LA TERRA DELL’ABBASTANZA dei FRATELLI D’INNOCENZO

LA TERRA DELL’ABBASTANZA dei FRATELLI D’INNOCENZO.

 “La realtà è brutale e il nostro intento non era quello di abbellirla. La violenza è sempre sciatta. Gli ultimi venti anni di storia italiana ci hanno lasciato valori sbagliati e un gran senso di frustrazione”.

Così i registi Damiano e Fabio D’Innocenzo, presenti alla proiezione ed incontro stampa assieme a parte del cast: Matteo Olivetti, al suo esordio attoriale, Max Tortora e Milena Mancini, parlano della loro opera prima, nelle sale dal 7 giugno, LA TERRA DELL’ABBONDANZA.

Una storia estremamente dura e concreta, priva di illusorie e false speranze buoniste, attraverso cui i Fratelli D’Innocenzo oltrepassano la semplice, conosciuta rappresentazione, vista svariare volte, mirando ad analizzare e sviscerare l’inesorabile declino interiore causato dal disperato desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita, per emergere dal quel grigio e devastante limbo in cui sì è nati e costretti a crescere.

L’ambiente periferico romano, in cui i due adolescenti protagonisti, Mirko (Andrea Carpenzano) e Manolo (Matteo Olivetti), si muovono nascondendo le paure, ignorando l’insistente voce della coscienza, viene così spogliato e privato da forzate, eccessive ed innaturali azioni, riuscendo a trasmettere e far percepire in modo tagliente e profondo, l’inquietudine causata dalla consapevolezza di aver intrapreso una strada senza ritorno, e grazie alla lineare essenzialità dei dialoghi, ulteriormente espressa dagli sguardo tremanti ed i gesti apparentemente sicuri.

I ragazzi, dopo aver involontariamente investito ed ucciso un pentito di un clan di zona, si convincono che la tragedia sia in realtà il colpo di fortuna che stavano aspettando, e la usano come espediente per entrare a far parte della malavita locale, lasciandosi completamente assorbire dai cruenti traffici della prostituzione, delle esecuzioni e della tratta di giovani ragazze.

A fare il primo passo verso l’inferno sarà in particolare Manolo, spinto dal suggerimento del padre Danilo (Max Tortora), uomo perso nell’aspirale del gioco delle macchinette, per il quale l’ingresso da parte del figlio nella criminalità altro non è che il treno del riscatto sociale, rispetto e denaro mai avuti prima perso e sul quale tenta ostinatamente e disperatamente di salire, sperando di riappropriarsi della dignità di essere umano, annientata dalla propria debolezza, incapacità ed inettitudine nel reagire.

La figura emotivamente forte di quest’ultimo viene affiancata da quella di Alessia (Milena Mancini), madre di Mirko,  egualmente in balia di se stessa e di una differente fragilità d’animo, che nonostante voglia fermare il drammatico crescente percorso degenerativo, finisce con l’arrendersi alla rassegnazione dell’ impietoso destino tristemente prevedibile.

LA TERRA DELL’ABBASTANZA, in conclusione è un’opera  che stupisce, colpisce e scuote in modo diretto, non deludendo le aspettative focalizzando l’attenzione sul dilagare universale linguaggio della violenza, che continua ad arruolare seguaci e mietere vittime.

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