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Oscar 2026, duello in casa Warner tra Sinners e One Battle After Another

Warner Bros., sfida da 30 milioni agli Oscar: duello interno tra “Sinners” e “One Battle After Another” per il miglior film.

La Warner Bros. sta vivendo una stagione degli Oscar che per molti studios rappresenta un sogno, ma che per i team delle campagne può trasformarsi in un delicato campo minato. In corsa per il premio più ambito, quello al miglior film, ci sono infatti due titoli prodotti dalla stessa casa: l’epico action One Battle After Another di Paul Thomas Anderson e il dramma vampiresco Sinners firmato da Ryan Coogler. Come riportato da Variety, un trionfo potenziale, certo. Ma anche una sfida strategica complessa: come sostenere due favoriti senza dare l’impressione di averne già scelto uno?

Durante la stagione dei premi, la percezione conta quasi quanto i voti. Gli elettori dell’Academy sono notoriamente restii a sentirsi indirizzati, e l’idea che uno studio abbia un “cavallo” preferito può generare diffidenza. Per questo Warner deve muoversi su un filo sottilissimo: budget identici, identico sostegno pubblico, stessa visibilità nelle proiezioni e negli spazi pubblicitari. Ogni dettaglio viene passato al setaccio dagli addetti stampa dei talent coinvolti, pronti a cogliere anche il più piccolo segnale di favoritismo.

Per gran parte della stagione, tuttavia, la gara non sembrava nemmeno tale. One Battle After Another ha dominato la critica fin dall’inizio, conquistando 35 riconoscimenti tra associazioni e circoli prestigiosi come il National Board of Review, la Los Angeles Film Critics Association, il New York Film Critics Circle e la National Society of Film Critics. Un exploit raro, condiviso in passato solo da titoli come Schindler’s List, L.A. Confidential e The Social Network.

Poi, la mattina delle nomination agli Academy Awards, è cambiato tutto. Sinners ha ottenuto 16 candidature, un record nella storia degli Oscar, trasformando quella che sembrava un’incoronazione annunciata in un autentico testa a testa. La prospettiva di una vittoria storica – Coogler potrebbe diventare il primo regista nero a trionfare nella categoria – ha acceso ulteriormente l’attenzione.

All’interno dello studio, la parola d’ordine è neutralità assoluta. Chi lavora alle campagne parla di “essere la Svizzera in tempo reale”: stesso entusiasmo, stesso linguaggio del corpo, stessa intensità di applausi durante ogni premiazione. In una corsa così serrata, anche una frazione di secondo può essere interpretata come una presa di posizione.

Secondo fonti interne, i budget destinati alle due campagne oscillano tra i 14 e i 16 milioni di dollari ciascuna: cifre quasi identiche, in linea con la trasformazione delle campagne Oscar in vere e proprie operazioni politiche ad alto investimento. Oggi ogni annuncio “For Your Consideration”, ogni invito e perfino l’ordine dei titoli nei comunicati stampa può diventare materia di analisi.

Situazioni simili sono rare ma non inedite. Nel 2017 la Searchlight Pictures (allora Fox Searchlight) si trovò a promuovere contemporaneamente Three Billboards Outside Ebbing, Missouri e il futuro vincitore The Shape of Water. Più indietro nel tempo, nel 1974 la Paramount Pictures sostenne sia The Godfather Part II sia Chinatown, con il primo che alla fine prevalse.

Quest’anno, però, il contesto è diverso. Il dominio agli Oscar coincide con un momento di incertezza per Warner Bros., alle prese con la prospettiva di una vendita al colosso dello streaming Netflix. La sfida interna tra due film della stessa major assume così il sapore di una celebrazione e, insieme, di un possibile tour d’addio.

Come ha sintetizzato un dirigente del settore: è come organizzare la festa di commiato più spettacolare possibile. E in questa festa, comunque vada, a vincere sarà ancora una volta il marchio Warner.


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