Pierre Coffin racconta gli omaggi nascosti in Minions & Monsters, da Quarto potere a The Blob e ai grandi classici di Hollywood.
Pierre Coffin, sceneggiatore, regista e storica voce dei Minions, è da sempre un grande appassionato del cinema classico. Non sorprende quindi che Minions & Monsters, il suo primo lungometraggio da regista solista, sia ricco di citazioni e riferimenti alla Hollywood delle origini e ai grandi classici della storia del cinema.
Ambientato negli anni Venti, il film racconta di come i Minions finiscano per caso su un set cinematografico e, tra un disastro e l’altro, conquistino Hollywood. Nel corso della loro avventura assistono alla nascita del cinema sonoro e, come da tradizione, trasformano ogni innovazione in un esilarante caos che arriva perfino a liberare dei mostri. Il risultato è un’avventura disseminata di easter egg che spaziano da Quarto potere a Babylon, passando per i classici horror della Universal, The Blob e numerosi altri omaggi. Ecco quelli che Coffin considera i più significativi.
Un viaggio attraverso i loghi della Universal
L’omaggio alla storia del cinema comincia ancora prima dell’inizio del film. Fin dalle prime fasi dello sviluppo, quando Brian Lynch non era ancora entrato a far parte del progetto, Coffin aveva annotato tra le sue idee quella di giocare con il logo della Universal Pictures. La svolta è arrivata durante la seconda stesura della sceneggiatura, quando ha pensato che, trattandosi di una storia ambientata nel passato, anche i titoli di testa dovessero riflettere questa scelta.
Per realizzare la sequenza il regista ha studiato l’evoluzione dei loghi della Universal nel corso dei decenni, fino a creare un’animazione che parte dal marchio contemporaneo e torna indietro nel tempo, arrivando alla primissima versione dello studio.
Lo stesso principio è stato applicato anche al logo della Illumination, rivisitato con uno stile che richiama le celebri animazioni delle Merrie Melodies. Una scelta che non serve soltanto a introdurre lo spettatore nell’atmosfera del film, ma offre anche al compositore John Powell l’occasione di inserire fin dall’inizio alcuni dei temi musicali che accompagneranno il resto della storia.
Il museo del cinema e i grandi classici
Prima ancora che i Minions entrino in scena, il film accompagna il pubblico in un museo dedicato alla storia del cinema. Qui Olivia, guida turistica dei giorni nostri, conduce i visitatori tra sale ricche di oggetti di scena e riferimenti ai film che hanno segnato l’immaginario collettivo.
Gli spettatori più attenti possono riconoscere citazioni a Matrix, E.T. – L’Extra-Terrestre, The Blues Brothers, Ritorno al futuro e persino una simpatica gag dedicata a George Lucas. Tra tutti gli omaggi disseminati nel museo, però, quello a cui Coffin teneva maggiormente è L’aereo più pazzo del mondo. Per il regista questa commedia rappresenta uno dei migliori esempi di come il cinema abbia saputo raccogliere l’eredità dello slapstick degli anni Venti, ricordando che anche la comicità può essere considerata un autentico classico.
Il cameo di George Lucas
L’idea di coinvolgere George Lucas è nata durante una riunione con Brian Lynch e il fondatore della Illumination, Chris Meledandri. Serviva una figura iconica da inserire nel museo e la proposta di dedicare una statua al creatore di Star Wars convinse immediatamente tutti.
Rimaneva però il problema più difficile: convincere Lucas ad accettare. Fu lo stesso Meledandri a contattarlo personalmente e, dopo qualche tempo, arrivò la risposta positiva. Poche settimane più tardi Lucas raggiunse Parigi, dove registrò il suo cameo vocale in una breve sessione di doppiaggio durata circa mezz’ora.
Omaggio ai maestri del cinema muto
Una volta arrivati a Hollywood, i Minions diventano protagonisti di un affettuoso tributo al cinema slapstick. Coffin ricrea infatti alcune delle scene più celebri rese immortali da Buster Keaton, Charlie Chaplin e Harold Lloyd, ma con un’idea precisa: immaginare, in modo ironico, che quelle gag siano diventate iconiche proprio grazie alle involontarie interferenze dei Minions.
Il regista sottolinea anche di non aver mai voluto realizzare una ricostruzione storicamente rigorosa. L’invenzione del cinema sonoro, ad esempio, viene volutamente anticipata di qualche anno rispetto alla realtà, una libertà narrativa perfettamente coerente con lo spirito surreale dei suoi protagonisti.
“Suonala ancora”
Tra i nuovi personaggi figurano i fratelli Bright, proprietari dello studio cinematografico doppiati da Jeff Bridges, mentre Christoph Waltz presta la voce a Max, il regista che prende subito in simpatia i Minions e dimostra nei loro confronti un’umanità sincera.
Durante una scena ambientata nella sala di proiezione, i fratelli Bright chiedono al pianista Sam di “suonarla ancora”, un evidente richiamo alla celebre battuta associata a Casablanca. Per Coffin si tratta di un piccolo ma sentito omaggio a una delle sequenze più memorabili del cinema classico.
I Minions prendono il nome dai grandi registi
Uno degli easter egg più curiosi nasce direttamente durante il doppiaggio. Nella sceneggiatura originale Max chiamava i Minions con nomi comuni, ma Christoph Waltz propose di sostituirli con quelli di grandi registi della storia del cinema.
Da quel suggerimento nacquero riferimenti a Federico Fellini, Erich von Stroheim e ad altri cineasti. Coffin ha spiegato che molti bambini probabilmente non coglieranno queste citazioni, ma non era questo il loro scopo: l’importante era mostrare quanto Max fosse affezionato ai Minions e come li conoscesse tutti per nome.
Dal noir a Quarto potere
La sequenza dedicata all’arrivo del sonoro attraversa diversi generi cinematografici. Si parte con il noir, attraverso richiami a Il grande sonno e Il falcone maltese, per poi passare ai film di guerra e culminare con un omaggio a Quarto potere.
Il momento più divertente arriva con la celebre scena di “Rosebud”, completamente ribaltata in chiave comica. Al posto della storica parola pronunciata nel film di Orson Welles, il personaggio esclama una battuta decisamente più infantile. Secondo Coffin, la gag funziona su due livelli: i bambini ridono per la battuta in sé, mentre gli adulti colgono immediatamente il riferimento al capolavoro del 1941.
L’omaggio a The Blob
Tra i riferimenti più personali presenti nel film c’è quello a The Blob (1958), uno dei lungometraggi che più impressionarono Coffin durante l’infanzia. Rivedendolo da adulto, il regista si è reso conto di quanto gli effetti speciali apparissero ormai ingenui, ma proprio quel fascino artigianale lo ha spinto a rendergli omaggio.
Nel film compare così una gigantesca massa gelatinosa ispirata al classico horror della Universal: un tributo che unisce nostalgia, ironia e tecnologia moderna, trasformando uno dei mostri più iconici degli anni Cinquanta in una nuova spettacolare incarnazione.






