c'era una volta a hollywood

Il cinema ai tempi degli influencer

Gli influencer trasformano la promozione cinematografica aumentando visibilità e engagement, ma questo non garantisce competenza critica.

Negli ultimi anni il panorama cinematografico ha cambiato decisamente volto. L’ascesa degli influencer e delle piattaforme digitali – Instagram, Tik Tok e Youtube – ha di fatto ridefinito le strategie relative alle promozioni dei film, influenzando il modo in cui il pubblico, e in particolare quello più giovane, si avvicina alle opere cinematografiche.

Il successo di  un film  ora, non dipende più soltanto dalla critica e dalle campagne pubblicitarie classiche, ma anche dalla capacità di generare conversazioni e coinvolgimento sui social. Contesto in cui gli influencer, grazie al rapporto diretto con la propria community, agiscono come intermediari tra industria e spettatori, condizionando sia la percezione dei film sia i risultati al botteghino.

Film come il film Bird Box distribuito da Netflix, ad esempio, sono diventati fenomeni globali grazie alle challenge online, mentre altri, come The Batman, hanno beneficiato sia del consenso critico sia della promozione digitale. Anche il successo i Barbie, con la strategia di Warner Bros., ha dimostrato come l’integrazione tra media tradizionali e influencer possa trasformare un’uscita in un vero evento culturale.

Più controverso invece è il caso della rilettura di Cime Tempestose, diretta da Emerald Fennell, attualmente nei cinema, e per la quale si ipotizza che Warner Bros. abbia pagato migliaia di creator per condividere giudizi entusiastici fin dalle prime proiezioni. Dubbi sulla spontaneità dell’entusiasmo online, che tuttavia erano già emersi nel 2023, quando il The Guardian aveva osservato come la presenza degli influencer alle anteprime stesse ridefinendo il ruolo della critica professionale. Una pratica quindi che, se confermata, segnerebbe un ulteriore passo verso un modello in cui il consenso si costruisce attraverso strategie digitali, sfumando il confine tra passaparola autentico e orchestrato.

Tra popolarità digitale e competenza cinematografica

Oggi gli influencer hanno un ruolo centrale nel cinema, tuttavia la loro popolarità online viaggia di pari passo con la competenza. Nonostante ci siano alcuni influencer in grado di offrire analisi critiche e riflessioni consapevoli, molti di loro devono il proprio successo al saper intrattenere e coinvolgere la propria commuty, senza avere una minima conoscenza della storia del cinema, dei linguaggi cinematografici o delle tecniche di regia. Spesso le recensioni digitali si basano di fatto su gusti personali, effetti visivi immediati, tendenze o strategie per generare interazioni, dando più peso all’emozione che alla sostanza.

Dinamica amplifica ulteriormente con contenuti brevi e facili da fruire, con i social che premiano ciò che genera reazioni rapide e virali, facendo passare in secondo piano l’analisi su sceneggiatura, regia o recitazione resta. In questo modo, film mediocri e realizzati per stupire possono sembrare migliori di quanto siano, mentre opere più profonde passano inosservate perché meno “instagrammabili” o virali.

Questo rende ancora più evidente il confronto con la critica tradizionale: i critici e le testate specializzate valutano un film con professionalità, conoscenza e capacità di contestualizzazione culturale, collocandolo in un quadro più ampio di generi e linguaggi cinematografici; gli influencer, invece, puntano a suscitare emozioni con contenuti rapidi e il rapporto diretto con la community, trasformando così la visione in un’esperienza a volte troppo immediata e condivisa.

Ne derivano così conseguenze concrete sulla valutazione del cinema, con i critici che contribuiscono a definirne il valore artistico e culturale e gli influencer che ne condizionano la visibilità e il successo commerciale. In un contesto dominato da algoritmi e trend virali, il rischio però, è che l’eco dei social impoverisca il dibattito culturale, privilegiando popolarità e spettacolarità a discapito della riflessione critica.

Oggi quindi l’evoluzione del cinema dipende dalla capacità di combinare dinamiche digitali e approfondimento critico, così da coniugare coinvolgimento e diffusione con analisi e riflessione, evitando che il cinema si riduca a mero intrattenimento. Imparare a leggere e interpretare recensioni, distinguere tra contenuti sponsorizzati e opinioni autentiche, e saper apprezzare sia l’immediatezza delle emozioni sia la profondità dell’analisi critica sono competenze sempre più importanti per lo spettatore di oggi. Solo così il cinema può restare non solo intrattenimento, ma anche un’esperienza culturale e artistica significativa, capace di stimolare la sensibilità e il pensiero critico del pubblico.

Verso un cinema digitale equilibrato

Il futuro del cinema, in conclusione, non sarà fatto solo di viralità o di recensioni autorevoli, ma di un equilibrio tra le due parti. Gli influencer continueranno a portare nuovi spettatori e a creare entusiasmo immediato, trasformando l’uscita di un film in un evento condiviso capace di generare conversazioni e trend online. Allo stesso tempo, la critica tradizionale resterà fondamentale per offrire strumenti di comprensione più profondi: contestualizzazione storica, analisi dei linguaggi cinematografici, valutazione della regia e delle interpretazioni.

Piattaforme digitali e community possono diventare spazi in cui contenuti più riflessivi convivono con la leggerezza della fruizione immediata, con video di approfondimento, interviste ai registi, commenti e dibattiti guidati ad arricchire l’esperienza dello spettatore, senza rinunciare al coinvolgimento che i social generano. Parallelamente, gli spettatori stessi possono avere un ruolo attivo imparando a distinguere opinioni sincere da contenuti sponsorizzati, riconoscere il valore dei film oltre la risonanza mediatica e bilanciare emozione e analisi critica diventa essenziale per fruire consapevolmente del cinema contemporaneo.

In questo scenario, la vera sfida non sarà scegliere tra popolarità e competenza, ma creare un microcosmo in cui entrambe dialogano, valorizzando film indipendenti e grandi produzioni allo stesso modo e trasformando la fruizione cinematografica in un’esperienza culturale pienamente significativa.

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Emanuela Giuliani


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