House of the Dragon 3 James Norton

House of Dragon 3: James Norton sulla morte di Ormund: “Il suo amore per Daeron era reale”

James Norton racconta la morte di Ormund in House of the Dragon e svela il legame con Daeron, tra amore, tradimento e una morte memorabile.

La morte di Ormund Hightower arriva nel modo più inatteso: prima la pugnalata di Roddy la Rovina, poi il drago di Ulf che piomba dall’alto e li travolge entrambi. È una delle tante vittime del finale della terza stagione di House of the Dragon, ma anche una morte diversa da quella raccontata in Fuoco e Sangue di George R.R. Martin. Se nel libro era previsto il coinvolgimento di Roddy, il drago è un’aggiunta della serie che rende la fine di Ormund ancora più amaramente ironica.

“Sapevo che sarebbe stata una morte spettacolare e deliziosa”, racconta James Norton a Variety. “Succede spesso in questa serie che spingano le cose all’estremo. Quando si rendono conto di qual è il limite, lo riducono un po’”. In effetti, la prima versione prevedeva qualcosa di ancora più estremo: “Ormund veniva impalato tipo 20 volte!”.

Norton è arrivato nella terza stagione nei panni del capo di Casa Hightower, determinato a spodestare Rhaenyra Targaryen (Emma D’Arcy) e a fare del suo protetto e cugino Daeron Targaryen (Benjamin Evan Ainsworth) il prossimo re di Westeros. È proprio il rapporto con Daeron, però, ad aver permesso all’attore di mostrare il lato più umano di un personaggio altrimenti crudele e insensibile.

La scena della morte ha richiesto molto lavoro, soprattutto per le acrobazie. “Tommy è un genio, adoro lavorare con lui. Sono un suo fan da anni”, dice Norton parlando di Tommy Flanagan, che interpreta Roddy la Rovina. “In questa serie ci si esercita sulle acrobazie più che in qualsiasi altra serie a cui abbia mai lavorato. Quando pensi di aver finito le acrobazie e di essere pronto, ti dicono: “Ci vediamo la prossima settimana!””.

La difficoltà, però, era anche riuscire a non lasciarsi condizionare dalla componente comica della scena. Ormund odia gli odori, il sangue e la violenza, e proprio da questo nasce parte dell’umorismo. “La sfida per un attore è dimenticare tutta la giocosità, l’ambizione e il tono che circondano il personaggio, o persino i libri e le ricerche, e limitarsi a interpretare la verità”. Se comincia a trovare divertenti le gag, “tutto crolla”.

Norton ha apprezzato anche la strana intimità che si crea con Flanagan negli ultimi momenti dei loro personaggi. “Ho adorato la strana intimità che si è creata tra me e Tommy: l’idea che moriamo insieme e che veniamo preservati”. La scena gli ha ricordato “le tombe in cui si trovano coppie intrecciate, due scheletri”. Girarla, però, ha richiesto tempo: quando il sangue non cadeva come doveva, bisognava fermarsi, pulire il viso e i capelli, sistemare il costume e ricominciare. La parte finale è stata girata al tramonto, alla fine delle riprese di Tumbleton. “Era l’ultimo tassello del puzzle”, ricorda Norton.

Rowley Irlam era dietro la macchina da presa con una ciotola piena di sangue e un pennello. “In pratica mi schizzava come un bambino, come in un quadro di Pollock”. Dopo due tentativi, il risultato era perfetto.

L’ironia della morte di Ormund sta anche nel fatto che a eliminarlo sia proprio Ulf, l’uomo che considera un ridicolo uomo comune privo di rispetto. “La cosa meravigliosa di Ulf è che tutti lo ignorano, e in qualche modo riesce a sopravvivere come uno scarafaggio”. Ormund lo considera un selvaggio, anche dopo aver scoperto che ha sangue Targaryen. “È un selvaggio in tanti modi diversi”.

