Lee Byung-hun brilla in No Other Choice di Park Chan-wook: dark comedy sulla crisi del lavoro, premi a Venezia e Toronto.
La superstar sudcoreana Lee Byung-hun mette in mostra tutto il suo carisma da protagonista e sorprendenti doti comiche in No Other Choice, il nuovo film di Park Chan-wook. L’attore, come riportato da Variety, riesce a fondere la disperazione dell’uomo qualunque – viene spontaneo pensare a James Stewart nella Pottersville de La vita è meravigliosa – con il magnetismo di una grande star del cinema, senza rinunciare a una vena ironica essenziale per un ruolo così complesso.
Qui la RECENSIONE: No Other Choice, la recensione: Park Chan-wook e l’uomo che non doveva fallire
Il dramma dai toni dark-umoristici è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, dove ha raccolto recensioni entusiastiche. Al Toronto International Film Festival ha conquistato l’International People’s Choice Award e ha continuato a macinare consensi anche nella stagione dei premi, ottenendo nomination importanti: tre ai Gotham Awards e tre ai Golden Globes, con Lee candidato come miglior attore.
E non è difficile capire perché. In un’epoca segnata da incertezze economiche e precarietà lavorativa, No Other Choice è un titolo che risuona in modo particolarmente attuale.
Lee interpreta Man-su, un impiegato che ha lavorato per 25 anni in una cartiera, dedicando la sua vita alla carriera e, insieme alla moglie, costruendo una solida esistenza borghese per la sua famiglia. Sta vivendo il suo sogno, giusto? Sbagliato. Con l’arrivo di nuovi proprietari, Man-su viene licenziato e il suo mondo va in pezzi. I colloqui di lavoro si rivelano disastrosi, il figlio adolescente non accetta l’idea di dover rinunciare a Netflix e la famiglia è persino costretta ad affidare i cani a un parente. Per un manager di mezza età, il mercato del lavoro si dimostra spietato.
È questo contesto che spinge Man-su a elaborare un piano tanto assurdo quanto inquietante: individuare i migliori candidati per i lavori a cui aspira… ed eliminarli fisicamente. Semplice, almeno nella sua mente.
Basato sul romanzo noir The Ax di Donald Westlake, l’adattamento firmato da Park Chan-wook è una storia perfettamente calata nel presente, una riflessione feroce su quanto poco le aziende in rapida crescita, nella loro corsa al profitto, valorizzino i propri dipendenti.
La performance di Lee Byung-hun è stata ampiamente lodata dalla critica: un’interpretazione calibrata, capace di passare dall’ira all’umorismo, dalla tenerezza alla farsa. L’attore non è certo un volto sconosciuto al pubblico internazionale: ha recitato in produzioni hollywoodiane ad alto budget come G.I. Joe – La nascita dei Cobra, il sequel, Red 2 e Terminator Genisys. In patria è protagonista di alcuni dei più importanti film sudcoreani degli ultimi vent’anni, tra cui Concrete Utopia, Masquerade, Inside Men, I Saw the Devil e Joint Security Area, che ha segnato l’inizio della sua collaborazione – e amicizia – con Park.
La sua prova in No Other Choice conferma una versatilità che potrebbe sorprendere chi lo conosce soprattutto per il ruolo freddo e inquietante del Front Man in Squid Game. Nella serie Netflix di successo globale, il personaggio interpretato da Lee è l’esatto opposto di Man-su: una figura potente e misteriosa, burattinaio di un gioco mortale in cui i partecipanti rischiano la vita per un premio in denaro. Un uomo segnato da un passato tragico, che lascia intravedere un barlume di umanità nel finale della serie, anche nel rapporto con il giocatore 456, Gi-hun (Lee Jung-jae). Memorabile anche il suo intenso confronto silenzioso con Cate Blanchett nella terza stagione.
E come se non bastasse essere coinvolto in due dei maggiori prodotti di esportazione culturale della Corea del Sud degli ultimi anni, Lee presta la voce anche a un altro fenomeno Netflix, KPop Demon Hunters.
Questo è il dono di Lee Byung-hun: una superstar capace di ribaltare i luoghi comuni, passare dal thriller sociale alla commedia nera, fino a tuffarsi in un musical animato, dimostrando al pubblico globale di essere molto più di un semplice “front man” di un gioco degenerato.






