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Josh O’Connor svela il suo ruolo in Disclosure Day di Spielberg

Josh O’Connor racconta Disclosure Day di Spielberg: il suo personaggio e il talento speciale nel film con Emily Blunt.

Josh O’Connor continua a scegliere strade poco prevedibili, ma questa volta ha fatto un salto che in pochi si aspettavano. Dopo essersi fatto notare con produzioni in costume come The Crown, Emma e The Durrells, e aver consolidato la sua reputazione nel cinema drammatico contemporaneo con titoli come Challengers, Wake Up Dead Man e opere più intime come La Chimera e The Mastermind, l’attore britannico infatti, è ora protagonista di Disclosure Day, l’atteso film di fantascienza diretto da Steven Spielberg e interpretato anche da Emily Blunt. Un passaggio di carriera che lui stesso definisce “piuttosto sorprendente”.

“Non so se mi abbiano mai davvero entusiasmato”, racconta ridendo a Entertainment Weekly parlando delle scene d’azione. “A volte mi piacciono quei film, ma non avrei mai pensato di farne uno. Però è stato davvero divertente. Voglio dire, saltare su un treno in corsa: fantastico, a quanto pare!”.

Nel film interpreta Daniel Kellner, un giovane genio della sicurezza informatica in fuga dopo aver denunciato…qualcosa. I dettagli restano volutamente vaghi: la campagna promozionale mantiene il mistero, anche se è chiaro che la storia ruota attorno a alieni e segreti governativi. Nel trailer, il suo personaggio dichiara di volere “la piena divulgazione al mondo intero”.

O’Connor descrive Daniel come “un eroe poco affascinante», un uomo apparentemente ordinario. Ma sotto questa normalità si nasconde qualcosa di più: «Possiede un talento o un’abilità molto speciale, di cui è quasi inconsapevole. È diventata parte di lui nel tempo, e nel corso del film iniziamo a capire da dove proviene”.

L’attore non entra nei dettagli, ma lascia intendere che questa capacità abbia a che fare con la comunicazione ultraterrena trasmessa dal personaggio di Blunt. “In realtà non sono tanto le sue capacità a contare”, precisa. “È piuttosto la sua origine a essere importante”.

Il primo incontro con Spielberg, nel suo ufficio di New York, è stato quasi surreale: “Mi parlò solo di due personaggi che, per una ragione inspiegabile, si sentono attratti e cercano di ritrovarsi. Tutto qui”. Solo in seguito, con una nuova sceneggiatura di David Koepp — già collaboratore del regista in Jurassic Park, La guerra dei mondi e Indiana JonesO’Connor ha capito la portata del progetto: “C’era molto di più, e me ne sono innamorato”.

Uno degli aspetti che lo ha colpito di più è il ritmo: “È come l’inizio di una corsa dei 100 metri: parte e non si ferma più. C’è tanta azione, ma anche molto sentimento e speranza”.

Nonostante sia il 35° film di Spielberg, il regista continua a lavorare con un’energia sorprendente. “È estremamente attento, gentile e ancora curioso, come agli inizi”, racconta O’Connor. “Per una produzione così grande, è incredibile quanto sia presente. Il nostro rapporto è molto speciale”.

Cresciuto senza una grande frequentazione delle sale cinematografiche, O’Connor ha comunque visto da bambino E.T. l’extra-terrestre e Jurassic Park, per poi apprezzare più tardi titoli come Lincoln, Schindler’s List e Incontri ravvicinati del terzo tipo. “È come se fosse l’architetto dei nostri ricordi d’infanzia”, riflette.

Sul set di Disclosure Day, le suggestioni spielberghiane erano tangibili. “Il primo giorno sembrava di essere dentro Incontri ravvicinati del terzo tipo: uno scantinato, la nebbia, un fascio di luce enorme…ho pensato: “Cavolo, sono davvero in un film di Spielberg!””.

Il film, però, non si limita a richiamare il passato: ambisce a stare allo stesso livello dei grandi classici del regista. “Secondo me sì”, dice O’Connor. “Emily ha detto che qui si trovano risposte a domande lasciate aperte in Incontri ravvicinati del terzo tipo, e credo abbia ragione”.

Dopo aver visto una versione definitiva insieme a Blunt, l’attore ha notato quanto il film sia diventato ancora più attuale: “Il mondo oggi è più pericoloso, sembra esserci meno comprensione. Quando c’è tensione e conflitto, l’unica vera soluzione è la comunicazione”.

Ed è proprio questo, per lui, il cuore di Disclosure Day: “Parla di comunicazione, comprensione e ascolto. È una storia piena di speranza, pace e redenzione, senza cinismo. In questo momento sembra più necessaria che mai”.

E conclude con una riflessione sul regista: “Se c’è qualcuno capace di darci speranza e chiarezza in tempi bui, è Steven. È una persona profondamente ottimista e premurosa”. Disclosure Day arriverà nelle sale italiane l’11 giugno, distribuito da Universal Pictures.


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