pillion - amore senza frreni

Pillion – Amore senza freni, la recensione: un amore che corre a tutta velocità

Pillion – Amore senza freni è una storia d’amore audace e delicata, che tra potere, desiderio e libertà, corre veloce verso la scoperta di sé.

Cosa accade quando il romanticismo più classico incontra il rombo dei motori, il cuoio nero e le dinamiche del desiderio più estremo? Harry Lighton, al suo esordio nel lungometraggio dopo essersi fatto notare nel mondo del cinema indipendente con una serie di cortometraggi,  parte proprio da questa collisione apparentemente impossibile per sorprendere, disarmare e, contro ogni previsione, emozionare con Pillion – Amore senza freni.

Attraverso la storia d’amore tra il timido e introverso Colin (Harry Melling), e il carismatico e affascinante leader di un gruppo di bikers, Ray (Alexander Skarsgård), con quest’ultimo del ruolo del padrone e il primo i quello del devotissimo sottomesso, Leighton, muovendosi tra audacia cruda e delicatezza profonda, trasforma una relazione BDSM, in un percorso di formazione sentimentale privo di moralismi e compiacimenti che cambierà entrambi.

Cuore, potere e libertà                                    

Ci sono relazioni che sembrano sbilanciate, dove ruoli e meccanismi di dominio stabiliscono fin all’inizio chi guida e chi segue, e da cui, sorprendentemente, può nascere un’esperienza condivisa di profonda crescita personale, silenzioso ascolto, fiducia e trasformazione, proprio come tra Colin e Ray.

Un cammino che esplora il consenso come atto consapevole richiedendo attenzione e responsabilità emotiva, trovando una forma concreta nel BDSM, che in Pillion diventa un vero linguaggio affettivo.

Attraverso regole e gesti, i due protagonisti riescono infatti a dare voce a desideri, paure e bisogni che faticano a trovare parole, in un contesto in cui il potere smette di essere semplice dominio, con Ray, che pur esercitando il controllo, deve prendersi cura e rispettare i limiti di Colin il quale, nonostante scelga la sottomissione, non rinuncia all’autonomia, scoprendo quella dimensione di libertà in cui il desiderio diventa affermazione di sé.

Una presa di coscienza e risveglio che porterà Colin, dalla timidezza e insicurezza iniziali, posture chiuse  cosante paura del giudizio, a una nuova consapevolezza del proprio corpo e delle proprie necessità, con la sottomissione che annulla l’identità, ma diventa uno strumento di introspezione, per interrogare e ridefinire i propri limiti.

In questo senso, Pillion – Amore senza freni sfida molti stereotipi sia del genere romantico sia della rappresentazione del BDSM, mostrando che la forza risiede nella capacità di scegliere, esporsi e accettare la propria vulnerabilità, facendo emergere quel “bisogno di essere visti”, con Colin che trova in Ray qualcuno che lo riconosce senza cercare fondamentalmente di cambiarlo, e Ray confrontarsi con la propria fragilità, mettendo in discussione l’immagine di leader invincibile.

Il rapporto diventa così uno specchio reciproco, in cui Colin e Ray sono chiamati a rinegoziare la propria identità, mentre l’amore non è mai idealizzato: è imperfetto, costruito con compromessi, momenti di ironia e inevitabili contrasti che lo rendono autentico ed empatico. Evitando ogni esibizionismo, Pillion – Amore senza freni mette sempre al centro la maturazione dei personaggi, con le scene più esplicite che raccontano l’intimità restituendo il desiderio come libertà, e l’amore come conoscenza reciproca, per imparare a riconoscere l’altro e soprattutto se stessi.

Uno sguardo nuovo sul desiderio, corpo e anima

Harry Lighton fa un esordio dall’inaspettata solidità con PILLION – Amore senza freni, dimostrando una particolare sensibilità registica avvicinandosi ai personaggi con uno sguardo rispettoso senza mai invaderli e giudicarli. Anche quando il film si addentra nel complesso territorio del BDSM, Lighton sceglie l’ascolto e la curiosità, lasciando che siano i corpi e le emozioni a parlare.

L’ambientazione nel ruvido e maschile mondo dei motociclisti di strada amplifica questo approccio, diventando un potente contrappunto visivo ed emotivo alla timidezza e all’interiorità di Colin, in un continuo gioco di contrasti che arricchisce e stratifica il racconto.

La sceneggiatura, liberamente ispirata al romanzo cult Box Hill di Adam Mars-Jones e premiata a Cannes nella sezione Un Certain Regard, ha dialoghi affilati ma mai artificiosi, capaci di alternare leggerezza, ironia e profondità emotiva, con i momenti più espliciti integrati nel percorso dei personaggi.

Ma ad affermare la voce originale di PILLION – Amore senza freni, sono senza alcun dubbio le intense interpretazioni. Alexander Skarsgård è magnetico nel ruolo di Ray: carismatico, dominante, ma mai ridotto a una maschera di potere, sotto la sicurezza ostentata emergono crepe, esitazioni e un bisogno di controllo che tradisce una profonda paura di perdersi. Harry Melling, dal canto suo, delinea un Colin dalla spiazzante dolcezza, con sguardi bassi, silenzi carichi di significato che si trasformano, scena dopo scena, in una commovente apertura al mondo. Non sorprende, dunque, che entrambi siano approdati alle longlist dei BAFTA Film Awards 2026, insieme al film e al suo casting.

Un debutto che lascia il segno

PILLION – Amore senza freni è una commedia romantica atipica, esplicita ma incredibilmente lieve, che riesce nell’impresa non scontata di parlare di BDSM con grazia e cuore. Un debutto per Lighton tenero e ribelle, proprio come i suoi protagonisti, che corre a tutta velocità ma sa fermarsi quando conta davvero.

Non si tratta di una storia sul desiderio in sé, ma sul coraggio di accettarsi e di lasciarsi amare, anche quando l’amore assume forme inattese e non tutti sono disposti a comprenderlo. Il rischio è che molti, guardando il film, si fermino al primo strato: all’apparenza o allo scandalo, frenati da una presunta apertura mentale che crolla di fronte ai numerosi tabù ancora profondamente radicati. PILLION – Amore senza freni invece invita a scardinare questi pregiudizi, per capire una visione del sentimento che non ha dei confini definiti.

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Emanuela Giuliani

Il Voto della Redazione:

8


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