Per Norton, quindi, c’è qualcosa di “veramente catartico” nel vedere Ulf“il più umile, il più vile, il più comico e il più ridicolo di tutti i Targaryen e cavalieri di draghi” – riuscire a sconfiggerlo. La loro dinamica aveva già prodotto uno dei momenti più grotteschi della stagione, quando Ormund tira Ulf giù dal gabinetto. “Aveva questa protesi peniena ed è stata una giornata molto divertente perché se dai a Tom una protesi peniena, ovviamente sarà molto divertente”. A un certo punto Ormund gli dà un calcio, le vesti di Ulf cadono e lui resta nudo. Secondo Norton, c’è una certa “catarsi” nel vedere un personaggio così orribile e fascista abbattuto dal suo nemico apparentemente più debole.

Se Ulf mette in luce il lato più grottesco di Ormund, Daeron mostra invece quello più umano. I due non hanno un vero addio: Ormund nomina Daeron cavaliere all’inizio dell’episodio e poco dopo Daeron lo tradisce. Norton pensa però che, dopo la rabbia iniziale, Ormund sarebbe stato probabilmente orgoglioso della sua scelta. “È un militare, un soldato e uno stratega; per quanto sbagliata fosse quella decisione, è stata una decisione attiva, degna di nota, di iniziativa e autonomia”. Secondo l’attore, prima lo avrebbe “picchiato a sangue” e poi avrebbe forse cercato di parlarne con lui.

Il momento più importante del loro rapporto resta però la scena dell’investitura. “Per Ormund è facile amare e rispettare Daeron; per Daeron è più difficile”. Norton parla di “una sorta di sindrome di Stoccolma”: Daeron non ha altri genitori ed è un ragazzino condizionato e manipolato da Ormund. Per questo era importante che Ormund riuscisse a guardarlo negli occhi con amore e tenerezza. “L’elemento chiave durante tutto il percorso di Ormund era ancorarlo e renderlo umano attraverso il suo amore per Daeron”.

Sono state girate anche versioni più emotive della scena in cui Ormund scopre il tradimento, con il personaggio che piangeva e si arrabbiava davvero, ma quelle riprese non sono state utilizzate. “È stata una buona scelta”, dice Norton. Avevano comunque mostrato l’umanità di Ormund: per quanto fosse “mostruoso e malvagio, crudele e insensibile”, e pronto a giustiziare il fabbro, “il suo amore per Daeron era reale”.

Sul destino di Daeron Norton non sa dire se sia vivo o morto. Su Ormund, invece, non ci sono dubbi: “So per certo che Ormund non tornerà. Purtroppo, non c’era alcun dubbio al riguardo”.

Lasciare il personaggio gli provoca una sensazione agrodolce. Norton racconta di essersi divertito moltissimo, di aver conosciuto persone fantastiche e stretto amicizie, ma anche di essere rimasto colpito dalle dimensioni della serie, dalla cura dei dettagli e dal lavoro degli altri reparti.

L’armatura, la spada, i costumi e il trucco gli hanno fatto sentire la necessità di essere all’altezza. E proprio il fatto che Ormund fosse destinato a morire, secondo Norton, ha permesso al personaggio di essere sviluppato in quel modo. “Ormund non sarebbe stato così interessante se fosse sopravvissuto”. Sapendo che non sarebbe rimasto a lungo, la serie ha potuto permettergli di essere più coraggioso, audace e giocoso.

“Il modo in cui il suo personaggio è stato sviluppato, con la possibilità di esprimersi appieno e di correre dei rischi, è avvenuto solo perché sapevano che non sarebbe sopravvissuto”. Per questo, conclude Norton, è stata “una benedizione e una maledizione”.

Sarà strano quando torneranno a girare la prossima stagione e lui non ci sarà, ma è grato per l’occasione avuta e per quella morte “ridicola e memorabile” condivisa con Tommy Flanagan. “Ne vado fiero”.


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