questo, parlano direttamente allo spettatore.


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