Jessie Buckley svela come interpretare La Sposa! le abbia dato un “dono” creativo, preparandola all’intenso ruolo di Hamnet.
Per Jessie Buckley, il passaggio dalla furia elettrica di The Bride! di Maggie Gyllenhaal alla delicatezza struggente di Hamnet di Chloé Zhao è stato più di una semplice transizione tra ruoli: è stato un vero e proprio dono creativo. L’attrice irlandese racconta al podcast The Awardist di Entertainment Weekly come l’esperienza l’abbia aiutata a entrare nella pelle di Agnes Hathaway, la madre devastata dalla morte del giovane Hamnet, e a trasformare il dolore in arte.
“L’ho visto per la prima volta quando ero incinta di otto mesi”, ricorda Buckley. “C’era solo me nello studio del fonico Johnnie Burn. È stato pazzesco: parlava così tanto di maternità, parto e famiglia…e io non stavo bene. Piangevo.” E non era l’unica a essere toccata dal film: la storia, che segue Agnes mentre affronta il lutto e scopre come la tragedia del figlio abbia ispirato William Shakespeare (Paul Mescal) a scrivere Amleto, ha commosso profondamente il pubblico.
Pur conoscendo già la trama, guardare il film è stato per Buckley un’esperienza totalmente diversa dal girarlo. “Non credo che tu sappia nemmeno appieno cosa stai facendo mentre film”, racconta ridendo. “Il cinema diventa qualcosa di più grande di te, un’espressione collettiva. Vedere tutte le sfumature, la musica, le scene di Paul che non avevo mai visto prima…è incredibile.”
Il pubblico è rimasto affascinato dalla sua performance: inizialmente misteriosa, poi autorevole e materna, fino alla devastazione che segue la perdita del figlio, pur rimanendo una presenza costante per gli altri figli e per il marito lontano. Il ruolo le ha già valso Golden Globe, BAFTA e Critics Choice Award, con gli Oscar e gli Actor Awards dei SAG ancora in ballo.
Due settimane prima delle prove di Hamnet, Buckley interpretava una donna completamente diversa: la moglie di Frankenstein in The Bride! (nelle sale italiane dal 5 marzo). “Ero nervosa, come avere le mani in una corrente elettrica attraversata dalla benzina”, racconta. “E poi Hamnet…è come mettere le mani nell’argilla e nella Terra.”
Sul set di Hamnet Buckley si è presentata esausta ma pronta a trasformare quella stanchezza in energia creativa. “I miei muscoli erano così tesi dopo Bride…è stato un vero dono. Devi entrare esattamente dove sei, con il 50% di te stessa e il 50% del mondo del personaggio”, spiega. “Non voglio recitare. Voglio essere.”
Con questo passaggio da furia elettrica a silenziosa devastazione, Jessie Buckley dimostra ancora una volta quanto la recitazione possa trasformarsi in alchimia: dolore, esperienza e arte che si fondono in un’unica, straordinaria performance.






