La colonna sonora dell’animazione KPop Demon Hunters racconta identità, potere e conflitto tra HUNTR/X e Saja Boys.
Nel film KPop Demon Hunters, la colonna sonora non svolge solo una funzione emotiva, ma ha un ruolo strutturale nella narrazione, non limitandosi a sostenere le immagini, come avviene in molti film d’animazione, ma diventando un mezzo attraverso cui la storia si sviluppa e si chiarisce. Le canzoni sono integrate del contesto della vicenda: i personaggi sono idol K-pop, quindi la loro musica fa parte della loro identità pubblica, ma al tempo stesso è legata al loro ruolo segreto di cacciatrici di demoni.
Ogni brano segna uno snodo narrativo: l’ingresso in scena delle protagoniste, l’emergere dei conflitti interiori, gli scontri con gli antagonisti e la risoluzione finale. Questo approccio richiama la struttura del musical classico, ma viene rielaborato in chiave contemporanea, fondendo il linguaggio del K-pop con quello dell’action fantasy. La musica diventa così un linguaggio alternativo al dialogo, capace di esprimere ciò che i personaggi non possono dire apertamente, soprattutto a causa della loro doppia vita.
In particolare, la colonna sonora rafforza il tema centrale del film: la tensione tra identità pubblica e identità autentica, con i brani che non sono solo performance, ma momenti in cui emergono paure, desideri e contraddizioni che altrimenti resterebbero nascosti. Questo rende così la musica uno strumento narrativo indispensabile, senza il quale il film perderebbe gran parte della sua profondità.
Qui la RECENSIONE: Kpop Demon Hunters, la recensione: tra palco e oscurità
Le canzoni come specchio dell’Io: tra forza, vulnerabilità e manipolazione
I brani eseguiti dalle HUNTR/X, come Golden e How It’s Done, riflettono l’evoluzione emotiva e narrativa delle protagoniste, diventando strumenti di caratterizzazione oltre che di intrattenimento.
How It’s Done assume una funzione affermativa: stabilisce controllo, forza e unità del gruppo. Il ritmo incalzante, le percussioni marcate e il tono deciso dei vocalizzi accompagnano le scene d’azione, enfatizzando la potenza fisica e simbolica delle protagoniste. La musica è così un’estensione del loro potere, un linguaggio non verbale che comunica sicurezza e coesione. La performance serve da “manifesto visivo e sonoro” della loro identità pubblica: le HUNTR/X non sono solo idol, ma figure di autorità e resilienza.
Golden, invece, porta la prospettiva su un piano più intimo. La canzone esplora il conflitto interiore di Rumi, divisa tra chi è realmente e chi deve sembrare. Testo e melodia dolce-amara sottolineano la vulnerabilità, mostrando che la vera forza nasce dalla consapevolezza e dall’accettazione di sé. In questo senso, Golden è il cuore emotivo del film, un punto di svolta narrativo e psicologico che permette alla protagonista di riconciliare sé pubblica e sé privata. L’uso di accordi maggiori alternati a minori e di un ritmo più sospeso crea uno spazio di introspezione che contrasta con l’assertività di How It’s Done.
Al contrario, i brani dei Saja Boys, come Soda Pop e Your Idol, incarnano superficialità e manipolazione. Con melodie semplici, ritornelli ripetitivi e testi banali, mostrano come la musica possa diventare strumento di controllo, generando consenso e fascino senza profondità emotiva. Questo contrasto con le HUNTR/X evidenzia la dicotomia morale tra autenticità e artificio, sottolineando come la scelta musicale influenzi la percezione del pubblico e rafforzi la tensione narrativa.
La musica come arma simbolica e metafora culturale
Un elemento centrale della colonna sonora è la rappresentazione della musica come arma, sia letteralmente nel contesto narrativo sia simbolicamente. Le protagoniste combattono i demoni attraverso le loro performance, suggerendo che arte, cultura ed espressione personale possano contrastare forze distruttive e disumanizzanti. Ogni esibizione diventa così un atto di resistenza: la musica non è solo intrattenimento, ma strumento di liberazione e autoaffermazione.
Il film riflette anche sul K-pop stesso, mostrando sia il suo potenziale positivo — connessione emotiva, formazione dell’identità, empowerment — sia i rischi legati alla costruzione artificiale dell’immagine e all’omologazione dei modelli. In questo senso, la colonna sonora funziona come metafora del potere dei media musicali, sottolineando come la musica possa plasmare ideali, influenzare comportamenti e definire ruoli sociali, soprattutto tra i giovani.
Nel finale, brani come What It Sounds Like sintetizzano questo messaggio: la musica autentica, radicata nell’esperienza personale, è l’unica capace di spezzare il ciclo di finzione e manipolazione imposto dagli antagonisti. La risoluzione del conflitto tramite una performance genuina afferma una voce personale e collettiva, mostrando che il vero potere risiede nell’integrità artistica e nella capacità di comunicare emozioni sincere. Il brano corale finale sottolinea inoltre l’idea che la musica sia veicolo di comunità, solidarietà e resistenza culturale.
La musica come racconto
La colonna sonora di KPop Demon Hunters non è quindi un semplice elemento estetico, ma un pilastro narrativo e tematico del film. Grazie a un uso consapevole dei brani, l’opera costruisce un discorso complesso su identità, autenticità e potere della musica nella società contemporanea. Le canzoni accompagnano l’azione, ma soprattutto la spiegano, la approfondiscono e la trasformano in un racconto emotivo e simbolico. Senza la colonna sonora, il film perderebbe gran parte della sua forza espressiva e del significato profondo.
Attraverso sonorità leggere e testi semplici, il film mostra anche come la musica possa essere usata come strumento di controllo, generando consenso e fascino senza sostanza. Questo contrasto rafforza la dicotomia etica tra protagonisti e antagonisti, completando il quadro di un’opera in cui la musica non è mai neutra, ma sempre portatrice di significato.
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Emanuela Giuliani






