L’ultimo abbraccio – Chi come me di Michele Mally

L’ultimo abbraccio – Chi come me di Michele Mally in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2026

L’ultimo abbraccio – Chi come me, il documentario di Michele Mally, arriva in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2026.

Solitudine, paura, rabbia, autolesionismo, difficoltà a riconoscersi nel proprio corpo, incomprensioni con i genitori e, soprattutto, un profondo bisogno di essere ascoltati. Sono alcune delle esperienze che attraversano l’adolescenza raccontata da Chi come me, l’acclamato spettacolo diretto da Andrée Ruth Shammah su testo del drammaturgo israeliano Roy Chen, da cui nasce L’ULTIMO ABBRACCIO – “Chi come me”, il documentario diretto da Michele Mally per 3D Produzioni, che sarà presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2026.

La prima proiezione è in programma lunedì 19 ottobre alle ore 17.00 all’Auditorium del MAXXI, mentre il film sarà replicato mercoledì 21 ottobre alle ore 19.00 nella Sala 6 del Cinema Giulio Cesare.

L’ultimo abbraccio – Chi come me di Michele Mally in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2026 poster

Al centro dello spettacolo ci sono cinque adolescenti ricoverati nel reparto giovanile di un centro di salute mentale, diversi per storia, carattere e difficoltà, ma accomunati dalla fatica di trovare le parole per raccontare ciò che provano. L’incontro con un’insegnante di teatro apre progressivamente uno spazio nel quale possono entrare in relazione con gli altri e con sé stessi. A emergere non sono però le diagnosi, ma le persone, con il desiderio di amore e riconoscimento, la paura del giudizio, la solitudine, la rabbia e la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo. Accanto a loro ci sono gli adulti, genitori spesso impreparati e fragili a loro volta, chiamati a confrontarsi con la complessità di ciò che accade ai propri figli.

In trecento repliche, Chi come me ha incontrato un pubblico di generazioni diverse, registrando continui sold out e andando ben oltre la semplice rappresentazione teatrale. Gli spettatori lo hanno definito “molto più di uno spettacolo”, “un’esperienza di vita”, “un percorso emozionale e di conoscenza”, raccontando di conversazioni nate tra genitori e figli, del desiderio di tornare e condividere quell’esperienza e di domande rimaste aperte anche dopo l’uscita dalla sala. “Più che una messa in scena, una messa in vita” è una delle espressioni che meglio restituiscono il rapporto creatosi tra l’opera e il suo pubblico.

È proprio questa esperienza a essere al centro de L’ultimo abbraccio – “Chi come me”. Michele Mally segue l’ultima recita al Teatro Franco Parenti di Milano e il suo dietro le quinte, per poi allargare lo sguardo a ciò che lo spettacolo ha prodotto negli spettatori. Attraverso le testimonianze di psicologi, intellettuali, artisti e semplici spettatori, il documentario affronta temi come disforia di genere, autolesionismo, fragilità psicologica, solitudine, malessere esistenziale, bisogno di riconoscimento e difficoltà del dialogo tra genitori e figli, interrogandosi sul modo in cui guardiamo al disagio dei più giovani.

Spesso osservato attraverso definizioni, diagnosi, statistiche e categorie, nel film il malessere adolescenziale torna così ad avere il volto e la voce di persone concrete. La domanda diventa allora quanto siamo davvero capaci di ascoltare e di riconoscere una persona prima della sua fragilità, ma anche cosa accade quando, nell’esperienza di qualcuno apparentemente lontano, scopriamo qualcosa che riguarda anche noi.

È una riflessione presente fin dall’origine nel lavoro di Roy Chen, nato dall’esperienza vissuta dall’autore nel 2019 all’interno di un centro di salute mentale per adolescenti in Israele e dal desiderio, da lui stesso dichiarato, di contribuire ad aumentare un livello di compassione sempre a rischio di affievolirsi.

Il momento culminante arriva con il gioco “Chi come me…”, una serie di domande sempre più intime alle quali anche il pubblico risponde alzando una mano. Paura, dolore, solitudine, ferite e bisogno d’amore diventano esperienze condivise, riducendo la distanza tra chi guarda e chi è guardato. È anche qui che il documentario individua la forza di Chi come me: nella possibilità di riconoscersi nell’esperienza di qualcuno che credevamo diverso da noi.

Anche il titolo, L’ultimo abbraccio, nasce da questa idea di vicinanza, da un legame fondato sull’ascolto e sul riconoscimento dell’altro, capace di mettere in discussione il confine tra “noi” e “loro”.


Pubblicato

in

da

Tag: