Paramount raggiunge un accordo con 12 procuratori generali statali, rimuovendo l’ostacolo alla fusione con Warner Bros. Discovery.
Paramount ha raggiunto un accordo con 12 procuratori generali statali, rimuovendo un importante ostacolo al completamento dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery. L’accordo, come riportato da Variety, arriva poco prima che la società iniziasse a maturare una “tassa di esercizio” giornaliera di 7 milioni di dollari a partire dal 1° ottobre, data considerata una tappa fondamentale nella vicenda.
La fusione era stata sospesa in attesa dell’esito della causa antitrust intentata dagli stati, il cui processo era fissato per il 2 marzo 2027. Con un valore di 111 miliardi di dollari, si tratta della più grande fusione nella storia di Hollywood.
I dettagli dell’accordo non sono ancora stati resi pubblici e un annuncio ufficiale è atteso per lunedì. Le due parti hanno trascorso il fine settimana in intense discussioni sugli impegni di Paramount a rimanere in California e sulle garanzie relative ai livelli di produzione. Le trattative hanno riguardato anche la supervisione editoriale di CBS News e CNN, una questione di fondamentale importanza per i procuratori generali della costa orientale. Secondo alcune fonti, l’accordo non prevede che Paramount effettui cessioni di attività significative.
Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha guidato la coalizione di 12 stati che a luglio ha intentato causa per bloccare l’accordo, nonostante la precedente approvazione del Dipartimento di Giustizia statunitense. Da allora, Bonta ha insistito sulla necessità di “solidi rimedi strutturali“, espressione interpretata come un riferimento a un’importante cessione di attività.
Gli oppositori dell’accordo hanno subito criticato Bonta per aver “ceduto” alle pressioni della Paramount.
“Oggi, i miliardari si sono ancora una volta fatti strada verso la vetta a suon di corruzione, censura e prepotenza”, ha dichiarato Alvaro Bedoya, consulente senior dell’American Economic Liberties Project, esprimendo anche delusione nei confronti del governatore della California Gavin Newsom e di Xavier Becerra, candidato alla carica di governatore. “La gente vuole paladini che non abbiano paura dei ricchi prepotenti. Newsom, Becerra e Bonta non sono all’altezza. Le persone che lavorano nell’industria cinematografica e televisiva e le piccole imprese che la sostengono ne soffriranno. E così anche tutti coloro che apprezzano il dissenso nella nostra democrazia”.
A luglio, la Writers Guild of America ha intentato una causa separata per bloccare la fusione, che avrebbe dovuto essere discussa insieme a quella degli stati a marzo. Si prevede che la WGA aderirà all’accordo transattivo.
La giudice Araceli Martinez-Olguin, che sovrintende al caso antitrust intentato dagli stati, ha concesso a luglio un’ordinanza restrittiva di 28 giorni, ritenendo che gli stati avessero presentato prove solide a sostegno della tesi secondo cui l’accordo avrebbe danneggiato la concorrenza nei mercati della televisione via cavo e del cinema.
Paramount ha quindi accettato di sospendere la transazione fino al processo nel merito, anziché opporsi a una richiesta di ingiunzione preliminare. Gli stati sostenevano che la fusione avrebbe portato a prezzi più alti e a una riduzione delle opzioni per i cinema e i fornitori di servizi via cavo e satellitari, che a loro volta avrebbero trasferito i maggiori costi sui consumatori.
Paramount ha sempre sostenuto che l’accordo sia favorevole alla concorrenza e che porterà a una maggiore produzione di contenuti, mentre l’azienda punta a competere con giganti dello streaming come Netflix e Amazon.
Nelle ultime settimane, la società ha cercato di aumentare la pressione su Bonta affinché abbandonasse il caso, minacciando tra l’altro di lasciare la California per trasferirsi in Texas o nel Tennessee. Ha inoltre coinvolto i legislatori democratici dello stato per esortare Bonta a raggiungere un accordo, mentre la IATSE e la Directors Guild of America hanno a loro volta spinto per una soluzione extragiudiziale.
Cinema United, l’associazione di categoria che rappresenta i cinema, si era inizialmente fortemente opposta alla fusione. Quando però i suoi tre membri più grandi, AMC, Cinemark e Regal, si sono espressi uno dopo l’altro a favore di un accordo, anche l’associazione ha cambiato posizione e ha chiesto una soluzione. Ciò ha lasciato Bonta e gli altri procuratori generali nella posizione di dover dimostrare il danno economico subito dagli esercenti senza il sostegno di molti di loro.






