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Park Chan-wook presiederà la giuria del 79esimo Festival di Cannes

Il regista sudcoreano Park Chan-wook è il presidente della giuria della 79esima edizione del Festival di Cannes.

L’acclamato regista sudcoreano Park Chan-wook, come riportato da Variety, presiederà la giuria della 79ª edizione del Festival di Cannes, diventando il primo presidente sudcoreano nella storia della manifestazione, succedendo all’attrice francese Juliette Binoche, la cui giuria ha assegnato la Palma d’Oro al dramma iraniano It Was Just an Accident di Jafar Panahi. La 79a edizione del Festival internazionale del cinema di Cannes si svolgerà dal 12 al 23 maggio 2026. La selezione ufficiale verrà svelata a metà aprile 2026.

Autore di uno stile barocco e sovversivo, Park Chan-wook intrattiene da oltre vent’anni un rapporto privilegiato con Cannes. Nel 2004 presentò in concorso Oldboy, vincendo il Gran Premio e consacrandosi a livello internazionale con un’opera divenuta di culto. In seguito è tornato più volte sulla Croisette: Thirst ha ottenuto il Premio della Giuria nel 2009, The Handmaiden è stato presentato in concorso nel 2016 e Decision to Leave gli è valso il premio per la miglior regia nel 2022.

In una dichiarazione congiunta, la presidente del festival Iris Knobloch e il delegato generale Thierry Frémaux hanno elogiato “l’inventiva, la maestria visiva e la capacità di Park Chan-wook di esplorare gli impulsi più complessi di donne e uomini dai destini singolari”, sottolineando come il suo cinema abbia regalato “momenti memorabili al panorama contemporaneo”. I due hanno inoltre evidenziato l’importanza di celebrare, attraverso la sua presidenza, il dinamismo del cinema sudcoreano, da tempo protagonista sulla scena internazionale.

Park, come detto, è il primo cineasta coreano a guidare la giuria di Cannes nei 79 anni di storia del festival; prima di lui, tra i registi asiatici, solo Wong Kar-wai aveva ricoperto questo ruolo, vent’anni fa.

Commentando la nomina, Park ha dichiarato: “Il cinema è buio affinché possiamo vedere la luce. Ci chiudiamo in sala perché le nostre anime possano essere liberate attraverso la finestra del film”. Ha poi aggiunto con entusiasmo: “Essere immerso nella visione dei film e poi confrontarmi con gli altri membri della giuria in quella che definirei una doppia, volontaria reclusione è qualcosa che attendo con grande trepidazione”.

Riferendosi alle tensioni geopolitiche contemporanee, il regista ha infine sottolineato il valore collettivo dell’esperienza cinematografica: “In un’epoca segnata da divisioni e conflitti, il semplice atto di riunirsi in una sala per condividere la visione di un film, con respiri e battiti che si sincronizzano, rappresenta un’espressione universale e profondamente toccante di solidarietà”.

Il legame tra Cannes e il cinema sudcoreano è solido da decenni. Nel 2002 il premio per la miglior regia andò a Im Kwon-taek per Strokes of Fire. Nel 2019 Bong Joon-ho conquistò la Palma d’Oro con Parasite, diventando poi il primo regista coreano a trionfare agli Oscar come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior film internazionale.

Nel corso degli anni, la Croisette ha inoltre ospitato numerosi autori della nuova generazione sudcoreana, tra cui Hong Sang-soo, Kim Ki-duk e Lee Chang-dong, contribuendo a consolidare la centralità della Corea del Sud nel panorama cinematografico mondiale. 


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