L'Odissea Samantha Norton

L’Odissea: Samantha Morton svela come la sua intensa Circe

Samantha Morton svela come ha costruito la sua intensa Circe ne L’Odissea di Nolan e perché il ruolo è stato una rinascita.

Ci sono interpretazioni che non hanno bisogno di occupare tutto il film per farsi ricordare, e ne L’Odissea di Christopher Nolan, a Samantha Morton bastano una decina di minuti per rubare la scena. La sua Circe è magnetica, inquietante e profondamente umana: non la classica seduttrice dell’epica omerica, ma una donna ferita che ha trasformato la magia nella sua unica difesa contro la violenza degli uomini. E proprio questa lettura del personaggio ha conquistato il pubblico.

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Nell’epopea di Omero, Circe gioca con i compagni di Ulisse e li trasforma in maiali quasi per capriccio. La Morton, invece, le dà una dimensione completamente diversa, affondando le radici del personaggio nella sofferenza e nel trauma.

“La mia è una famiglia di militari”, racconta l’attrice. “La guerra è complicata. Gli uomini sono complicati. I nostri rapporti con loro come mogli, sorelle e figlie sono complicati”. A ispirarla sono state anche le storie di violenza sessuale vissute da alcune persone della sua famiglia. “Ho pensato anche a questo”, spiega, raccontando che interpretare Circe le ha permesso di riflettere a lungo “sul comportamento dell’umanità e, in particolare, degli uomini”.

Per la Morton, però, questo film significa anche altro. Quando Christopher Nolan la contattò per parlarle del progetto, la sua prima reazione fu incredulità. “Quando ho ricevuto la chiamata, ho iniziato a piangere”, ricorda. Dopo aver letto la sceneggiatura, non sapeva ancora se il ruolo sarebbe stato suo. “Quando mi ha richiamata e mi ha chiesto se volevo farlo, sono rimasta senza parole. Avrebbe potuto scegliere chiunque al mondo, e ha scelto me”.

Una chiamata che è arrivata in un momento particolare della sua carriera. Attrice fin da bambina, candidata a due premi Oscar e protagonista di film come Minority Report, Sweet and Lowdown, In America e, più recentemente, The Whale, la Morton sentiva che Hollywood le stava offrendo sempre meno occasioni. “Con l’avanzare dell’età, per un’attrice ruoli come questo diventano sempre più rari”, ammette. “Continuo a lavorare con regolarità, ma soprattutto nel cinema indipendente e in televisione”.

Sul set di Nolan, come riportato da Variety, ha trovato un ambiente molto diverso da quello che ci si potrebbe aspettare da una produzione di queste dimensioni. Ricorda un regista presente, disponibile e attento agli attori. “Chris si è assicurato che avessi tutto il tempo e tutto ciò di cui avevo bisogno. C’era un incredibile senso di libertà e fiducia, accompagnato da indicazioni sempre gentili”.

Anche lavorare con le enormi telecamere IMAX, utilizzate per l’intero film, è stato meno intimidatorio del previsto. “Mentirei se dicessi che la prima ripresa non è stata…interessante”, scherza. “Sono gigantesche e ti ritrovi l’obiettivo praticamente davanti al viso. All’inizio pensi solo: “Wow”. Poi te ne dimentichi e diventano una telecamera come tutte le altre”.

Tra i momenti che l’hanno colpita di più c’è il lungo monologo in cui Circe parla della crudeltà degli uomini e dell’abuso del potere. “È così incisivo perché non contiene fronzoli”, dice riferendosi alla scrittura di Nolan. “È essenziale, diretto, puro”.

Più che un semplice ruolo in un blockbuster, L’Odissea rappresenta per Samantha Morton un nuovo inizio. “È stata come una rinascita”, confessa. “Ho potuto fare ciò che so fare meglio. Ottenere questo ruolo è stata una seconda possibilità per essere vista da un pubblico più ampio”.

La sua interpretazione è già tra quelle di cui si parla in vista della stagione dei premi. Ma lei non sembra interessata a rincorrere riconoscimenti. “Se i tuoi colleghi pensano che tu meriti un premio, significa molto”, conclude. “Ma non ho mai inseguito quel tipo di gratificazione. Amo semplicemente quello che faccio”.


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