“MOSCHETTIERI DEL RE: LA PENULTIMA MISSIONE”: il RESOCONTO dell’INCONTRO STAMPA con il regista ed il cast.

“MOSCHETTIERI DEL RE: LA PENULTIMA MISSIONE”: il RESOCONTO dell’INCONTRO STAMPA con il regista ed il cast.

D’Artagnan, Porthos, Athos e Aramis, ad anni di stanza dalle gesta che li hanno resi celebri, ora rispettivamente, un allevatore di bestiame, dall’assurdo accento francese, un castellano lussurioso ed ambiguo, un frate sommerso dai debiti ed un ubriacone, verranno richiamati a corte dalla Regina Anna, per salvare la Francia delle ordite trame del Cardinale Mazzarino e della sua cortigiana Milady. Al loro fianco l’inscalfibile Servo muto, e l’esuberante Ancella Olimpia. Riuscirà l’epico quartetto a portare a termine l’inverosimile, forse, ultimo compito?

In arrivo il 27 dicembre diretto da Giovanni Veronesi: “MOSCHETTIERI DEL RE – LA PENULTIMA MISSIONE”, presentato in anteprima alla stampa dallo stesso regista assieme ai protagonisti: Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Valerio Mastandrea, Margherita Buy, Matilde Gioli, Giulia Bevilacqua e Valeria Solarino, mentre a fare le veci di Pierfrancesco Favino, assente per motivi di lavoro, il suo cartonato.

A rompere il ghiaccio è il regista Giovanni Veronesi.

Come è nata l’idea del film?

E’ progetto nato tanto tempo fà, la mia prima intenzione era di girarlo già negli anni ’80 con Francesco Nuti, Massimo Troisi, Roberto Benigni e Carlo Verdone, perché mi è sempre piaciuta l’idea di raccontare i Moschettieri di Dumas come una sorta di super eroi del passato, e quando finalmente, l’anno scorso, ho trovato dei produttori di larghe vedute come quelli di Indiana Productiona e Vision, che mi hanno lasciato carta bianca per girare esattamente quello che volevo e come volevo, ho potuto creare tutto questo, scritturando quattro attori fantastici come Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo e Sergio Rubini, interpreti dei protagonisti attempati, arrugginiti, pieni di acciacchi e disillusi, pronti a tornre in sella per la loro Regina Anna. Il film è la trasposizione fantasiosa del secondo libro di Dumas, intitolato “Venti anni Dopo”, ed ha come obiettivo quello di portare in scena le problematiche religiose che continuano a devastare, se pur diversamente, l’Europa di oggi, ed in questo sono stato aiutato da Nicola Baldoni, esperto in materia, il quale ha firmato con me la sceneggiatura.”

Quanto c’è di simile o inedito rispetto ai suoi film precedenti? Ha affrontato tematiche importanti facendo ridere come la commedia italiana del passato?

“Con il tempo mi sono reso conto che ogni commedia aveva sempre qualcosa da raccontare, un sottotesto in grado di far riflettere. Il film ha due caratteristiche principali, la comicità ed il romanticismo dei nostri anziani eroi, i quali per riconquistare il popolo devono ricominciare di nuovo tutto da capo, rappresentando un po’ le metafore sull’amicizia e sulla vita.”

Come definirebbe il suo film?

“Un family di quelli che in Italia non si girano da tanto tempo per paura del confronto con i filmoni natalizi americani. Spero di essere riuscito a realizzare una commedia in grado di raccontare e dimostrare la forza di personaggi cialtroni e nel contempo teneri, che riescono a contrastare le avversità ed andare avanti.”

La parola passa agli interpreti.

Valerio Mastandrea: “Mi hanno interessato la storia, il contesto insolito e le qualità del regista dei compagni di lavoro. Tra i Moschettieri, Porthos è quello che più degli altri incarna la disillusione, il passare del tempo, la nostalgia di un mondo andato, di come erano i Moschettieri tutti insieme. Quest’ultima avventura lo rimetterà in piedi rendendolo la simpatica bestia di un tempo. Credo che il pubblico abbia bisogno di storie epiche, e sono curioso di vedere come reagirà ad un racconto che miscela il genere storico alla voglia di ridere.”

Rocco Papaleo: “Ero già stato prenotato un anno fa da Giovanni per questo film assieme a Sergio Rubini e Alessandro Haber, al tempo dello spettacolo teatrale “A Ruota Libera” da lui stesso diretto. Aveva pensato il ruolo di Athos per me, e l’idea di un’avventura in costume e di trascorrere un lungo periodo di prove insieme agli altri attori, prima delle riprese, era una trovata speciale. Abbiamo imparato ad andare a cavallo e tirare di scherma, in modo da essere più credibili, ambizioni mai coltivate da chi, come me, prefigurava un sereno declino fisico. La necessità di una preparazione adeguata, ha rappresentato per me una sorta di riconciliazione con questo mestiere, sono grato ai momenti trascorsi nella palestra all’aperto del maneggio, dove, per due mesi, ho allenato la convinzione di non farcela a diventare un cavaliere spadaccino.”

Sergio Rubini: “Quando Giovanni mi chiama per un suo film ormai non ho bisogno di leggere il copione, mi fido lui e basta. E’ stato molto coraggioso a realizzare un progetto inusuale in costume, e nel corso della lavorazione ho ritrovato i segni del cinema di una volta, ben solido e strutturato, lavorando con l’abituale complicità ed armonia creativa che da tempo ci legano. Aramis, è una figura che non ha perso la classe e l’eleganza che lo contraddistinguono, e dopo aver sposato la fede, si chiede se sia giusto tornare ad uccidere senza una giusta causa.”

Margherita Buy: “Giovanni ha iniziato a parlarmi del film un anno fa, dopo uno dei miei interventi al suo programma radiofonico.  Mi diceva “Farai la Regina!”, e mi lanciava messaggi sibillini che ho capito nel momento in cui mi è arrivata la sceneggiatura. Le riprese sono state complesse e faticose per via delle location da raggiungere, sembravamo una carovana di nomadi. Cosa mi auguro? Beh..mi auguro che sia una commedia diversa da quelle viste fin ora negli ultimi tempi, che si somigliano un po’ tutte, perché mostrano, spesso, solo piccoli spaccati di vita quotidiana evitando qualsiasi profondità.”

Matilde Gioli: “Giovanni Veronesi ha voluto incontrarmi perché gli ero sembrata l’interprete giusta per il ruolo dell’Ancella Olimpia, un’impressione che ha confermato dopo avermi visto. Dopo aver visionato diversi miei recenti film, ed aver verificato che non avevo mai interpretato personaggi simili a quello che mi stava proponendo, ha insistito per una bella scommessa al buio, ma non troppo.”

Giulia Bevilacqua: “Sono molto entusiasta e felice, il ruolo di Milady è affascinante, complesso e stimolante. L’idea del film era forte ed innovativa, il cast straordinario. Quando Giovanni mi ha chiamata sono scoppiata di gioia, ed è nata subito una grande affinità. E’ stato un bellissimo incontro, ci siamo divertiti e abbiamo giocato a trovare le sfumature del personaggio. Non è solo un film in costume, è il sequel in versione comica di un grande classico che rimane sempre credibile e realistico. In più c’è la componente della fantasia che dona dolcezza e romanticismo.”

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