Il rumore delle cose nuove intreccia tre storie senza approfondirle, tra conflitti irrisolti e temi che restano in superficie.
Non tutte le crisi nascono da una rottura evidente, ma a volte una relazione entra in difficoltà quando tutto sembra andare avanti come sempre, mentre le abitudini si consolidano e il modo di guardare alla persona che si ha accanto cambia. E proprio questa contraddizione è il punto di partenza de Il rumore delle cose nuove, il film diretto da Paolo Genovese, apertura della 21esima Festa del Cinema di Roma, che esplora il fragile equilibrio tra il bisogno di sicurezza e il desiderio di cambiamento.
In arrivo nelle sale il 12 novembre 2026 con 01 Distribution, Il rumore delle cose nuove segue tre coppie che, pur non conoscendosi, si trovano ad affrontare insoddisfazioni e interrogativi simili. A sconvolgere la loro quotidianità un evento inatteso, che metterà in discussione gli equilibri apparentemente solidi costringendo ciascuno a fare i conti con le proprie scelte, con al centro una sola domanda: quanto della stabilità di una relazione nasce da un legame autentico e quanto dalla paura di ricominciare?
Tre coppie, tanti temi e un racconto che non trova unità
La situazione da cui parte Il rumore delle cose nuove è facile da riconoscere: arrivare a un punto della propria vita in cui tutto sembra al suo posto, eppure qualcosa non funziona più come prima. Si continua a fare quello che si è sempre fatto, si condividono abitudini, responsabilità, e si cerca di non compromettere ciò che si è costruito anche quando comincia a farsi strada il desiderio di qualcosa di diverso.
Una condizione che il film prova a raccontare attraverso tre coppie, accomunate da insoddisfazioni e difficoltà che riguardano tanto la vita sentimentale quanto quella familiare; il problema però è che questa varietà di situazioni non trova un corrispondente sviluppo narrativo, lasciando la sensazione che le storie procedano senza una direzione davvero precisa.
I nodi dei protagonisti, infatti, non si esauriscono nella paura del cambiamento. Ralph (Lino Musella) e Viola (Claudia Pandolfi) devono affrontare le conseguenze del bullismo subito dal figlio Mirko, Andrea (Stefano Accorsi) e Andreina (Vittoria Puccini) si confrontano con il desiderio di avere un bambino e con le paure legate alla maternità, mentre Alba (Emanuela Fanelli) vive una relazione con Umberto (Edoardo Pesce) segnata dalla violenza domestica. Sono situazioni molto diverse, che toccano questioni delicate e avrebbero potuto offrire uno sguardo articolato sulle fragilità individuali e familiari. Il film, invece, fatica a dare a ciascuna vicenda lo spazio necessario, introducendo problemi che non trovano un approfondimento adeguato e finiscono per perdere il loro peso nel corso della narrazione.
La routine, del resto, può diventare una forma di sicurezza, ma anche un modo per evitare di affrontare ciò che non funziona, e nei rapporti si continua spesso a dare per scontato che desideri, bisogni e aspettative siano rimasti gli stessi, anche quando le persone cambiano e faticano a riconoscersi reciprocamente. Il silenzio prende così il posto del confronto, i dubbi vengono rimandati e la stabilità si trasforma in una condizione nella quale si resta più per paura di perdere ciò che si conosce che per una reale convinzione.
Il rumore delle cose nuove richiama anche queste dinamiche, ma non riesce a svilupparle con percorsi personali definiti in grado di restituire la complessità messa in scena. Ma è soprattutto nell’accostamento delle tre coppie che emergono i limiti del racconto. Le loro esperienze affrontano problemi differenti, ma il filo che dovrebbe unirle rimane debole, impedendo alle analogie tra i personaggi di trasformarsi in un confronto significativo. Mentre l’evento inatteso che mette in relazione le loro vite e avrebbe dovuto dare maggiore coesione alla narrazione non riesce a legare le diverse vicende, che continuano a procedere parallelamente, senza che questo aggiunga nulla alla comprensione dei singoli percorsi.
Uscire da una situazione insoddisfacente, riconoscere un desiderio a lungo ignorato o trovare la forza di affrontare una relazione violenta sono esperienze profondamente diverse, che non possono essere ricondotte tutte alla paura di abbandonare le proprie certezze. Ognuna richiederebbe uno sviluppo capace di esplorare le motivazioni dei personaggi, le loro contraddizioni e le conseguenze delle loro scelte. Il rumore delle cose nuove, invece, tende ad accostare queste esperienze senza approfondirne fino in fondo le specificità, lasciando che i conflitti non raggiungano una reale evoluzione.
In tal senso, anche il titolo richiama l’idea di una rottura capace di interrompere una quotidianità consolidata riportando in superficie ciò che è stato a lungo ignorato, con il nuovo che rappresenta una possibilità, ma anche una fonte di paura e incertezza, soprattutto quando mette in discussione equilibri costruiti nel tempo. È un’immagine che si adatta alle diverse storie, ma che non trova un’evoluzione altrettanto incisiva, rimanendo evocativa senza trasformarsi in una riflessione più articolata sulle scelte e sui cambiamenti dei protagonisti.
Non è tanto la mancanza di risposte definitive a rappresentare un problema, quanto l’assenza di un’elaborazione capace di rendere significativa questa apertura. I personaggi sembrano arrivare solo in parte al confronto con ciò che stanno vivendo, mentre le loro storie si interrompono senza che le questioni iniziali abbiano trovato un’effettiva risoluzione.
Tra coinvolgimento emotivo e limiti di una storia familiare
La premessa di Il rumore delle cose nuove avrebbe potuto offrire uno sguardo più incisivo sulle contraddizioni della vita di coppia e sulle difficoltà che attraversano le relazioni familiari. Il film, invece, accumula situazioni e interrogativi che non trovano un autentico punto d’incontro. I percorsi dei protagonisti rimangono irrisolti e i temi affrontati non acquistano il peso necessario a lasciare il segno, restituendo un racconto corale frammentario e sospeso che mette tanta carne al fuoco, ma non approfondisce nulla.
Tra spunti lasciati a metà e riflessioni che non vanno oltre la superficie, Il rumore delle cose nuove finisce così per non essere all’altezza propria ambizione.
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Emanuela Giuliani
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