Pedro Pascal racconta Behemoth!, la sfida del violoncello, gli anni di gavetta a Hollywood e cosa aspettarsi da Avengers: Doomsday.
Prima di diventare uno degli attori più amati dal pubblico, Pedro Pascal ha trascorso vent’anni tra piccoli ruoli a teatro e in televisione, aspettando l’occasione giusta per dimostrare il proprio talento. Oggi, a 51 anni, è protagonista di Behemoth!, il nuovo film scritto e diretto da Tony Gilroy, che definisce l’esperienza più difficile e gratificante della sua carriera. Per interpretare Alex Serian, un violoncellista che torna a Los Angeles dopo vent’anni trascorsi in tournée, Pascal svela di aver iniziato a studiare lo strumento prima ancora di firmare il contratto. “Se poteste sentirmi, pensereste che sto uccidendo un animale”, scherza, ricordando la fatica necessaria per imparare a suonarlo in modo convincente.
In un’intervista a Variety, l’attore ha ripercorso il lavoro sul film, gli anni trascorsi in attesa della svolta professionale e le difficoltà da affrontare per costruire una carriera, parlando anche di De Noche, il prossimo film di Todd Haynes, anticipando una battuta del suo personaggio in Avengers: Doomsday e condividendo alcuni ricordi personali.
L’incontro con Gilroy risale alla fine di luglio 2025, quando i due si sono trovati a pranzo per discutere del ruolo. In vista delle riprese, previste a Los Angeles dalla fine di ottobre e poi a Vienna, Pascal aveva già contattato i violoncellisti Timothy Loo e Charlie Tyler per iniziare a studiare lo strumento, sfruttando durante la lavorazione ogni pausa pranzo, giornata più breve e fine settimana per esercitarsi.
“È stato un lavoro di sincronizzazione labiale estremamente intenso, incredibilmente difficile. Mi sono sentito in difficoltà per tutto il tempo”, racconta. Coordinare l’archetto, la diteggiatura, le posizioni delle mani e il vibrato richiede anni di pratica, anche per musicisti esperti. Nonostante le difficoltà, Pascal considera Behemoth! la sua esperienza cinematografica preferita. “Mi manca Behemoth! più di qualsiasi altra cosa che abbia mai fatto. Mi manca il personaggio”.
Il protagonista è un violoncellista di talento, capace di esprimersi attraverso la musica ma in difficoltà nelle relazioni personali. Prodotto da Searchlight Pictures e presentato in anteprima al New York Film Festival il 2 ottobre, Behemoth! arriverà nelle sale il 4 dicembre. Il film si allontana dalle convenzioni più prevedibili del dramma musicale, lasciando che il significato della storia emerga gradualmente.
Lavorare con Gilroy ha permesso a Pascal di confrontarsi con un autore capace di intrecciare musica classica e personaggi complessi in una narrazione innovativa. L’attore cita anche Dolores Claiborne, il film del 1995 scritto da Gilroy, come esempio della capacità dello sceneggiatore di affrontare questioni importanti senza rinunciare all’intelligenza narrativa. “È come una scuola, in un certo senso”, spiega Pascal, riferendosi alle storie personali del regista, che spingono il pubblico a interrogarsi sulla propria esistenza.
Interpretare Alex ha richiesto a Pascal un approccio diverso dal solito: abituato a parlare molto, ha dovuto affidarsi soprattutto ai gesti e alle espressioni per dare voce a un uomo riservato. “Mi è piaciuto più di qualsiasi altra cosa abbia mai fatto. Immagino perché ci sono meno battute da imparare”, dice ridendo. Nel film, la musica permette ad Alex di esprimere ciò che non riesce a dire agli altri. Pascal si è riconosciuto nella sua natura nomade e nella capacità di adattarsi alle situazioni per sopravvivere, pur sentendosi diverso da lui nel modo di comunicare.
Sul set, Gilroy gli ha lasciato grande libertà, senza chiedergli di discutere in anticipo ogni scelta interpretativa. I suoi interventi erano ridotti a suggerimenti minimi, come la possibilità di aggiungere un sorriso. “È stata una danza di fiducia affascinante”, dice Pascal. Tra gli interpreti, lo ha colpito Olivia Wilde, il cui personaggio considera uno dei più interessanti della sceneggiatura. “Il fatto che avessimo Olivia è stato, come direbbe Tony, un segno del destino. È entrata in scena e ha spaccato tutto”.
Pascal ricorda anche il lavoro con la costumista Mary Zophres, con cui ha discusso ogni dettaglio dell’abbigliamento del protagonista. La camicia bianca e il papillon che indossa in una delle scene gli danno, scherza, un’aria da James Bond. L’attore sottolinea inoltre il contributo dell’intera troupe, dalla fotografia alla scenografia, ricordando una scena ambientata a Chicago ma girata nel centro di Los Angeles, trasformato in una città investita da una bufera di neve.
