Monster Lizzie Borden

Monster: The Lizzie Borden Story, il cast racconta la nuova stagione tra sadismo, ironia e oscurità

Il cast di Monster: The Lizzie Borden Story racconta comicità, sadismo ed empatia dietro i personaggi della nuova stagione.

C’è qualcosa di sorprendentemente leggero nel modo in cui il cast di Monster: The Lizzie Borden Story ha affrontato una storia segnata da un crimine sanguinoso. A tal proposito Charlie Hunnam, Ella Beatty e Rebecca Hall hanno raccontato il rapporto con i loro personaggi, tra comicità, sadismo e la ricerca di un’umanità persino nei protagonisti più oscuri.

“Non preoccupatevi: mi prendo cura delle mie asce”, dice Charlie Hunnam con orgoglio e un sorriso malizioso, come riportato da Variety. In quel momento non è nei panni del suo personaggio e parla con entusiasmo di un hobby che aveva iniziato prima delle riprese di Monster: The Lizzie Borden Story, dove interpreta il padre di Lizzie, un impresario di pompe funebri che non si fa scrupoli a tagliare le gambe a un cliente se è troppo alto per la bara.

Nei mesi precedenti alle riprese, mentre guidava per Los Angeles, Hunnam, infatti, dopo aver notato alcuni alberi abbattuti ai lati della strada, aveva iniziato a tagliarli a pezzi e a caricarli sul cassone del suo pick-up. “Alla fine mi sono ritrovato con circa 10 tonnellate di legna, così ho comprato degli ottimi attrezzi e ho iniziato a diventare un vero esperto nel loro utilizzo”, racconta. “Desideravo da tempo queste splendide asce scandinave, e quando ho ricevuto questa, visto che Andrew Borden è un collezionista, ho pensato: “Beh, mi serve per il lavoro. Devo assolutamente averla””.

Al di là dell’ambientazione ottocentesca, Hunnam vede nella storia un’universalità e un’assurdità che non vede l’ora che il pubblico possa apprezzare. “Sentivo che c’era molta più libertà per un’assurdità folle che sembrava essere presente sulla pagina e questo mi ha sorpreso e mi ha davvero entusiasmato”, spiega. “Pensavo che ci fossero complessità, tragedia, cattiveria e vulnerabilità, tutte quelle cose che si cercano e che sono vere per ognuno di noi”.

Un tono sorprendente e irriverente che distingue proprio la stagione di Monster dall’oscurità di The Ed Gein Story, in cui Hunnam interpretava l’assassino protagonista. La storia di Lizzie di fatto è pervasa da leggerezza, bellezza e spensieratezza, persino quando viene impugnata un’ascia e qualcuno viene colpito.

Al centro della quarta stagione c’è Ella Beatty, nei panni di una ragazza ingenua e curiosa il cui mondo cambia con l’arrivo di una nuova domestica, Bridget Sullivan, dal volto di Vicky Krieps, che la introduce a una letteratura audace e a pratiche sessuali non convenzionali. Il suo risveglio viene però offuscato dal padre depresso e dalla crudele matrigna Abby (Rebecca Hall).

Mi sono sentita subito molto legata al personaggio”, svela la Betty, che nonostante il crimine leggendario commesso da Lizzie, è riuscita a trovare in lei qualcosa di profondamente vicino a sé, riconoscendone la complessità. “Ricordo di aver girato il provino e di aver pensato: “Capisco questa persona”. Quando ho scoperto di aver ottenuto la parte, ero al settimo cielo e anche molto spaventata. Sentivo un’enorme responsabilità nei confronti del ruolo, dell’antologia, della persona reale. Credo che la prima cosa che ho voluto fare sia stata mettermi al lavoro. Come si muove? Come sogna? Come pensa? Come parla? Come sbatte le palpebre?”

Per Beatty, questa stagione rappresenta anche un momento di svolta. I suoi genitori, Annette Bening e Warren Beatty, sono a loro volta delle leggende, ma il suo arrivo in Monster è avvenuto dopo una lunga esperienza teatrale e alcuni piccoli ruoli in film come If I Had Legs I’d Kick You e nella serie del 2024 ambientata nell’universo di Murphy, Feud: Capote vs. the Swans. Essendo al centro dello show, racconta di essere stata sicuramente nervosa, ma anche affascinata dall’idea di entrare in sintonia con l’atmosfera particolare della serie.

“Sapevo che erano interessati a esplorare un tono quasi farsesco”, afferma. “Abbiamo continuato a scoprirlo tutti insieme. Sul set sembrava molto più accessibile di quanto si potesse immaginare inizialmente. Sono rimasta costantemente sorpresa dalla capacità della serie di combinare comicità, tristezza intensa o drammaticità. Ho avuto la sensazione che lo stessimo scoprendo insieme fin dall’inizio”.

Ma se la Beatty ha cercato di entrare il più possibile nella complessità di Lizzie, la Hall era invece entusiasta della possibilità di interpretare un’antagonista deliziosamente crudele. Il suo personaggio rivolge parole incredibilmente cattive alla figliastra e, proprio per questo, le ha offerto la possibilità di esplorare un lato che non aveva mai affrontato prima.

“Non ho mai interpretato una vera e propria cattiva», afferma. «Semplicemente, sulla carta mi piaceva molto quanto fosse divertente. Mi sembrava un’ottima opportunità per essere allo stesso tempo divertente e spaventosa, il che rappresenta una sfida interessante in termini di tono. Ho adorato l’interpretazione di Ian Brennan [lo sceneggiatore] di questo personaggio, che mi è sembrata una creazione sua e di Ryan Murphy [il produttore esecutivo] e che non avesse nulla a che fare con la storia, quanto piuttosto mi ha dato la libertà di creare un personaggio unico.”

Anche nella ferocia di Abby, Hall ha visto qualcosa che la collega al personaggio e agli assassini protagonisti della serie. “Niente in questo mondo di “Monster” è semplice”, dice. “Il tema centrale della serie è che i mostri non nascono, ma vengono creati. Anche Abby Borden rientra in questa categoria. C’è una ragione dietro. Anche lei è sotto pressione e, col tempo, è diventata alcolizzata. Ho adorato il personaggio. Ci si può divertire molto a interpretare qualcuno che cerca di salvare le apparenze, che vuole apparire elegante e impeccabile, ma che in realtà è un disastro totale, e per di più sadico.”

Tra ironia e inquietudine, Monster: The Lizzie Borden Story prova così a raccontare una delle vicende criminali più celebri della storia americana da una prospettiva inaspettata, lasciando che siano le sue contraddizioni a guidare il racconto.


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