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Marty Supreme, la trasformazione di Timothée Chalamet: cinque protesi e un’ora al trucco

Marty Supreme: Timothée Chalamet ha indossato cinque protesi e trascorso un’ora al trucco per trasformarsi in un volto segnato dall’acne.

Per Marty Supreme, Timothée Chalamet ha dovuto abbandonare ogni aura da star patinata. Il suo personaggio, Marty, doveva incarnare un ragazzo cresciuto nelle strade di New York, e il regista Josh Safdie era determinato a raggiungere un livello di autenticità totale, non solo nella messa in scena ma anche nell’aspetto fisico ed emotivo dei personaggi.

“Non avrebbe avuto senso prendere Timothée e farlo sembrare una star del cinema così pulita”, spiega Mike Fontaine, truccatore prostetico candidato ai Makeup and Hair Stylists Guild Awards e finalista agli Oscar per il miglior trucco. Fontaine, come riportato da Variety, ha lavorato a stretto contatto con Safdie e con la make-up artist Kyra Panchenko per far sì che Chalamet si integrasse perfettamente nel mondo crudo e realistico del film.

La storia segue Marty, un giovane ambizioso del Lower East Side di New York, convinto che il tennistavolo possa essere la sua via verso il successo. Ambientato nel 1952, il film ritrae Marty come un piccolo truffatore che lavora nel negozio di scarpe della famiglia, dove finge che le taglie dei clienti siano esaurite per spingerli ad acquistare modelli più costosi. Nel frattempo, è costantemente alla ricerca del prossimo colpo che possa arricchirlo rapidamente.

“Josh sapeva esattamente cosa voleva”, racconta Fontaine. “Voleva cicatrici da acne, cheloidi, come se Marty fosse stato coinvolto in risse o avesse avuto una vita dura”. Il volto del personaggio presenta infatti una cicatrice ben visibile sullo zigomo e altre sotto il mento, dettagli che suggeriscono un passato fatto di difficoltà e violenza.

In una scena particolarmente dinamica, Marty salta da una finestra e scende lungo una scala antincendio per sfuggire alla polizia. “Guardandola, si ha l’impressione che non sia la prima volta che lo fa”, aggiunge Fontaine. “Probabilmente ha già preso qualche colpo ed è caduto più di una volta”.

Durante la produzione, la sfida principale era capire fino a che punto spingersi con il trucco. “Per Marty Supreme abbiamo avuto il grande vantaggio di poter fare numerosi provini con il direttore della fotografia Darius Khondji, che ha filmato Timothée direttamente sul set”. Dopo aver analizzato il materiale insieme a Chalamet e Safdie, Fontaine si rese conto che il trucco risultava troppo estremo e decise di ripensarlo completamente. L’obiettivo era renderlo credibile ma invisibile agli occhi del pubblico.

Ogni giorno, Chalamet trascorreva circa un’ora sulla sedia del trucco. “Io, Kyra e l’hairstylist Jimmy Goode ci occupavamo di lui contemporaneamente nella sua roulotte”, spiega Fontaine. “Kyra lavorava sulle sopracciglia, mentre Jimmy sistemava i capelli”.

In totale, l’attore indossava cinque protesi: due grandi sulle guance per ricreare la texture irregolare della pelle segnata dall’acne, una sullo zigomo per una cicatrice profonda, due più piccole sotto il labbro e una lunga cicatrice sotto il mento.

Dal momento che Khondji girava numerosi primi piani con teleobiettivi, il volto di Chalamet era spesso in primissimo piano, rendendo necessaria un’attenzione maniacale ai dettagli. Fontaine doveva inoltre “inzupparlo di sudore finto” durante le intense partite di ping-pong che scandiscono il film.

Safdie cercava un ulteriore livello di realismo anche per quanto riguardava la vista del personaggio. Invece di semplici occhiali di scena, il regista ha scelto una combinazione di lenti a contatto e occhiali da vista reali. “Abbiamo messo delle lenti a contatto che offuscavano la vista di Timothée, e sopra degli occhiali molto pesanti”, spiega Fontaine. “In questo modo, i suoi occhi sembravano davvero piccoli e rotondi”.

Come raccontato dallo stesso Safdie, la combinazione prevedeva lenti a contatto +10 e occhiali con lenti -10, così che, una volta tolti gli occhiali, Chalamet non riuscisse praticamente a vedere nulla. “Quando le ha provate, mi ha chiamato dicendo: “Ho le lenti +10 e sono completamente frastornato””, ricorda il regista.

Secondo Safdie, l’attore descrisse la sensazione come quella di “essere dentro una boccia per pesci”. Nonostante il disagio, Chalamet non esitò: “Farò tutto quello che mi chiederai”, gli disse, dimostrando ancora una volta la sua totale dedizione al ruolo.


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