Paramount e Warner

Paramount-Warner, primo ok antitrust USA: Stati e sindacati pronti alla sfida

Paramount e Warner verso la fusione: ok preliminare antitrust USA, ma Stati e sindacati promettono battaglia sull’accordo.

La fusione tra Paramount Global e Warner Bros. Discovery, una delle operazioni più rilevanti nella storia recente di Hollywood, potrebbe aver già superato un passaggio cruciale: la revisione antitrust federale. E questo, come riportato da Variety, sarebbe avvenuto addirittura prima dell’annuncio ufficiale dell’accordo.

Il 20 febbraio Paramount ha comunicato che l’intesa con Warner Bros. Discovery ha superato il periodo di attesa previsto dalla normativa federale, che consente al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di intervenire per bloccare preventivamente le fusioni. Secondo quanto riportato, il responsabile legale di Paramount, Makan Delrahim, avrebbe accelerato l’iter nel caso in cui l’offerta alternativa di Netflix non fosse andata a buon fine — eventualità che si è poi verificata giovedì.

Lee Hepner, consulente legale senior dell’American Economic Liberties Project, ha definito la strategia “insolita, straordinariamente creativa e intelligente”, sottolineando come anticipare la revisione governativa prima ancora di chiudere formalmente un accordo abbia ridotto sensibilmente i tempi per eventuali ricorsi successivi all’approvazione.

Sebbene il Dipartimento di Giustizia possa ancora tentare un intervento, nella pratica la partita potrebbe ora spostarsi a livello statale. Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha promesso un’indagine “vigorosa”, avvertendo che la transazione “non è ancora conclusa”. I procuratori generali degli Stati dispongono di risorse inferiori rispetto a quelle federali per affrontare casi di tale portata, ma potrebbero unire le forze in una coalizione, come già avvenuto in passato. “Gli Stati stanno diventando sempre più abili in questo tipo di azioni”, ha osservato Spencer Weber Waller, professore di antitrust alla Loyola University di Chicago.

L’ipotesi di un’acquisizione da parte di Netflix aveva sollevato forti preoccupazioni antitrust, vista la posizione dominante della piattaforma nello streaming. Paramount, pur non avendo le stesse dimensioni nel settore, resta un attore centrale nella produzione e distribuzione di film e serie TV. L’integrazione con Warner Bros. Discovery potrebbe comunque ridurre gli spazi di mercato per autori e creativi, che avrebbero meno sbocchi a cui vendere i propri contenuti, e incidere sulle sale cinematografiche, con un possibile calo dell’offerta di titoli.

Jennifer Dixton, ex vicedirettrice della divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia e oggi docente alla UCLA, ha osservato che l’operazione Paramount-Warner appare meno controversa rispetto all’ipotesi Netflix, pur lasciando aperta la possibilità di ulteriori ostacoli prima dell’approvazione definitiva.

Diversi sindacati di Hollywood hanno preferito non commentare, ma la Writers Guild of America ha ribadito la propria contrarietà. Secondo il sindacato, la fusione consoliderebbe il controllo di due grandi studi cinematografici e televisivi, oltre che di importanti servizi di streaming, riducendo la concorrenza e danneggiando autori, consumatori e l’intera industria dell’intrattenimento.

Il CEO di Warner Bros. Discovery, David Zaslav, ha informato i dipendenti che la chiusura dell’operazione potrebbe richiedere dai sei ai dodici mesi. L’accordo sarà inoltre sottoposto a un attento esame nel Regno Unito e nell’Unione Europea, dove le autorità di regolamentazione tendono più spesso a imporre condizioni correttive piuttosto che bloccare del tutto le operazioni.

I precedenti non mancano: nel 2019 una coalizione di Stati tentò di fermare la fusione tra T-Mobile e Sprint Corporation, concludendo poi con un accordo che prevedeva specifiche tutele per consumatori e dipendenti. Più recentemente, nel 2024, un gruppo di Stati ha collaborato con la Federal Trade Commission per bloccare l’operazione tra Kroger e Albertsons.

Se anche nel caso Paramount-Warner Bros. Discovery gli Stati decidessero di intervenire, potrebbero farlo senza il sostegno federale. Matt Stoller, direttore della ricerca dell’American Economic Liberties Project, ha criticato duramente la rapidità del via libera preliminare, sostenendo che un’approvazione così veloce rischia di minare la credibilità del governo federale.

La partita, dunque, non è ancora chiusa: se a Washington il semaforo sembra essersi fatto verde, sul fronte statale e internazionale la fusione resta sotto osservazione.


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