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Il bacio della donna ragno, recensione: quando la libertà passa attraverso l’immaginazione

Il film di Condon intreccia musical e dittatura argentina in una storia su libertà e immaginazione tra realtà dura e sogno.

C’è qualcosa di profondamente affascinante nel modo in cui Il bacio della donna ragno continua a trovare nuove forme per raccontarsi. Nato dalla penna di Manuel Puig nel 1976, diventato un celebre film negli anni Ottanta e poi un musical di successo a Broadway, questo racconto di amore, repressione e libertà immaginativa arriva oggi nuovamente sul grande schermo nelle mani di Bill Condon.

Un ritorno che non ha il sapore di un semplice aggiornamento, ma che vede Condon, dopo esperienze come Chicago e Dreamgirls, confrontarsi ancora con un genere che conosce profondamente e con un materiale ricco e stratificato, cercando di tenere insieme la dimensione politica del romanzo, l’intimità emotiva della storia tra i due protagonisti e lo spettacolo del musical da cui il film riprende gran parte della propria struttura.

Una trasposizione quindi che guarda contemporaneamente al passato e al presente, capace di trasformare il contrasto tra la brutalità della realtà e la forza dell’immaginazione nel proprio elemento più distintivo.

Quando il sogno diventa resistenza

In un luogo costruito per annientare ogni speranza, la fantasia diventa l’unica forma di libertà possibile, e ne Il bacio della donna ragno, ambientato nell’Argentina dei primi anni Ottanta, durante gli ultimi e più drammatici anni della dittatura militare, prende vita all’interno della cella condivisa da due uomini che non potrebbero essere più diversi: Valentin Arregui Paz, militante politico incarcerato per le sue attività sovversive; e Luis Molina, omosessuale perseguitato e marginalizzato.

Costretti a convivere tra le mura umide del carcere, i due instaurano un rapporto che dalla diffidenza reciproca si trasforma lentamente in una profonda comprensione e vicinanza. Ma è proprio Molina ad aprire una breccia nella durezza della realtà con il racconto del suo film preferito, un musical hollywoodiano interpretato dalla diva Ingrid Luna. Quello che all’inizio sembra soltanto un modo per far passare il tempo diventa qualcosa di molto più importante. Attraverso le sue parole prende vita infatti un universo parallelo fatto di canzoni, coreografie, colori sgargianti e grandi passioni, dominato dalla figura enigmatica della Donna Ragno, creatura affascinante e pericolosa capace di uccidere con un bacio. La storia narrata da Molina non rimane però confinata alla dimensione dell’immaginazione, ma si intreccia con le emozioni dei protagonisti diventando parte integrante della loro esperienza, attraverso cui elaborare paure, desideri e speranze.

La separazione tra realtà e fantasia, inizialmente molto netta, si fa così sempre più sottile fino a dissolversi completamente, con Molina che, imitando i gesti e le movenze delle avventure di Ingrid Luna, dimostra come sogno e realtà siano molto meno distanti di quanto appaiano.

Un gioco di specchi in cui la Donna Ragno non solo richiama il desiderio, il pericolo, la seduzione e la paura della perdita, ma rappresenta il potere trasformativo dell’immaginazione che trascina chi la osserva in un’altra dimensione, modificando il modo in cui percepisce il mondo. Non a caso Molina finisce per identificarsi con le figure femminili che popolano il musical, trovando in esse uno spazio in cui riconoscersi.

Da questo punto di vista, Il bacio della donna ragno porta sullo schermo uno degli aspetti più affascinanti e moderni dell’opera di Manuel Puig: la riflessione sul rapporto tra identità e immaginario cinematografico. Molina è un uomo che ha imparato a conoscersi attraverso i film che ama, e le attrici, i melodrammi e i musical hanno contribuito a definire il suo modo di muoversi, esprimersi e vivere il proprio corpo.

Il cinema diventa quindi uno strumento di costruzione dell’identità, un luogo in cui trovare modelli, desideri e possibilità che la realtà nega. Attorno a questa idea il film sviluppa la repressione politica della dittatura argentina, la discriminazione sessuale, il bisogno di libertà e la ricerca di una connessione sincera e autentica all’interno di un contesto costruito per disumanizzare gli individui.

La relazione tra Valentin e Molina, di fatto superando il valore della semplice vicenda sentimentale, diventa una forma di resistenza contro un sistema fondato sulla paura e sulla violenza, mostrando come l’empatia e l’immaginazione possano sopravvivere anche nei luoghi più ostili.

Un film costruito tra visione e musica

Se c’è un elemento che colpisce immediatamente in Il bacio della donna ragno è la costruzione visiva, attraverso cui Bill Condon mette in scena il contrasto tra i due mondi che sostengono la narrazione. La realtà carceraria è rappresentata attraverso ambienti spogli, tonalità fredde e una fotografia opaca, con inquadrature statiche che restituiscono il senso di immobilità e oppressione dei detenuti. Al contrario, le sequenze del musical esplodono in colori pastello, scenografie elaborate e movimenti di macchina fluidi che richiamano l’età d’oro del musical hollywoodiano.

Questa opposizione è rafforzata anche dal formato dell’immagine e dalla cura di scenografie e costumi, che evocano il cinema classico degli anni Quaranta e Cinquanta e trasformano il musical in una sorta di memoria cinematografica idealizzata. La sceneggiatura riesce generalmente a mantenere in equilibrio le diverse anime dell’opera, anche se in alcuni momenti la ricercatezza formale sembra prevalere sull’impatto emotivo: la perfezione visiva non sempre si traduce in un coinvolgimento altrettanto profondo.

A sostenere questo impianto è il lavoro del cast. Jennifer Lopez interpreta Ingrid Luna, Aurora e la Donna Ragno con grande presenza scenica, soprattutto nelle sequenze musicali, dove emergono le sue qualità performative. Diego Luna offre invece una prova più contenuta e intensa, seguendo con sensibilità l’evoluzione di Valentin da militante rigido a uomo capace di aprirsi alle emozioni. La vera sorpresa è però Tonatiuh, il cui Luis Molina diventa il cuore emotivo del film: vulnerabile, ironico e malinconico, il personaggio trova nell’attore una profondità capace di sostenere gran parte del peso narrativo.

Il potere dell’immaginazione

Il bacio della donna ragno fonde il dramma storico, il racconto sentimentale, la riflessione sull’identità e la tradizione del musical classico, trasformando il contrasto tra realtà e immaginazione nel proprio principale motore narrativo e facendo dello spettacolo uno spazio emotivo in cui i protagonisti possono esprimere ciò che la prigionia e la repressione impediscono loro di vivere.

Tuttavia, non tutte le componenti raggiungono la stessa intensità e, in alcuni momenti, il film appare più affascinato dalla propria estetica che dalle emozioni dei personaggi. La ricchezza della messa in scena, la forza delle interpretazioni e l’attualità dei temi compensano però queste incertezze e confermano la modernità dell’opera di Manuel Puig.

Attraverso la storia di due uomini rinchiusi in una cella, Il bacio della donna ragno parla di libertà, politica e dimensione personale, aprendo uno spiraglio di luce persino nei luoghi più oscuri.

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Emanuela Giuliani

Il Voto della Redazione:

7


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