Prima di raggiungere la notorietà, Pascal ha trascorso circa vent’anni interpretando piccoli ruoli a teatro e in televisione. La svolta è arrivata a 39 anni, grazie a Il Trono di Spade, che gli ha aperto la strada a produzioni come The Mandalorian e The Last of Us. Ripensando alla propria carriera, l’attore pensa alle esperienze che già gli mancano, dalle rappresentazioni teatrali ai giorni trascorsi sul set di The Last of Us in Alberta, fino alle riprese di Behemoth!.
“Un giorno ripenserai a tutto questo, quindi vivi appieno il presente, perché basteranno un paio d’anni per sentire la mancanza di tutto ciò. Fai attenzione. Goditelo”, dice. A chi sta ancora cercando la propria strada consiglia di non sentirsi obbligato a diventare qualcuno di diverso per soddisfare le aspettative degli altri. “Se ti svegli ogni giorno e ci provi, e a volte questo significa non fare assolutamente nulla, ma hai un’intenzione precisa dietro a ciò che persegui, ami quello che stai facendo e lo stai facendo a modo tuo, allora sei esattamente dove dovresti essere. Abbi fiducia in questo”.
Il percorso, però, richiede sacrifici. “Bisogna mangiare merda e sopportarne tanta. Fa parte del gioco”. Per Pascal, affrontare le difficoltà insegna anche a rispettare gli altri e a riconoscere il valore della generosità, alla quale attribuisce una parte fondamentale del proprio successo. “Non sarei qui se non fosse per la generosità di chi mi è stato vicino. Lo devo a tutte le persone che fanno parte della mia vita”.
La popolarità ha trasformato Pascal in una presenza amatissima sui social media, dove molti fan lo considerano una sorta di fidanzato ideale. Questo, però, non gli rende più difficile interpretare personaggi lontani dalla sua personalità. L’attore affronta il mestiere soprattutto attraverso la drammaturgia, facendo affidamento sulla formazione teatrale e sugli anni trascorsi nella Labyrinth Theater Company di New York. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra la propria interpretazione e le aspettative del pubblico, soprattutto quando si lavora a progetti molto amati come quelli dell’universo Marvel o a trasposizioni di videogiochi che hanno già una comunità di appassionati.
“Bisogna accettare di non poter soddisfare le aspettative di tutti, ma bisogna tenerne conto”, afferma. Rispettare il materiale originale e chi lo ama resta importante, senza rinunciare alla propria interpretazione.
Tra i progetti più attesi c’è Avengers: Doomsday. Quando gli viene chiesto di rivelare una battuta del film pronunciata dal suo personaggio, Pascal evita di ripetere quella già presente nel trailer e si limita a dire: “È bello rivederti”.
Parlando di De Noche, il film di Todd Haynes, Pascal lo descrive come un progetto speciale, legato a Behemoth! da una particolare vicinanza emotiva. A suo parere, entrambi erano film che dovevano essere realizzati e per i quali si sono presentate occasioni difficili da cogliere. “Per me, era un film che doveva essere fatto, un film di Todd Haynes che doveva essere fatto, proprio come questo è un film di Tony Gilroy che doveva essere fatto”.
Pascal manda poi un messaggio all’amico Kieran Culkin, con cui condivide i ricordi delle riprese di The Last of Us e delle occasioni promozionali legate a Succession. Convinto che probabilmente non ascolterà l’intervista, decide di rivolgersi direttamente a lui: “Vieni qui, Kieran. Coccoliamoci”.
L’attore ha condiviso alcune curiosità personali. Da bambino veniva chiamato Pepelo e, se fosse cresciuto in Cile, sarebbe stato Papelo. Da piccolo amava le Cabbage Patch Kids, una passione che oggi lo sorprende, mentre non si pente di essersi appassionato in seguito ai Garbage Pail Kids.
Per il karaoke sceglierebbe La Bamba, cantata finora soltanto per alcuni amici. Un tempo sapeva fare il giocoliere, ma ha perso questa capacità; è invece ancora orgoglioso di saper fare bene il bucato. Il suo gelato preferito è quello al cioccolato di Häagen-Dazs, seguito da biscotti e crema. Tra gli oggetti a cui è più legato c’è un regalo della madre.
Se potesse scegliere un film o una serie in cui recitare, opterebbe per Ragazzi perduti o Twin Peaks. Il personaggio di fantasia in cui si riconosce di più è Ingemar, protagonista di La mia vita da cane di Lasse Hallström. Quanto al consiglio più importante che abbia mai ricevuto o dato, ne sceglie uno che considera quasi scontato, ma fondamentale: “Sii fedele a te stesso”, una frase di Shakespeare.






