Michelle Yeoh alla Berlinale: “A Hollywood l’età è ancora un pregiudizio. Delusa dagli Oscar per Wicked 2”.
Michelle Yeoh non ha mai avuto paura di dire quello che pensa. Tre anni dopo aver fatto la storia come prima attrice asiatica a vincere l’Oscar da protagonista per Everything Everywhere All at Once, l’attrice è a Berlino per ricevere l’Orso d’Oro alla carriera e si prepara a essere celebrata con una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Ma guai a pensare che si stia semplicemente godendo il momento: Yeoh, come riportato da Variety, resta combattiva, lucida e profondamente critica verso un sistema che, a suo dire, non è cambiato abbastanza.
Il discorso pronunciato sul palco del Dolby Theatre – “Ragazze, non lasciate mai che nessuno vi dica che avete superato il vostro periodo migliore” – oggi le sembra ancora tristemente attuale. “Alle donne vengono ancora dette troppe cose che non dovrebbero essere dette”, afferma. Il bersaglio principale è l’ageismo che continua a colpire le attrici a Hollywood: “Non lasciamo che ci definiscano o ci mettano in una scatola dicendo: “Ora che hai questa età puoi fare solo la nonna””. La sua risposta è netta, quasi una dichiarazione di guerra: “Cavolo, no. Spaccherò perché voglio farlo, e posso ancora farlo”.
Non meno schietta quando si parla dell’industria e delle sue nuove logiche produttive. Yeoh critica apertamente la crescente dipendenza dagli algoritmi e dall’analisi dei dati: “Non mi piace l’idea di creare o raccontare storie secondo un algoritmo. Serve un feeling con le persone vere, non solo con quello che ti dice una macchina”. Pur riconoscendo il ruolo importante avuto dalle piattaforme come Netflix nel sostenere molti registi, auspica un ritorno a scelte guidate dall’intuizione e dal coraggio creativo.
C’è poi la delusione per l’assenza di nomination agli Oscar per Wicked: For Good, dove riprende il ruolo di Madame Morrible accanto a Cynthia Erivo e Ariana Grande. “Non sono sorpresa. Sono sotto shock”, confessa. “È un film bellissimo e realizzato con grande cura. Se lo confronti con altri titoli in gara, dovrebbe essere lì: per i costumi, per trucco e parrucco, per la fotografia, per la regia”. Per Yeoh, il secondo capitolo non è una semplice replica del primo, ma un’opera ancora più ambiziosa. “Sono rimasta davvero molto delusa”.
Il cambiamento a Hollywood, riconosce, è in corso, ma troppo lento. “Il modo in cui le donne sono state trattate aveva bisogno di cambiare. E sta cambiando. Ma alcune persone hanno paura di perdere qualcosa”. Per lei è fondamentale vedere più volti asiatici – e più storie asiatiche – sullo schermo. Dopo il successo di Crazy Rich Asians e Everything Everywhere All at Once, qualcosa si è mosso, ma non abbastanza. “Non capita tutti i giorni di vedere un film come Everything Everywhere. Se guardi invece ai film caucasici, continuano a raccontare storie molto diverse tra loro. È questo che dobbiamo fare anche noi: raccontare tante storie per continuare ad avere un posto al tavolo”.
Negli ultimi mesi Yeoh ha lavorato tra Asia ed Europa. È impegnata in Cina con le riprese di The Wandering Earth 3 e a Penang ha girato il cortometraggio Sandiwara con Sean Baker, che la celebrerà a Berlino. Un’esperienza rapida e quasi spericolata: “Quando ho letto la sinossi ho pensato: “Siete pazzi?”. E in due giorni abbiamo fatto tutto. Sean era in bicicletta con il suo iPhone!”.
Intanto, la stella sulla Hollywood Walk of Fame rappresenta un traguardo dal forte valore simbolico. “Ricordo la prima volta che ci sono andata. Guardavo i nomi dei miei eroi. Pensare che ora ce ne sarà una con il mio è un sogno che si avvera”. Alla cerimonia saranno presenti Ang Lee e Jon M. Chu, due registi che considera famiglia. Del primo dice: “Ci conosciamo da quasi trent’anni. È sempre stato lì a guidarci, soprattutto ai tempi de La tigre e il dragone, quando Hollywood era una novità per noi”. Del secondo parla con affetto materno: “Quando ho lavorato con lui in Crazy Rich Asians gli ho detto: “Mi ricordi Ang”. È come un figlio adottivo”.
Proprio Chu l’ha convinta ad affrontare la sfida musicale di Wicked, nonostante le sue iniziali perplessità. “Gli ho detto: “Jon, questa Madame Morrible canta… e io non canto!”. Ma è questo il bello di correre rischi”. Con l’aiuto di un’insegnante di canto, Yeoh ha scoperto una nuova dimensione di sé, superando paure e insicurezze.
E mentre Avatar 4 resta in attesa del via libera di James Cameron, Yeoh continua a muoversi tra set e continenti con l’energia di sempre. Perché, come ribadisce con determinazione, non intende lasciare che siano l’età, le statistiche o le convenzioni a definirla. “Farò del male perché voglio farlo e posso ancora farlo”. Una dichiarazione che suona come una promessa – o forse come una sfida – a un’industria che lei stessa sta contribuendo a cambiare.






