Jafar Panahi

Jafar Panahi, confermata in Iran la condanna a un anno di carcere

Jafar Panahi, confermata in Iran la condanna a un anno di carcere, ma il regista potrà ancora presentare ricorso in appello.

Il Tribunale rivoluzionario di Teheran ha confermato la condanna a un anno di carcere per il regista iraniano Jafar Panahi, vincitore della Palma d’Oro con It Was Just an Accident. La sentenza, emessa in contumacia lo scorso dicembre, riguarda l’accusa di propaganda contro lo Stato iraniano.

La decisione, come riportato da Variety, è stata annunciata dall’avvocato del regista, Mostafa Nili, durante una conferenza stampa tenutasi a Teheran. Secondo quanto riportato dal giornalista cinematografico indipendente Mansour Jahani e da altre fonti, il tribunale ha respinto il ricorso presentato da Panahi.

L’avvocato ha precisato che la sentenza può essere impugnata entro venti giorni davanti alla Corte d’Appello provinciale di Teheran. Per questo motivo, la conferma della condanna non comporta un’immediata incarcerazione del regista.

Panahi era rientrato in Iran alla fine di marzo, poco dopo la cerimonia degli Oscar, durante la quale il suo ultimo film, It Was Just an Accident, era stato candidato come rappresentante della Francia nella categoria del Miglior film internazionale.

Negli ultimi vent’anni il regista ha avuto numerosi scontri con le autorità iraniane. Nel 2010 gli era stato vietato di realizzare film, rilasciare interviste e lasciare il Paese. Nonostante le restrizioni, ha continuato a girare opere in clandestinità, firmando titoli di grande rilievo internazionale come The Circle, Offside, This Is Not a Film, Taxi e No Bears.

Nel 2022 Panahi era stato arrestato in seguito alle proteste promosse da un gruppo di cineasti iraniani, per poi essere rilasciato circa sette mesi dopo.

Il divieto nei suoi confronti è stato revocato nell’aprile 2023, permettendogli di partecipare al Festival di Cannes per presentare It Was Just an Accident. Il film, ispirato anche alla sua esperienza di detenzione, racconta la reazione di un gruppo di ex prigionieri nei confronti di una guardia accusata di averli torturati durante la loro reclusione. Dopo la presentazione a Cannes, il regista ha intrapreso un’intensa attività di promozione internazionale dell’opera.


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