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Luca Guadagnino difende Timothée Chalamet dopo le polemiche su cinema, balletto e opera

Guadagnino difende Chalamet dalle polemiche su cinema e opera e parla dei suoi nuovi progetti tra teatro e cinema.

Il regista Luca Guadagnino è intervenuto, almeno in parte, in difesa di Timothée Chalamet dopo le polemiche nate dalle sue recenti dichiarazioni virali sul rapporto tra cinema e arti come balletto e opera. L’attore, protagonista del film Marty Supreme, aveva espresso durante un evento organizzato da CNN e Variety il timore che la fruizione dei film in sala possa finire per diventare simile a quella del “balletto o dell’opera”, forme che — secondo le sue parole — continuano a difendere la tradizione anche se “a nessuno importa più”, scatenando reazioni nel mondo della danza e della lirica.

Tra le istituzioni che hanno risposto anche il Maggio Musicale Fiorentino, che sui social ha replicato invitando ironicamente Chalamet a partecipare a una rappresentazione de “La morte di Klinghoffer” di John Adams, sottolineando come l’opera sia “viva, vegeta e che conta davvero per le persone”. L’invito si inserisce nel contesto della produzione diretta da Guadagnino, in programma al festival fiorentino.

In un’intervista a La Stampa, rilasciata in vista della prima dell’opera The Death of Klinghoffer al Maggio Musicale Fiorentino il 19 aprile, Guadagnino ha commentato la vicenda dicendo: “Non uso i social media e non capisco come un singolo commento possa trasformarsi in una polemica planetaria”. Il regista ha poi aggiunto: “Forse Timothée avrebbe potuto risparmiarsi la vita. Ma è giovane, intelligente, sensibile e teme che il cinema possa diventare marginale. Ed è proprio per questo che ogni forma di immaginazione dovrebbe essere coltivata. Dobbiamo unire le arti, non separarle”.

Guadagnino ha inoltre ribadito il suo approccio alla regia operistica in vista del suo futuro impegno con Un Ballo in Maschera al Teatro alla Scala di Milano, affermando di non lavorare “come un regista cinematografico che fa opere per attirare l’attenzione della stampa, ma come un regista che fa opere e basta”. Nell’intervista ha anche descritto il lavoro di John Adams e della librettista Alice Goodman come un’esplorazione della “dimensione atavica, mitica e mitologica di due popoli [ebrei e palestinesi] condannati a un rapporto simbiotico e conflittuale, quindi profondamente inquietante”.

Infine, il regista ha parlato del suo nuovo film Artificial, prodotto da Amazon MGM Studios e attualmente in fase avanzata di lavorazione, che dovrebbe essere presentato alla prossima Mostra del Cinema di Venezia. Il progetto, che affronta il tema dell’intelligenza artificiale e vanta un cast composto da Andrew Garfield, Monica Barbaro, Jason Schwartzman e Yura Borisov, è stato descritto da Guadagnino come “la storia di un gruppo di ragazzi che scommettono sull’utopia di un’intelligenza artificiale in grado di autogenerarsi, con tutte le conseguenze etiche che ciò comporta”.


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