“Il Primo Natale” – Recensione: la celebrazione della nascita di Gesù

“Il Primo Natale” – Recensione: la celebrazione della nascita di Gesù

Il duo Ficarra e Picone torna al cinema con un personale Cinepanettone. Un viaggio nell’anno zero alle origini, nel vero senso della parola, del vero Primo Natale di Gesù, tra religione e miscredenza, avidità e benevolenza, miracoli e divertimento.

Il “Primo Natale” è un percorso nel tempo, che richiama Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere”, ma al posto di due colleghi di lavoro, qui a ritrovarsi all’improvviso catapultati in terra straniera ed antica sono due personaggi diametralmente opposti, un prete ed un ladro, Valentino e Salvo.

Tutto ha inizio da un furto malriuscito e da un delinquente pasticcione e menefreghista “Non è chiaro perchè i malfattori abbiano messo fuori uso il sistema di riscaldamento e non il sistema di allarme” che tenta di rubare una reliquia religiosa ad un ingenuo sacerdote. Due facce della stessa medaglia che si ritrovano dall’altro capo del mondo, dopo essere entrati in cespuglio nel corso di un inseguimento, proprio nel momento in cui il calendario universale avrebbe fatto partire la sua datazione. Tuttavia, nonostante il luogo sconosciuto e lontano dalle loro abitudini, usanze e stile di vita, i due novelli viaggiatori, dispersi tra le strade sabbiose di una comunità in rivolta, riescono a barcamenarsi forti di quel retaggio di conoscenze acquisite in anni ed anni di storia dell’umanità.

La pellicola, a differenza di quella con protagonisti Troisi e Benigni forza e vita del titolo sopracitato, ha la sua punta di diamante nella struttura corale e nel family movie, incentrata sulle due figure di Ficarra e Picone, dal contorno determinante che miscela storia religiosa, incertezze e riflessioni, contando sul fatto che “a Natale siamo tutti più buoni” e sulla benevolenza altrui, cercando di salvare un bambinello e la sua famiglia con l’aiuto del miracolo di Natale.  Come dalle parole di Ficarra in conferenza: “Un viaggio in un paese difficile di due persone estremamente diverse tra di loro che affrontano un percorso evolutivo che li cambierà” e porterà anche a credere all’impensabile. “Chi prega non sbaglia mai e Dio l’aiuterà”.

Due personaggi, eroi fuori dal comune e dal contesto, che troveranno la forza per riscattarsi in un mondo fantastico, più vicino di quanto si può immaginare, i quali attraverso deliziosi dialoghi ed una acuta ironia, passeranno dal ballottaggio tra asini e figuranti per il ruolo nel presepe, alla follia manicale ed omicida di Erode, interpretato da uno straordinario Massimo Popolizio, lottando per quella famiglia biblica diretta a Betlemme, con Giuseppe e Maria incinta del Redentore, appellandosi proprio a quest’ultima e ad un suo miracolo, al fine di mantenere intatta la tradizione.

Accuratamente costruite le personalità di Valentino e Salvo divertono ed offrono una spalla ad una riflessione importante, analizzando i caratteri di una comunità e le origini che la determinano, richiamando i testi sacri ed aprendo un interrogativo su quella “cristianità” che mettiamo in scena spesso solamente nei presepi.

Ficarra e Picone osano e stuzzicano l’immaginario collettivo con una vicenda per nulla banale e come detto in conferenza stampa per “rappresentare il Natale per quello che è veramente: il compleanno di Gesù e quindi andare a raffigurare il primo Natale, senza fare di nuovo un film che non fosse basato sul solito Babbo Natale con le renne. Fare un film sia laico che cristiano, con tantissima profondità e temi che chiunque sia religioso, laico o altro possa cogliere in questa pellicola”, e come sottolineato dalla produzione stessa: “Ogni loro film ha segnato un passo in avanti e questo va oltre. In ogni loro idea ci trovo una scintilla, come qui hanno pensato a Ficarra e Picone nel presepe”. Una pellicola importante, soprattutto per le location e dal punto di vista strutturale, passando dal Marocco a Palermo nella “difficoltà di trovare un limite tra il racconto reale ed il racconto delle favole”.

Riuscitissime le loro gag, soprattutto quelle di  Salvo che  si vanta di imprese mai compiute “Eravamo io, lui e Magellano …eravamo io, lui, Fidel castro e Che Guevara”, e ben caratterizzato Erode, “un sovrano che doveva avere l’aria da pazzo”, un cattivo che non manca d’ironia , annoiato e folle nei suoi minuziosi gesti, estremamente affascinante anche da seduto alla tavola mentre aspetta l’estrazione della Tombola “un personaggio creato insieme nelle singole sfaccettature” come spiegato da Ficarra.

Un viaggio “on the road” che, alternando la comicità spontanea ad eccessivi tecnicismi ha come unica pecca un calo del ritmo narrativo e presenta delle perdite del dinamismo comico che danno vita a pause strutturali, nonostante la struttura circolare del racconto sia perfettamente riuscita grazie al fil rouge che lascia punti disseminati lungo l’intera pellicola, da unire per approdare alla contemporaneità del messaggio, un messaggio universale, maggiormente in occasione del Natale.

E dato che squadra vincente non si cambia, la stragrande maggioranza del team tecnico de “Il Primo Natale” è composto dai collaboratori di sempre: la sceneggiatura è scritta a più mani da Ficarra & Picone, Nicola Guaglianone e Fabrizio Testini, alla regia dei dieci giorni di riprese, Gianni Costantino e Giovanni Calvaruso. Intensa ed evocativa la fotografia di Ciprì, le scenografie di Francesco Friggeri come i costumi di Cristina Francioni, che coronano perfettamente la riuscita dell’immaginario nell’anima della storia.

Un regalo dal notevole sforzo produttivo costato 11 milioni di Euro, con importanti effetti speciali riusciti a tal punto da non vedersi, che consolida le nozze d’argento per i 25 anni di questo duo comico inarrestabile.

“Sapete che cosa significa amare l’umanità? Significa soltanto questo: essere contenti di noi stessi. Quando uno è contento di sé stesso, ama l’umanità.” – Luigi Pirandello –

Chiaretta Migliani Cavina

© Riproduzione Riservata


Pubblicato

in

da

Tag: