Olivia Colman e Alexander Skarsgård raccontano Wicker, tra amore, umorismo, scene audaci e un insolito marito fatto di vimini.
Una pescatrice emarginata, un marito fatto di vimini e un “cesto molto sexy”: è da questa combinazione insolita che nasce Wicker, il film con Olivia Colman e Alexander Skarsgård che, dietro l’umorismo e le scene più audaci, racconta il rapporto tra due esseri che trovano nell’altro accoglienza, cura e gentilezza.
Fin dalla sua anteprima al Sundance, Wicker ha attirato l’attenzione soprattutto per le scene erotiche tra Colman e Skarsgård, lei nei panni di una pescatrice, lui in quelli del suo amante “tessuto su misura”, accompagnate da un’entusiastica interpretazione di “Wood” di Taylor Swift. Al Festival del cinema di Zurigo, dove il film è stato presentato in anteprima europea, la componente più esplicita della storia potrebbe aver sorpreso qualche spettatore, ma Colman ha raccontato di essere rimasta conquistata dalla sceneggiatura fin dalla prima lettura.
“Non ho mai letto niente di simile prima d’ora. È tra le mie tre sceneggiature preferite, quelle che ho amato di più e a cui ho lavorato”, ha spiegato come riportato da Variety. “È bello, divertente e originale. E sì, l’unico modo per venderlo è con una foto di Alex in versione cesto molto sexy.”
Nel film, Colman interpreta una pescatrice medievale costantemente emarginata perché considerata brutta, maleodorante e inadatta al matrimonio. La sua vita cambia quando sposa un marito di vimini, interpretato da Skarsgård e creato dall’artigiano cestaio interpretato da Peter Dinklage. Diretto da Alex Huston Fischer ed Eleanor Wilson, Wicker è tratto dal romanzo The Wicker Husband di Ursula Wills-Jones.
Per Skarsgård, già protagonista di film audaci come Pillion, il ruolo ha rappresentato una sfida particolare. Abituato soprattutto a personaggi più cupi, oscuri e tormentati, questa volta ha dovuto confrontarsi con un uomo dolce, tenero e premuroso. “A dire il vero, l’ho trovato terrificante. Mi sento molto più a mio agio interpretando personaggi oscuri, contorti e folli”, ha detto.
A rendere ancora più insolito il personaggio è stato il suo corpo intrecciato, realizzato da Wētā attraverso effetti speciali pratici. “È stato straordinario. Davvero”, ha svelato Skarsgård ricordando la prima volta che ha visto il marito di vimini. “Wētā è lo studio che ha realizzato gli effetti speciali de Il Signore degli Anelli e di tutto quell’universo. Volevano effetti speciali pratici, il che era davvero entusiasmante. Non si trattava di una versione in CGI.”
L’attore ricorda soprattutto il momento in cui, nell’officina di Budapest, si è trovato davanti alla versione in vimini di se stesso. Dopo una serie di test e scansioni, mentre lui stava girando qualcos’altro e il team di Wētā lavorava in Nuova Zelanda, il personaggio era stato finalmente costruito.
“Non dimenticherò mai la prima volta che ho visto il marito di vimini nell’officina di Budapest e ho guardato quella versione di me stesso. Entrarci dentro è stato anche un modo per entrare nel personaggio, perché ha definito la sua fisicità e chi era.”
Anche imparare a muoversi con quella struttura non è stato semplice. “Era incollata alla mia faccia!”, ha rivelato Skarsgård. La maschera doveva seguire i suoi movimenti facciali senza appiattirsi, costringendolo però a esagerare le espressioni. I registi, Al ed Elle, continuavano a ricordargli che i movimenti naturali non sarebbero stati percepiti. “All’inizio, la cosa mi è sembrata un po’ strana, come se dovessi davvero recitare in modo eccessivo. Per fortuna, abbiamo avuto qualche giorno per perfezionare il tutto.”
Per Colman, invece, recitare accanto a un co-protagonista del genere era un’esperienza del tutto nuova. “Non l’avevo mai fatto prima, ma ci trovavamo in quel mondo magico dove parlavamo semplicemente tra di noi. Siamo andati molto d’accordo e abbiamo riso un sacco. È stato bellissimo interpretare quei due personaggi. Beh, un personaggio e un canestro.”
Dietro la premessa surreale e un umorismo che richiama la follia di Monty Python e il Sacro Graal, il film affronta anche il matrimonio e i ruoli di genere. Colman sottolinea che tutte le donne della storia, tranne la pescatrice, sono prive di un nome proprio. La protagonista viene evitata ed emarginata perché considerata brutta, maleodorante e inadatta al matrimonio, salvo poi dimostrare il contrario.
È soprattutto il rapporto tra i due protagonisti, però, a rappresentare il cuore della storia. “Mi piace il fatto che siano gli unici uguali qui. Si sostengono a vicenda, si ascoltano, si prendono cura l’uno dell’altro. In realtà, il film si concentra su questi due esseri umani – o, ripeto, su un cesto – e su due anime che si trattano con gentilezza.”
Colman osserva anche che nella storia non ci sono matrimoni tra persone dello stesso sesso, cosa di cui si è resa conto durante l’intervista e che considera un peccato, ma per lei ciò che conta nel rapporto tra i protagonisti è proprio il modo in cui si trattano.
Skarsgård vede nel film anche un commento al patriarcato e alla struttura del matrimonio, affrontati però senza trasformare la storia in una lezione. “Commentava il patriarcato dei nostri tempi e la struttura del matrimonio, ma lo faceva con molto umorismo. E in un modo che non risultava moraleggiante o troppo esplicito.” A colpirlo è stata soprattutto la combinazione di tenerezza, umorismo e irriverenza: “Era così tenero, dolce, divertente e irriverente, e con una certa delicatezza. È questo che mi ha colpito davvero.”
E così, dietro la premessa di una pescatrice e del suo insolito marito, Wicker finisce per raccontare una storia molto semplice: quella di una ragazza che, davanti a un ragazzo – o a un cesto – gli chiede di amarla.






