La Sposa! Maggie Gyllenhaal

Maggie Gyllenhaal e le polemiche sulla violenza in La Sposa! dopo i test screening

Maggie Gyllenhaal racconta le polemiche sulle scene di violenza in La Sposa e le richieste della Warner Bros. dopo i test screening.

Durante una recente intervista al podcast The Interview del The New York Times, Maggie Gyllenhaal, come riportato da Variety, ha raccontato le difficoltà affrontate con le proiezioni di prova del suo nuovo film da regista, La Sposa!, rivelando come alcune sequenze – in particolare quelle legate alla violenza, anche sessuale – abbiano suscitato forti reazioni.

Il film, nelle sale italiane dal 5 marzo distribuito da Warner Bros., è una reinterpretazione in chiave moderna de La moglie di Frankenstein, vede protagonisti Jessie Buckley e Christian Bale. Per Gyllenhaal si tratta del secondo lungometraggio dietro la macchina da presa, nonché del suo primo progetto all’interno del sistema degli studios.

“C’è violenza sessuale. C’è violenza. Essendo un film di un grande studio, lo abbiamo testato più e più volte”, ha spiegato la regista. “Abbiamo organizzato grandi proiezioni nei centri commerciali, con il pubblico che entrava a vederlo. Non avevo mai vissuto un’esperienza simile, né come attrice né come regista. È stato affascinante”.

Tra le osservazioni più ricorrenti emerse durante gli screening, proprio l’eccessiva durezza di alcune scene. “Una delle domande era: è troppo violento?”, ha raccontato. “Un’amica mi ha detto – senza essere riduttiva – “Chissà se fossi stato un uomo a dirigere questo film, avresti ricevuto le stesse critiche?””.

Secondo Gyllenhaal, la Warner Bros. ha chiesto di alleggerire alcuni momenti particolarmente crudi. “Ci è stato chiesto di eliminare qualcosa”, ha ammesso. “Quello che vedrete al cinema è leggermente diverso dalla versione originale”. Tuttavia, la regista ha sottolineato come per lei fosse fondamentale non desensibilizzare la violenza rappresentata.

Era importante che ogni morte avesse un peso”, ha spiegato. “C’è la versione “Stormtrooper”, in cui i personaggi indossano maschere e non sai chi siano davvero. E poi c’è una versione in cui ogni singola morte comporta una conseguenza, un costo emotivo. Io volevo quest’ultima”.

Particolarmente delicato il tema della violenza sessuale, che ha generato reazioni contrastanti durante le proiezioni di prova. “Alcune donne mi hanno detto: “Non voglio vedere una donna che viene violentata”. E, in verità, nemmeno io voglio assistere a qualcosa del genere”, ha dichiarato. “Ma è una realtà fondamentale della cultura in cui viviamo. Mentre montavo il film, nel mondo continuavano a verificarsi episodi di brutale violenza contro le donne. Se decidiamo di mostrarla, dobbiamo farlo in un modo che sia difficile da guardare, perché è davvero orribile”.

Gyllenhaal ha ricordato come il tema sia presente nella sua riflessione artistica fin dagli esordi, citando anche Secretary, il film che la rese nota a soli 22 anni. “È un argomento su cui ho riflettuto a lungo. So che sarà difficile da vedere, ma credo che possiamo sostenerne il peso”.

Il confronto con lo studio, ha precisato, non è stato negativo, ma stimolante. “È stato difficile solo perché era qualcosa di nuovo per me. Mi è piaciuto molto lavorare con Pam Abdy, che guida la Warner Bros. insieme a Mike De Luca. Mi capiva. C’erano momenti in cui mi diceva: “Maggie, non puoi far sì che Frankenstein lecchi il vomito nero dal collo della Sposa. È troppo. Non puoi farlo”. Ma capiva perché volevo spingermi fin lì”.

Dopo l’acclamato esordio con La figlia perduta, che le è valso una nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale e candidature per Olivia Colman e ancora Jessie Buckley, Gyllenhaal torna dunque con un’opera che promette di far discutere.


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