Michael B. Jordan tra ritorni, sfide e rinascite creative: da Sinners a Thomas Crown Affair fino al futuro di Creed.
Michael B. Jordan è tornato negli Stati Uniti dopo un lungo anno trascorso a Londra per dirigere The Thomas Crown Affair. Appena rientrato, come riportato da Variety, ha raccontato di essere ancora immerso nel vortice di interviste e impegni, ma felice di essersi finalmente potuto sedere sul divano con i nipoti, giocare a Pokémon e comprare Lego: un momento di normalità che gli era mancato.
Il suo ritorno ha coinciso con l’uscita di Sinners, il nuovo film di Ryan Coogler ambientato nel Mississippi degli anni Trenta, in piena era Jim Crow, dove interpreta due fratelli gemelli in una storia che intreccia sopravvivenza, ambizione e forze soprannaturali. Un ruolo per lui totalizzante, più impegnativo di qualsiasi altro affrontato in passato, non sorprende quindi che lo abbia definito “la seconda cosa più difficile” della sua carriera, subito dopo la regia di Creed III.
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Ciò che lo ha colpito fin dall’inizio è stato il carattere profondamente personale del progetto per Coogler, ispirato al rapporto con lo zio James e con il blues. Jordan ricorda di aver percepito immediatamente il desiderio del regista di tornare a una storia intima dopo anni di franchise: una scintilla creativa che gli ha trasmesso entusiasmo e senso di responsabilità. Interpretare due uomini adulti, già formati e privi di un arco di crescita tradizionale, lo ha costretto ad affrontare una sfida nuova: comprenderne l’identità senza trasformarla, restituendo al pubblico due presenze distinte e complete.
Per riuscirci, ha dovuto “spegnere” la voce interna da regista e produttore che inevitabilmente lo accompagna dopo l’esperienza dietro la macchina da presa. Coogler gli aveva chiesto di concentrarsi unicamente sulla recitazione, e Jordan ha accettato di lasciarsi guidare, affrontando il dialetto del Sud, gli elementi fantastici e la complessità emotiva del doppio ruolo. Le riprese in Louisiana sono state intense, fisicamente ed emotivamente, spingendolo a confrontarsi con nuovi limiti e a superarli.
Accanto a lui, un cast che ha definito una vera famiglia: Delroy Lindo, Hailee Steinfeld e soprattutto Miles Caton, alla sua prima esperienza cinematografica. Jordan elogia Caton per aver imparato a suonare la chitarra in pochi mesi e per una naturalezza che non lascia intuire la sua inesperienza. È l’ambiente che Coogler sa creare, spiega Jordan: uno spazio in cui tutti si sentono liberi di dare il meglio.
La promozione del film, per Jordan, è stata soprattutto un’occasione per celebrare il regista. Parla di Coogler con affetto e ammirazione, convinto che Sinners possa rappresentare un passo importante nella storia del cinema nero e dell’horror, due territori spesso trascurati dai premi. Vuole che Coogler riceva il riconoscimento che merita: è, dice, un artista dal grande cuore, un marito, un padre e un collaboratore straordinario, qualcuno che rende l’industria un posto migliore a ogni nuova storia raccontata.
Guardando avanti, Jordan parla della sua reinterpretazione di The Thomas Crown Affair, un progetto che desiderava da anni, ispirato prima dalla versione con Pierce Brosnan e poi da quella con Steve McQueen. Non voleva un semplice reboot, ma un film con una posta emotiva diversa, più contemporanea, pur mantenendo eleganza, arte e romanticismo. Un cast d’eccezione — Adria Arjona, Kenneth Branagh, Pilou Asbæk, Danai Gurira — e la visione estetica di Ruth E. Carter completano il quadro.
E poi c’è Creed. Jordan conferma che Creed IV arriverà, anche se non nell’immediato, e che il “Creed-verse” continuerà a espandersi con nuovi personaggi, una serie dedicata ad Amara, la figlia di Adonis, e altre storie in sviluppo. Non vuole restare sul ring per altri quindici anni, scherza, ma è convinto che il mondo narrativo costruito possa ancora offrire molto senza dipendere unicamente dalla sua presenza.
Tra un ricordo e un’anticipazione, Jordan racconta anche le sue passioni: la sua interpretazione preferita di Denzel Washington — Malcolm X —, il fascino di Angela Bassett in Waiting to Exhale, il sogno di lavorare con Leonardo DiCaprio e il desiderio impossibile di collaborare con Sidney Poitier o Dorothy Dandridge.
In questa fase della sua carriera, Jordan appare più consapevole che mai: impegnato in progetti “bigger than himself”, affezionato alle persone con cui lavora, desideroso di crescere e di spingersi ogni volta oltre. Sinners, The Thomas Crown Affair e il futuro del franchise Creed non sono solo film, ma tappe di un percorso che lui stesso descrive come un’evoluzione creativa e personale.






