Jafar Panahi

Jafar Panahi torna nel mirino delle autorità iraniane: condannato a cinque anni di carcere

Jafar Panahi condannato a cinque anni di carcere in Iran: per il regista, nuove restrizioni e procedimenti giudiziari a suo carico.

Jafar Panahi, vincitore della Palma d’Oro a Cannes e candidato all’Oscar, è ancora una volta nel mirino delle autorità iraniane. Secondo quanto riferito dai media locali, infatti, il regista è stato condannato a cinque anni e un mese di carcere, mentre nei suoi confronti sono state disposte anche la confisca dei beni e delle proprietà, un divieto di viaggio e il divieto di utilizzare i social media per due anni.

A confermare la notizia, come riportato da Variety, è stato il suo avvocato, Mostafa Nili, che ha dichiarato all’agenzia di stampa Emtedad che la Sezione 26 del Tribunale rivoluzionario di Teheran ha emesso il provvedimento. Nili ha inoltre spiegato che Panahi ha scoperto l’esistenza di procedimenti giudiziari a suo carico dopo che i suoi conti bancari erano stati improvvisamente congelati. In seguito, l’avvocato e il regista si sono recati presso l’Unità di Esecuzione delle Condanne della Procura per la Cultura e i Media, dove hanno appreso che Panahi era stato condannato in contumacia in un procedimento separato.

Attualmente, il regista deve affrontare tre procedimenti aperti in Iran. Secondo quanto riferito da Nili, tuttavia, non è stato convocato ufficialmente per le udienze, nonostante si trovi nel Paese. Panahi è rientrato in patria subito dopo la cerimonia degli Oscar del 15 marzo 2026, durante la quale It Was Just an Accident, il suo ultimo film, era candidato, e da allora non ha più lasciato l’Iran.

La nuova condanna si aggiunge a una pena detentiva di un anno e a una condanna a due anni di espatrio, inflitte nel 2025 dal Tribunale iraniano n. 26 con l’accusa di “attività di propaganda contro il sistema”. Il regista è da tempo nel mirino delle autorità della Repubblica Islamica. Nel luglio 2022 era stato arrestato e aveva trascorso sette mesi nel carcere di Evin, noto per le dure condizioni di detenzione, dopo che le autorità avevano riattivato una condanna a sei anni di reclusione inflittagli originariamente nel 2010, accompagnata dal divieto di girare film e di viaggiare per vent’anni.

Panahi si era recato in carcere per chiedere informazioni sulla sorte dei colleghi Mohammad Rasoulof e Mostafa Al-Ahmad, arrestati pochi giorni prima per aver criticato l’operato delle autorità in una lettera aperta. La riattivazione della condanna era legata alla partecipazione del regista, nel 2009, al funerale di uno studente ucciso a colpi d’arma da fuoco durante la Rivoluzione Verde e al suo successivo tentativo di realizzare un lungometraggio ambientato sullo sfondo della rivolta. Panahi era stato rilasciato nel febbraio 2023, dopo aver intrapreso uno sciopero della fame.

Per un periodo, la posizione delle autorità nei suoi confronti era sembrata meno rigida. Nel 2025, infatti, al regista era stato concesso di recarsi a Cannes per la prima volta in quindici anni, in occasione della presentazione di It Was Just an Accident, girato clandestinamente. Il film ha poi vinto la Palma d’Oro ed è stato candidato all’Oscar come miglior film internazionale, in rappresentanza della Francia.

Nelle fasi finali della campagna per i premi, Panahi aveva denunciato pubblicamente la sanguinosa repressione delle proteste pro-democrazia che avevano attraversato l’Iran nel gennaio 2026 e che, secondo le stime, avevano causato decine di migliaia di morti. Nonostante la tensione politica e i possibili rischi per la sua libertà, il regista aveva promesso di tornare in patria una volta conclusi gli impegni legati alla candidatura agli Oscar. Una promessa che ha mantenuto, rientrando in Iran subito dopo la cerimonia.


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