Il trailer e il poster ufficiali di Mio zio Jens, il film diretto da Brwa Vahabpour nei cinema italiani dal 1° ottobre.
Arriverà nei cinema italiani il 1° ottobre grazie a Cineclub Internazionale Distribuzione Mio zio Jens di Brwa Vahabpour, di cui nell’attesa vi mostriamo il trailer e il poster ufficiali. Esordio nel lungometraggio del regista curdo-norvegese Brwa Vahabpour, Mio zio Jens è un film brillante e delicato che affronta con ironia e sensibilità il tema della migrazione, il rapporto con le proprie radici e la condizione di chi vive tra culture diverse.
La regia di Brwa Vahabpour alterna leggerezza e momenti più intimi, raccontando il difficile equilibrio tra le aspettative della famiglia e della società e il desiderio, profondamente umano, di poter scegliere liberamente la propria vita. Al centro del film c’è anche la necessità di ridefinire continuamente la propria identità, il rapporto con le proprie origini e il significato della parola “casa”.
Un ruolo fondamentale è affidato alla lingua, che nel film diventa molto più di un semplice strumento di comunicazione: rappresenta una forma di potere per chi la padroneggia, ma anche una fonte di vulnerabilità per chi non riesce a esprimersi pienamente. Traduzioni, fraintendimenti e parole che cambiano significato a seconda di chi le pronuncia o le interpreta diventano parte integrante della relazione tra Akam e Khdr e del percorso identitario del protagonista.
“La lingua rappresenta il cuore del film – spiega il regista Brwa Vahabpour – È uno strumento di potere per chi la padroneggia, ma anche una fonte di vulnerabilità per chi non riesce a esprimersi pienamente. Mi affascinano i fraintendimenti linguistici e il modo in cui la traduzione, intenzionale o involontaria, possa modificare il significato delle parole e delle relazioni. A volte capita di sentirsi stranieri perfino quando si parla la propria lingua madre. Attraverso il rapporto con lo zio, Akam scopre aspetti inediti della propria personalità, alcuni rassicuranti, altri più difficili da accettare, comprendendo quanto la lingua contribuisca a definire la nostra identità”.
Vahabpour sceglie inoltre di affrontare il tema della migrazione da una prospettiva capace di accogliere anche l’umorismo e le contraddizioni della vita quotidiana, senza attenuarne la complessità. “Ho desiderato realizzare un film che fosse allo stesso tempo divertente e ricco di suspense, ma capace di accompagnare lo spettatore verso riflessioni sempre più profonde – dichiara – Le storie di migrazione sono spesso raccontate esclusivamente attraverso il dramma e la sofferenza; io volevo affrontare questo tema senza rinunciare all’umorismo. Il film riconosce le difficoltà che accompagnano chi è costretto a lasciare il proprio Paese, ma allo stesso tempo mette in luce la comicità che può emergere anche nelle situazioni più complesse e dolorose”.
Per questo motivo Cineclub Internazionale ha deciso di mantenere entrambe le lingue parlate nel film senza doppiaggio in italiano, accompagnandole solo con i sottotitoli.
Il rapporto tra Akam e Khdr diventa così anche un confronto con le proprie radici e con un’eredità che non è fatta soltanto di tradizioni e affetti. “La ‘visita’ di Khdr diventa il motore del percorso interiore di Akam, alla ricerca di un luogo in cui sentirsi davvero a casa. C’è chi eredita una casa; Akam eredita delle cicatrici: il segno del trauma collettivo e dello sradicamento vissuti dal suo popolo. Attraverso il loro incontro ho voluto raccontare come il confronto con le difficoltà dell’altro possa trasformarsi in un’occasione di crescita, fino a diventare parte integrante del proprio cammino umano”.
Con uno sguardo affettuoso ma mai indulgente sui suoi personaggi, Mio zio Jens racconta l’incontro e lo scontro tra due generazioni e due modi differenti di vivere l’appartenenza, trasformando una convivenza forzata in una storia sui legami familiari e sulla possibilità di trovare il proprio posto nel mondo.
Il film ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia con la seguente motivazione: “Tra battute e dialoghi arguti che suscitano molti sorrisi, “Mio zio Jens” racconta le dinamiche sempre più complesse dell’asilo in Europa e spiega da dove e perché il popolo curdo fugga”.

Mio zio Jen, sinossi
Akam, un giovane insegnante di letteratura, conduce una vita serena a Oslo finché il suo equilibrio viene improvvisamente incrinato dall’arrivo di Khdr, lo zio con cui ha da tempo perso i contatti, giunto dalla regione iraniana del Kurdistan. Sebbene condivida un piccolo appartamento con alcuni amici, Akam si sente moralmente obbligato a offrirgli ospitalità per qualche giorno.
Ben presto, però, la permanenza dello zio si prolunga oltre ogni aspettativa. Khdr si comporta come se fosse a casa propria e non dà alcun segno di voler ripartire. Mentre la convivenza diventa sempre più difficile e le tensioni nell’appartamento crescono, Akam comincia a sospettare che dietro quella visita si nascondano motivazioni ben più profonde di un semplice viaggio di famiglia.
Una serie di rivelazioni e di eventi inattesi costringerà entrambi a confrontarsi con il proprio passato, mettendo in discussione certezze, responsabilità e legami affettivi, fino a cambiare radicalmente il corso delle loro vite.






