Ieri notte non ho dormito di Rakan Mayasi

Ieri notte non ho dormito di Rakan Mayasi arriva alla Festa del Cinema di Roma 2026

Ieri notte non ho dormito di Rakan Mayasi arriva alla Festa del Cinema di Roma 2026 e nelle sale italiane a marzo 2027.

Sarà la 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma dal 13 al 25 ottobre 2026, a ospitare l’anteprima italiana di Ieri notte non ho dormito (Yesterday the Eye Didn’t Sleep), esordio del regista palestinese Rakan Mayasi, presentato nella sezione Concorso Progressive Cinema & Miglior Opera Prima. Il film, distribuito in Italia da Trent Film, arriverà nelle sale a marzo 2027.

Dopo la presentazione a Cannes, nella sezione Un Certain Regard, dove ha raccolto grande ammirazione dalla stampa italiana, il film prosegue così il suo percorso internazionale.

Ambientato nella Valle della Bekaa, al confine tra Libano e Siria, Ieri notte non ho dormito racconta una comunità beduina legata a tradizioni, rapporti familiari e antichi codici tribali. Quando un camion viene dato alle fiamme e Gamra scompare, suo cugino Yaser si mette sulle sue tracce, finendo coinvolto in vecchi rancori e in una logica di vendetta che rischia di innescare una spirale di violenza tra clan rivali.

A pagare il prezzo del conflitto sono soprattutto le donne. Le sorelle di Yaser, Jawaher e Reem, vengono scelte come merce di scambio per ristabilire la pace: una accetta silenziosamente il proprio destino, l’altra tenta di opporsi. Mayasi costruisce così un racconto fatto di attese, silenzi e tensioni sotterranee, in cui il dramma familiare si intreccia alla condizione femminile, al peso della tradizione, alla violenza e alla possibilità di sottrarsi a un destino già scritto.

Girato interamente nella Valle della Bekaa con attori non professionisti, il film nasce da un processo creativo fuori dagli schemi. Mayasi ha lavorato senza una sceneggiatura tradizionale sul set, costruendo un cinema fortemente visivo nel quale spazio, tempo e memoria diventano parte integrante del racconto.

Alla radice della storia c’è anche una vicenda personale: quella della nonna del regista, costretta a sposarsi a quattordici anni. “La storia della mia defunta nonna, costretta a sposarsi a quattordici anni, mi è rimasta impressa fin dall’infanzia”, ha dichiarato Rakan Mayasi. “Ha plasmato, in modo silenzioso ma costante, il mio senso di ingiustizia e la mia sensibilità verso vite modellate da forze che sfuggono al controllo individuale. Sono tornato nella Valle della Bekaa, dove queste tradizioni erano ancora vive, non per metterle in discussione, ma per osservarle dall’interno. Essendo cresciuta sentendomi distante dalle strutture patriarcali che mi circondavano, ho affrontato questo film con il desiderio di comprendere piuttosto che di oppormi. Ciò che mi interessava era lo spazio tra appartenenza ed estraneità, e il modo in cui gli individui si muovono all’interno di sistemi che li precedono.”


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