KPop Demon Hunters vince l’Oscar come miglior film d’animazione e celebra la Corea con un messaggio storico.
Il film d’animazione KPop Demon Hunters ha conquistato l’Oscar come miglior film d’animazione alla cerimonia degli Academy Awards, coronando un percorso già straordinario che lo ha reso il titolo più visto nella storia di Netflix. Nella corsa alla statuetta ha superato Arco, Elio, Il favoloso mondo di Amélie e Zootropolis 2, confermandosi come uno dei fenomeni cinematografici dell’anno.
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Il successo non è stato improvviso: il film ha dominato l’intera stagione dei premi, ottenendo riconoscimenti ai Golden Globe Awards, ai Critics’ Choice Awards, ai Producers Guild of America Awards e conquistando ben dieci Annie Awards, tra i più prestigiosi nel settore dell’animazione. Un consenso trasversale che ha consolidato la sua reputazione sia presso la critica sia presso il pubblico globale.
Diretto da Maggie Kang e Chris Appelhans e prodotto da Michelle LM Wong, il film ha anche segnato un traguardo storico: Kang e Wong sono le prime donne asiatiche a vincere l’Oscar per il miglior film d’animazione. Un risultato che assume un forte valore simbolico in termini di rappresentazione e inclusione. Durante il discorso di ringraziamento, come riportato da Variety, Kang ha dedicato il premio alla Corea e ai coreani di tutto il mondo, sottolineando come questo riconoscimento possa aprire la strada alle nuove generazioni.
Il successo della pellicola proseguirà con un sequel già annunciato, previsto per il 2029, che vedrà il ritorno dei registi e l’avvio di un nuovo accordo pluriennale esclusivo con Netflix. Un progetto che conferma la volontà di trasformare il film in un franchise di respiro internazionale.
Grande attenzione anche alla colonna sonora, elemento centrale dell’identità del film. La canzone Golden è candidata all’Oscar come miglior brano originale e, in caso di vittoria, diventerebbe la prima canzone K-pop a ottenere la statuetta. Tra gli autori figurano EJAE, che presta la voce alla protagonista Rumi, insieme a Mark Sonnenblick e alla casa di produzione sudcoreana Black Label.
Per EJAE, il progetto ha avuto anche un significato profondamente personale. L’artista ha raccontato come la scrittura delle canzoni sia stata un percorso di riscoperta e di guarigione, aiutandola a trasformare esperienze passate di rifiuto in forza creativa. Un lavoro che le ha permesso di accettare la propria voce e di rafforzare la fiducia in sé stessa, rendendo questo successo non solo professionale, ma anche umano.






