Mel Gibson consulta l’arcivescovo scomunicato Viganò per La Resurrezione di Cristo, le riprese sono in corso in Italia.
Mel Gibson, come riportato da Variety, sta consultando l’arcivescovo scomunicato Carlo Maria Viganò per il suo nuovo progetto: La Resurrezione di Cristo, sequel de La Passione di Cristo del 2004. Viganò, noto per aver definito Papa Francesco “un servo di Satana”, è stato scomunicato nel 2024 per il rifiuto di riconoscere l’autorità del Pontefice e la sua opposizione al Concilio Vaticano II. Ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, Viganò è anche celebre per le sue posizioni politiche e sociali conservatrici, tra cui il sostegno a Donald Trump, alle critiche ai diritti LGBTQ+ e ai vaccini.
Nonostante la scomunica, Viganò conserva il titolo di arcivescovo e ha fornito consulenza a Gibson sul film, partecipando persino alle riprese. Le scene esterne del sequel sono state girate in diverse località a sud di Roma, tra cui l’antica città di Matera, patrimonio mondiale dell’UNESCO, famosa per le sue grotte preistoriche.
Le riprese sono iniziate all’inizio di ottobre presso il nuovo Studio 22 degli Studi di Cinecittà, con un cast completamente rinnovato che vede: Jaakko Ohtonen, conosciuto per The Last Kingdom, nel ruolo di Gesù, l’attrice cubana Mariela Garriga in quello di Maria Maddalena, e Kasia Smutniak in Maria. Una troupe di oltre 500 persone è impegnata nella realizzazione di questo ambizioso progetto religioso ad alto budget.
Il nuovo film, diviso in due parti entrambe previste per il 2027, è prodotto da Gibson e Bruce Davey tramite Icon Productions, con Lionsgate come partner di distribuzione. Scritti da Gibson insieme a Randall Wallace (Braveheart), sono stati descritti dal regista come un “viaggio acido” e promettono di esplorare la resurrezione di Cristo, con ulteriori dettagli sulla trama ancora top secret.
Oltre 20 anni fa, La Passione di Cristo girato sempre a Cinecittà divenne uno dei film indipendenti di maggior successo della storia, incassando 610 milioni di dollari a livello globale. Usando l’aramaico, l’ebraico e il latino per una maggiore autenticità storica, raccontava le ultime 12 ore della vita di Gesù.






