Kieran Culkin racconta perché voleva rifiutare il ruolo in Hunger Games e come un consiglio della moglie lo abbia convinto ad accettare.
Kieran Culkin non era affatto convinto di voler interpretare Caesar Flickerman in Hunger Games: L’alba sulla mietitura. A frenarlo infatti, come riportato da EW, era soprattutto il confronto con Stanley Tucci, che aveva già dato il volto al personaggio nella trilogia originale e conquistato l’affetto dei fan. A fargli cambiare idea però è stato un suggerimento della moglie Jazz Charton, che gli ha permesso di trovare un modo per raccogliere la sfida senza rinunciare alla propria libertà interpretativa.
“Pensavo di essere una pessima scelta per questo ruolo”, ha raccontato l’attore sul tappeto rosso della première londinese del film.
Quando gli è stato proposto di entrare nel mondo di Hunger Games nei panni del celebre presentatore di Capitol City, Culkin ha subito pensato che accettare fosse una cattiva idea. L’eredità lasciata da Stanley Tucci, che aveva interpretato Caesar nei tre film originali, gli sembrava difficile da raccogliere e il timore di non essere all’altezza lo ha portato a considerare seriamente la possibilità di rifiutare.
“Era già troppa pressione. Per me era ovvio: non farlo, perché tutti adorano l’interpretazione di Stanley Tucci. Quindi ho pensato: “Mi odieranno”. Avevo la sensazione che mi stessero preparando al fallimento. Qualunque cosa avessi fatto, avrebbero detto: “Questo non è Caesar!””, ha rivelato a The Hollywood Reporter durante la première londinese di L’alba della mietitura, il 28 ottobre.
Ma il problema non era soltanto il confronto con il predecessore. Culkin non voleva nemmeno sentirsi obbligato a riproporre un’interpretazione già vista, rinunciando a costruire una propria versione del personaggio. “Sentivo di avere un’aura completamente diversa da quella di Stanley Tucci. Continuavo a chiedermi se volessi davvero essere vincolato alle scelte che un altro attore aveva fatto anni fa”, ha spiegato a Deadline.
“Non voglio fare quello che faceva Stanley Tucci, perché mi sembrerebbe di imitarlo, e non sarebbe bello. Voglio creare qualcosa di mio. Ma non voglio nemmeno ignorarlo completamente, perché altrimenti avrei la sensazione di non rendere giustizia alla storia e ai fan”. Un dilemma che lo ha accompagnato durante le prime riflessioni sul ruolo, fino a quando ne ha parlato con la moglie Jazz Charton.
Culkin le ha confidato di voler riprendere alcuni elementi dell’interpretazione di Tucci, ma di non essere sicuro di volerlo fare, perché desiderava sentirsi libero di affrontare il personaggio a modo proprio. La risposta di Charton, però, gli ha offerto una soluzione tanto semplice quanto efficace: “Perché non lo fai, ma scegli una cosa che ha fatto Stanley?”.
Un consiglio che l’attore ha apprezzato particolarmente, riconoscendo alla moglie, sposata con lui dal 2013, il merito di avergli fatto vedere la questione da una prospettiva diversa. “Lei non è un’attrice, non lavora nel mondo dello spettacolo, ma quello è stato il miglior consiglio. Ho pensato: “È una buona idea”. Poi ci ho riflettuto un attimo e mi sono detto: “Aspetta, è geniale””.
Anche l’incontro con il regista Francis Lawrence ha contribuito a tranquillizzarlo. Culkin aveva preparato un discorso per spiegare le proprie perplessità, ma Lawrence lo ha anticipato, mettendo subito in chiaro che non si aspettava una replica del Caesar di Stanley Tucci.
“Avevo preparato tutto un discorso da fare a Francis per il nostro primo incontro, ma prima che potessi parlare mi ha detto: “Adoro Stanley, adoro quello che ha fatto, la sua interpretazione è fantastica. Non fare niente di quello che ha fatto Stanley””, ha ricordato l’attore. Il regista gli ha anche detto di non preoccuparsi dei denti e dei capelli, invitandolo a sentirsi libero di trovare una propria interpretazione. Del resto, il Caesar che compare nel prequel si trova in un momento molto diverso della sua vita rispetto a quello portato sullo schermo da Tucci.
Hunger Games: L’alba sulla mietitura è ambientato 24 anni prima che Katniss Everdeen entri nell’arena e racconta le origini di Haymitch Abernathy, destinato a diventare il mentore della protagonista. La storia offre anche uno sguardo sul passato di altri personaggi già conosciuti nella saga, mostrando Caesar quando la sua carriera televisiva è ancora agli inizi.
La differenza rispetto alla versione interpretata da Tucci è proprio questa. “Quando Stanley lo interpreta, è già da 20, 24 anni il conduttore televisivo di riferimento del Campidoglio. A questo punto, invece, è un tipo ambizioso che cerca di diventarlo. La posta in gioco è alta, è ansioso, pensa che sia la sua ultima occasione, o la va o la spacca”, ha detto Culkin.
È stato questo diverso momento della vita di Caesar a permettergli di avvicinarsi al personaggio senza sentirsi costretto a ripercorrere le orme del collega. E, come ha ammesso scherzando, anche il fatto di non doversi preoccupare di “quei maledetti denti” ha reso tutto più semplice.
Hunger Games: L’alba sulla mietitura arriverà nelle sale italiane il 19 novembre, distribuito da Notorious Pictures.






