A Knight of the Seven Kingdoms

Lo showrunner racconta la seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms

Ira Parker racconta la seconda stagione della serie A Knight of the Seven Kingdoms: “È stata una vera impresa”.

La seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms è quasi arrivata alla fine delle riprese, ma per Ira Parker il percorso è stato tutt’altro che semplice. Lo showrunner della serie HBO racconta infatti una produzione segnata da numerose difficoltà, soprattutto legate al clima, ma anche da importanti soddisfazioni: la prima stagione ha ricevuto nove nomination agli Emmy, compresa quella per la miglior serie drammatica, e ha riportato grande attenzione sull’universo di Game of Thrones.

La nuova stagione adatta La spada giurata, il secondo racconto di George R.R. Martin dedicato a Dunk ed Egg. Per ricreare l’ambientazione della storia, la produzione si è spostata dall’Irlanda del Nord alla Spagna, scelta perché il libro racconta un periodo di siccità. Il problema è che proprio il luogo scelto per rappresentare il clima secco è stato colpito da una tempesta eccezionale.

Parker racconta che le riprese sono state interrotte più volte a causa della pioggia, degli allagamenti e delle emergenze nella zona. Una situazione che ha reso molto difficile lavorare con continuità. Se la prima stagione era stata già complessa per i tempi stretti e i continui spostamenti, la seconda si è rivelata ancora più impegnativa: “È stata una stagione brutale”, ammette.

A rendere il lavoro più semplice, però, è stata l’esperienza dei protagonisti. Peter Claffey e Dexter Sol Ansell, che interpretano Dunk ed Egg, hanno avuto più tempo per entrare nei personaggi e affrontare le richieste della serie.

Gli episodi manterranno una durata simile alla prima stagione, circa 35 minuti. Parker spiega che la scelta dipende dalla struttura delle storie di Martin, che hanno una lunghezza molto simile tra loro.

Guardando oltre la seconda stagione, Parker ha già immaginato un possibile futuro per la serie. Dopo aver adattato le tre novelle attualmente disponibili su Dunk ed Egg, gli piacerebbe non chiudere definitivamente la storia, ma prendersi una pausa di alcuni anni e tornare quando gli attori saranno cresciuti.

L’idea sarebbe raccontare una nuova fase della vita dei personaggi: un Egg più adulto, coinvolto nella politica del regno, nelle vicende di Approdo del Re e di Summerhall. Per Parker sarebbe un modo per far crescere la serie insieme ai suoi protagonisti, permettendo anche al gruppo creativo di raccontare qualcosa di diverso nel tempo.

Lo showrunner sa che una scelta del genere sarebbe poco comune per una serie televisiva e che dipenderebbe dalla volontà della HBO e dall’interesse del pubblico. Ma, se ci fosse ancora entusiasmo attorno alla storia, considera questa evoluzione una possibilità molto interessante.

Su un eventuale cambio di attore per interpretare Egg dopo una lunga pausa, però, Parker non ha dubbi: Dexter Sol Ansell è il suo Egg e Peter Claffey è il suo Dunk. Non immagina la serie senza di loro. Nonostante i ritardi causati dal maltempo, Parker è convinto che la seconda stagione arriverà nella prima metà del prossimo anno.

Anche George R.R. Martin ha contribuito alla nuova stagione con materiale inedito. Parker rivela di aver ricevuto alcune pagine provenienti dagli archivi dello scrittore: testi in prosa che sono stati inseriti nella serie e che rappresentano, per i fan più attenti, materiale ufficialmente legato al mondo di Martin.

La nomination agli Emmy per la miglior serie drammatica è stata una sorpresa per Parker. Lo showrunner ha svelato di aver scoperto la notizia mentre era impegnato nel montaggio e con il telefono silenziato. È stata la sua compagna, con una telefonata, a fargli capire che era arrivata una buona notizia.

Più della sorpresa, però, Parker ha provato sollievo: la candidatura gli ha confermato che la serie era riuscita davvero a coinvolgere il pubblico. Per lui il riconoscimento appartiene soprattutto alla squadra che ha lavorato alla produzione, in particolare alla troupe di Belfast.

Tra le nomination che avrebbe voluto vedere arrivare cita soprattutto quelle per Peter Claffey e Dexter Sol Ansell. Secondo Parker, Claffey ha affrontato un lavoro estremamente impegnativo, sia dal punto di vista fisico sia interpretativo, riuscendo sempre a mantenere grande professionalità. Anche la scelta dei due protagonisti viene considerata uno degli elementi più importanti della serie: trovare un attore capace di interpretare un cavaliere imponente e, allo stesso tempo, un giovane protagonista come Egg non era un compito semplice.

Parker elogia anche il resto del cast e della troupe, ricordando quanto fosse difficile costruire un nuovo progetto all’interno di un universo già molto conosciuto come quello di Game of Thrones.

Lo showrunner rivela poi di non aver mai parlato direttamente con David Benioff e Dan Weiss, gli autori della serie originale. Sa che Dan Weiss era passato da Belfast durante le riprese e che conosce molte persone della troupe, ma un incontro non è mai avvenuto. Parker avrebbe voluto confrontarsi con loro prima di iniziare il progetto, per capire meglio cosa significasse lavorare su una produzione legata a Game of Thrones. Non esclude però di poterli incontrare in futuro.

Da fan della serie originale, Parker dice di non avere un episodio preferito in assoluto, ma ricorda alcuni momenti che lo hanno colpito particolarmente. Tra questi ci sono la nascita dei draghi di Daenerys e la scena in cui la giovane Targaryen vende i suoi draghi al padrone degli schiavi.

Tra gli episodi più spettacolari cita anche “La battaglia dei bastardi”, che considera ancora oggi uno dei momenti più riusciti della televisione contemporanea.

Il suo momento preferito, però, come riportato da The Hollywood Reporter, non è necessariamente una grande scena d’azione. Parker indica il dialogo tra Arya e il Mastino sul ponte prima della battaglia finale: una scena più intima e silenziosa, che secondo lui racconta perfettamente il legame tra i due personaggi.


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