cillian muphy in peaky blinders: the immortal man

Peaky Blinders: The Immortal Man, il destino di Tommy era segnato fin dall’inizio

Peaky Blinders: The Immortal Man svela il destino di Tommy Shelby: tra guerra, trauma e redenzione, il finale chiude il suo viaggio.

Lo sceneggiatore di Peaky Blinders: The Immortal Man lo dice senza mezzi termini: il destino di Tommy Shelby era segnato fin dall’inizio. Eppure definirlo semplicemente “destino” è riduttivo. Più che una fine inevitabile, quella del protagonista interpretato da Cillian Murphy rappresenta la naturale conclusione di un percorso costruito con coerenza fin dalle prime battute della serie creata da Steven Knight.

Qui la RECENSIONE: Peaky Blinders: The Immortal Man, recensione: la consacrazione di un mito

Non lasciatevi ingannare dal titolo: The Immortal Man non racconta l’immortalità di un uomo, ma il suo rapporto unico con la morte. Tommy Shelby non è mai stato un eroe tradizionale, bensì un sopravvissuto. O meglio, un uomo che si è sempre considerato già morto. Come riportato da Entertainment Weekly, Knight ha spiegato che alla base del personaggio c’era proprio questa idea: qualcuno a cui non importa vivere o morire. Ed è questa apparente indifferenza a diventare il suo vero “superpotere”.

Le radici di questa visione risalgono alla Prima Guerra Mondiale, quando Tommy e suo fratello, intrappolati nella terra di nessuno, erano convinti che la fine fosse arrivata. Cantano In the Bleak Midwinter… e poi sopravvivono. Da quel momento, tutto ciò che segue viene percepito come tempo rubato, un’estensione inattesa dell’esistenza: una seconda vita da vivere senza paura, perché il peggio è già accaduto.

Questa filosofia accompagna Tommy per sei stagioni e culmina nel film, dove il tempo — finalmente — presenta il conto. All’inizio di The Immortal Man lo troviamo lontano da Birmingham, intento a costruire una fragile normalità in campagna. Ma la pace è solo apparente: il peso delle sue azioni, in particolare la morte del fratello Arthur (Paul Anderson), continua a perseguitarlo. I capelli grigi, fortemente voluti da Murphy, non sono un semplice dettaglio estetico, ma il segno visibile di un uomo consumato dal tempo e dai rimorsi.

Il ritorno all’azione è innescato da Kaulo, enigmatica regina zingara interpretata da Rebecca Ferguson, che lo convince a tornare a Birmingham per aiutare suo figlio Duke (Barry Keoghan), ormai su una strada pericolosa. Ma la tragedia colpisce ancora: la morte di Ada (Sophie Rundle) riaccende in Tommy una furia che credevamo sopita.

Da qui prende forma l’ultimo piano. Armi, esplosivi e strategia: tutto ciò che ha sempre definito Tommy Shelby torna in scena per un’ultima, disperata missione. Eppure il cuore del film non è la vendetta, bensì il confronto finale con sé stesso. In una sequenza altamente simbolica, Tommy abbandona i suoi abiti eleganti e torna nei tunnel sotterranei, affrontando i traumi della guerra. È un ritorno alle origini, al luogo in cui è stato forgiato. Affrontare quella paura significa, finalmente, chiudere il cerchio.

Il confronto con Beckett (Tim Roth) segna l’ultimo atto. Tommy salva suo figlio, vendica la sua famiglia…e poi si lascia andare. Muore tra le braccia di Duke, in una scena priva di spettacolarità, ma carica di significato.

Ed è qui che risiede la vera forza del finale: non una sconfitta, ma una liberazione. Tommy Shelby, l’uomo che si credeva morto da anni, trova finalmente pace. Non perché ha vinto, ma perché ha smesso di combattere, dal momento che The Immortal Man parla di ciò che resta quando si vive troppo a lungo con la morte dentro, e della quiete che arriva solo quando si trova il coraggio di lasciarla andare.


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